«La carta forno può essere cancerogena se contiene PFAS» allarme dei medici

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La carta da forno è uno strumento quasi onnipresente nelle nostre cucine, apprezzato per la sua praticità nel prevenire che i cibi si attacchino durante la cottura.
Tuttavia, ricerche scientifiche recenti, basate su studi di laboratorio, hanno sollevato interrogativi sulla sicurezza di alcuni di questi prodotti, in particolare per il possibile rilascio di sostanze chimiche come PFAS, i composti poli- e perfluoroalchilici, e esteri organofosforici.

Che cosa sono i Pfas e perché sono un problema

I PFAS rappresentano un vasto gruppo di sostanze chimiche di sintesi, utilizzate in molti prodotti di uso comune grazie alla loro capacità di rendere i materiali resistenti all’acqua, ai grassi e alle alte temperature. Nel contesto della carta da forno, possono essere impiegati per migliorare l’effetto antiaderente e la resistenza ai liquidi.
Il problema principale legato ai PFAS è che sono composti noti come “inquinanti eterni” a causa della loro estrema persistenza nell’ambiente e nell’organismo umano. La letteratura scientifica internazionale, in particolare quella tossicologica ed epidemiologica, ha associato l’esposizione cronica e prolungata a queste sostanze a potenziali effetti negativi sulla salute.
Questi includono, in via non esaustiva, l’interferenza con il sistema immunitario, che può rendere l’organismo più vulnerabile alle infezioni, la possibilità di disfunzioni tiroidee e l’associazione con problemi epatici. In alcuni studi si è osservata anche una correlazione con un aumentato rischio di alcune forme tumorali, sebbene il quadro completo richieda ulteriori approfondimenti.

Il rischio durante la cottura

Biscotti infornati su carta da forno

Credit: Canva

Il meccanismo che preoccupa è la possibile migrazione di queste sostanze dalla carta all’alimento durante il processo di cottura. Le ricerche indicano che il calore, specialmente a temperature elevate come quelle raggiunte comunemente nei forni domestici o nelle friggitrici ad aria, può favorire il rilascio di composti chimici.
Alcuni studi hanno rilevato una migrazione significativa di PFAS e altre sostanze, come gli OPE (interferenti endocrini), dalla carta al cibo quando si superano determinate soglie di temperatura, anche inferiori ai 200 gradi Celsius.
È importante sottolineare che la quantità di sostanze rilasciate dipende dal tipo specifico di carta da forno e dal produttore.

Come minimizzare i rischi

La prima e più importante strategia per tutelare la propria salute è quella di prestare molta attenzione alle etichette dei prodotti.

  1. Cercare prodotti che riportino in modo chiaro la dicitura “PFAS-free” o “senza PFAS”, che garantiscono l’assenza di questi trattamenti fluorurati.
  2. Controllare le temperature massime di utilizzo indicate dal produttore e non superarle mai. Superare la temperatura limite aumenta notevolmente il rischio di cessione di sostanze.
  3. Evitare di riutilizzare la carta da forno. Lo stress termico e l’usura possono compromettere l’integrità del materiale, favorendo il rilascio di composti chimici.
  4. Considerare l’uso di alternative, come i tappetini in silicone alimentare certificato, anch’essi antiaderenti e riutilizzabili, oppure semplicemente ungere leggermente le teglie con oli vegetali.
  5. Quando si utilizzano preparazioni ricche di grassi o molto acide, è bene ricordare che questi fattori possono accelerare ulteriormente il processo di migrazione delle sostanze chimiche dai materiali a contatto con gli alimenti.

In sintesi, la preoccupazione non riguarda la carta da forno in assoluto, ma specifici prodotti che possono contenere sostanze chimiche persistenti e potenzialmente nocive. La prevenzione passa attraverso la lettura attenta dell’etichetta e l’adozione di metodi di cottura più consapevoli.

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