Ti gira la testa appena ti alzi? La causa è in questo movimento

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Il capogiro che arriva al momento di alzarsi dal letto diventa più comune con gli anni. Una delle cause possibili è l’ipotensione ortostatica, cioè un calo della pressione nel passaggio in piedi, e la sua frequenza aumenta con l’età. Compiere 60 anni, però, non è una soglia oltre la quale il sintomo diventa normale. L’età, da sola, non dice da dove venga quel capogiro.

Lo stesso momento della giornata può corrispondere a due problemi diversi, che richiedono valutazioni differenti. Ciò che li separa è il movimento che fa partire il disturbo: mettersi in piedi oppure muovere la testa, per esempio girandosi nel letto. Accanto a entrambi esistono poi segnali meno frequenti, che vanno riconosciuti subito perché cambiano completamente il livello di urgenza.

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Mettersi in piedi o girare la testa

Quando il capogiro, o la sensazione di stare per svenire, compare nel passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta, il quadro è compatibile con un calo della pressione legato alla postura. Il disturbo è collegato al cambio di posizione del corpo e si presenta mentre ti tiri su.

Diverso è il caso di brevi episodi provocati dal girarsi nel letto o da altri movimenti della testa. Questo schema è compatibile con la vertigine parossistica posizionale benigna, abbreviata in VPPB, un disturbo che nasce nell’orecchio interno. In una persona anziana la VPPB può manifestarsi soprattutto come instabilità, senza la classica sensazione che la stanza giri.

Questi due schemi aiutano a orientarsi, ma non bastano per un’autodiagnosi. Un capogiro al mattino non equivale automaticamente a pressione bassa, e girarsi nel letto non significa per forza VPPB. Prima di capire quale delle due strade seguire, però, conviene sapere quando la domanda giusta è un’altra.

Quando il capogiro non può aspettare

Se il capogiro arriva insieme ad altri disturbi improvvisi, la priorità diventa escludere un possibile ictus. I segnali che richiedono assistenza d’emergenza sono:

Non sono prove certe di ictus, ma segnali d’allarme. Se spariscono dopo pochi minuti, il rischio resta: può trattarsi di un attacco ischemico transitorio, un episodio che va valutato con la stessa urgenza. In questi casi chiama subito il 112, senza aspettare una visita programmata e senza metterti alla guida per raggiungere l’ospedale.

La perdita di coscienza segue un percorso proprio. Richiede una valutazione clinica iniziale, con domande sull’episodio, visita ed elettrocardiogramma. Se si associa a una condizione medica seria è indicata la valutazione in ospedale. Ricovero e accertamenti dipendono da ciò che emerge in quel primo esame, perché molti episodi si gestiscono senza ricovero.

Capogiri che si ripetono senza questi segnali vanno riferiti al medico. A quel punto la prima cosa da verificare è spesso la pressione, misurata nel modo giusto.

La pressione va misurata nel cambio di posizione

L’ipotensione ortostatica è una variazione della pressione, non semplicemente una pressione bassa. Si parla della forma classica quando, entro tre minuti dal passaggio in piedi, la sistolica (la “massima”) scende in modo persistente di almeno 20 mmHg, oppure la diastolica (la “minima”) di almeno 10 mmHg.

Per verificarlo, un protocollo clinico prevede una prima misurazione dopo cinque minuti da sdraiati, poi altre due dopo uno e dopo tre minuti in piedi. Un risultato nella norma è utile ma non chiude la questione: esistono forme che compaiono subito dopo l’alzata o più tardi, e il protocollo standard può non rilevarle.

Il medico valuta anche i farmaci che prendi, compresi quelli non prescritti per la pressione. Il rapporto fra ipertensione, terapia e capogiri è complesso, e sospendere di propria iniziativa gli antipertensivi non è la risposta raccomandata. Lo stesso vale per l’aumento di sale o acqua: le prove di beneficio sui sintomi sono deboli e il sale può far salire la pressione da sdraiati.

Nel frattempo, se hai capogiri quando cambi posizione, le indicazioni di sicurezza sono semplici. Conviene alzarsi dal letto gradualmente, sedersi prima sul bordo, avere un appoggio a portata di mano e restare fermi finché il capogiro non passa. Sono precauzioni che riducono il pericolo del momento, mentre la causa va comunque cercata.

Quando il disturbo nasce dai movimenti della testa

Per la VPPB la diagnosi passa da un esame preciso. Per la forma più comune, quella del canale posteriore dell’orecchio interno, è raccomandato il test di Dix-Hallpike: un professionista sposta la testa e il corpo in posizioni definite e osserva se compaiono la vertigine e i movimenti tipici degli occhi.

Nella VPPB correttamente diagnosticata il trattamento raccomandato è la manovra di Epley, una sequenza guidata di posizioni della testa. In cinque studi con 273 partecipanti i sintomi si erano risolti nel 56% delle persone trattate, contro il 21% di chi aveva ricevuto una manovra simulata o nessun trattamento. Il beneficio è documentato soprattutto a breve termine.

Questo risultato vale per quella specifica forma di VPPB. La manovra serve poco per altri tipi di vertigine e non sostituisce la diagnosi, quindi non va usata come esercizio universale da provare a casa.

Per questo, quando ne parli con il medico, l’informazione più utile riguarda il momento in cui il capogiro compare: mentre ti metti in piedi, oppure mentre giri la testa da sdraiato. Contano anche la durata e gli eventuali disturbi che lo accompagnano. Sono questi dettagli, più dell’età, a indicare quale delle due strade seguire.

Fonti

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