7 abitudini quotidiane che aiutano il cervello dopo i 70 anni

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È bene chiarirlo subito:

non esistono abitudini che “ringiovaniscono” il cervello o che prevengono con certezza la demenza.

Tuttavia, sulla base di grandi studi osservazionali, trial di intervento sullo stile di vita e linee guida internazionali, sappiamo che alcune abitudini quotidiane sono associate a un miglior mantenimento delle funzioni cognitive e a un minor declino nel tempo. Nulla di miracoloso, ma molto di concreto.

Muoversi regolarmente, anche senza fare sport

Coppia dubbiosa di fronte a scarpe da corsa, sudoku e mirtilli

L’attività fisica è uno degli interventi più solidamente supportati dalle evidenze. Studi longitudinali mostrano che camminare regolarmente, anche a passo moderato, è associato a migliori prestazioni cognitive e a un minor rischio di declino.

Le linee guida consigliano almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata, adattata alle condizioni individuali. Non serve fare sport intensi, la costanza conta più dell’intensità.

Per approfondire: Quanto devi muoverti davvero? Meno di quanto pensi

Seguire un’alimentazione semplice e di tipo mediterraneo

L’alimentazione mediterranea, ricca di verdura, frutta, legumi, pesce, cereali integrali e olio d’oliva, è associata a un minor rischio di deterioramento cognitivo.

Le evidenze suggeriscono che non esiste un singolo alimento “per il cervello”, ma un modello alimentare complessivo che riduce infiammazione, rischio vascolare e stress ossidativo.

Per approfondire: Un esempio chiaro di menù di dieta mediterranea

Dormire a sufficienza, ma senza ossessioni

Dopo i 70 anni il sonno cambia fisiologicamente. Dormire meno ore non è di per sé patologico. Tuttavia, sia il sonno troppo breve sia quello molto frammentato sono associati a peggiori performance cognitive.

Le raccomandazioni parlano di circa 7 ore di sonno, con una buona regolarità degli orari. I farmaci per dormire non migliorano la salute cerebrale e vanno usati con estrema cautela.

Per approfondire: Quante ore sarebbe bene dormire per notte dopo i 65 anni?

Mantenere relazioni sociali attive

L’isolamento sociale è uno dei fattori più fortemente associati a declino cognitivo e depressione nell’anziano. Frequentare altre persone, parlare, condividere attività stimola molte funzioni cognitive contemporaneamente.

Anche una socialità semplice e regolare ha effetti positivi documentati.

Tenere il cervello attivo, senza “giochini miracolosi”

Leggere, scrivere, imparare cose nuove, suonare uno strumento o svolgere attività che richiedono attenzione e memoria è associato a una migliore riserva cognitiva.

I cosiddetti brain games commerciali non hanno dimostrato benefici superiori rispetto alle normali attività cognitive della vita quotidiana.

Per approfondire: Riduzione del rischio di demenza: questo è meglio dei cruciverba

Controllare i fattori di rischio cardiovascolare

Ipertensione, diabete, colesterolo elevato e fumo danneggiano anche il cervello. La salute cerebrale e quella vascolare sono strettamente collegate.

Tenere sotto controllo questi fattori non previene solo infarti e ictus, ma contribuisce anche a preservare le funzioni cognitive.

Accettare i cambiamenti senza medicalizzarli

Un certo rallentamento mentale con l’età è fisiologico. L’ansia e la preoccupazione eccessiva per ogni dimenticanza peggiorano attenzione e memoria.

La letteratura mostra che un atteggiamento realistico e non catastrofico è associato a migliori performance cognitive.

In conclusione

Dopo i 70 anni non esistono scorciatoie per il cervello. Movimento, alimentazione equilibrata, relazioni, sonno adeguato e controllo dei fattori di rischio sono gli strumenti migliori che la medicina evidence-based può offrire oggi. Semplici, poco spettacolari, ma solidi.

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