West Nile, 770 casi e 61 morti in Italia: perché può restare invisibile

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La notizia in breve

In Italia, dall’inizio della sorveglianza estiva, sono stati registrati 770 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell’uomo, a fronte dei 754 del monitoraggio precedente. Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di sanità (Iss), tra le infezioni confermate 411 si sono manifestate nella forma neuroinvasiva, 257 come febbre e cinque con altri sintomi, con un totale di 61 decessi notificati. La presenza del virus è stata riscontrata in 88 province di 20 Regioni. L’Iss segnala che molte infezioni decorrono in modo asintomatico e vengono rilevate tramite i controlli sulle donazioni di sangue.

Dal primo gennaio al 13 ottobre 2026, la rete di sorveglianza nazionale ha inoltre contato 357 casi confermati di Dengue, senza alcun decesso. I casi autoctoni sono 70, legati a cinque focolai locali e a un singolo episodio non correlato epidemiologicamente. I casi rimanenti sono associati a soggiorni all’estero, con le Maldive segnalate come luogo di esposizione nel 52% delle notifiche.

Il bollettino riporta infine 30 casi confermati di Chikungunya, senza decessi, e quattro casi di virus Zika, tutti contratti durante viaggi all’estero e anch’essi registrati senza esiti letali.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Due famiglie di virus, due zanzare diverse

West Nile, dengue, chikungunya e Zika sono arbovirus, virus trasmessi da artropodi, in questo caso zanzare. Le somiglianze però finiscono qui: i cicli di trasmissione sono diversi e spiegano perché alcuni casi nascono in Italia e altri vengono contratti all’estero.

Il West Nile circola stabilmente tra uccelli selvatici e zanzare del genere Culex, le comuni zanzare notturne. L’uomo è un ospite a fondo cieco: si infetta ma non trasmette il virus alle zanzare, quindi il contagio diretto tra persone non avviene. Dengue, chikungunya e Zika invece passano da persona a persona attraverso zanzare del genere Aedes, tra cui la zanzara tigre, ormai diffusa nel nostro Paese.

Perché il West Nile resta spesso invisibile

Nella maggior parte dei casi l’infezione da West Nile non dà sintomi. Una quota minore sviluppa una sindrome febbrile simile all’influenza, con febbre, mal di testa e dolori muscolari. Solo una piccola parte va incontro alla forma neuroinvasiva, cioè meningite, encefalite o paralisi flaccida, il cui rischio cresce con l’età e in chi ha difese immunitarie ridotte.

Questo squilibrio spiega in parte la composizione dei dati di sorveglianza: le forme gravi portano in ospedale e vengono diagnosticate, quelle silenti emergono quasi solo con lo screening delle donazioni di sangue. Il controllo sulle sacche serve proprio a evitare la trasmissione per trasfusione o trapianto. Non esistono antivirali specifici né un vaccino per l’uomo: la cura è di supporto e, nelle forme neurologiche, può richiedere assistenza intensiva.

Dengue, chikungunya e Zika: il ruolo dei viaggi

Per questi virus il meccanismo tipico in Italia è l’importazione. Una persona si infetta in un’area endemica, rientra con il virus nel sangue e, se punta da una zanzara tigre locale, può innescare una catena di trasmissione autoctona, generalmente limitata nel tempo e nello spazio. Per questo i focolai locali si concentrano nei mesi caldi, quando le zanzare sono attive.

Le tre malattie si presentano in modo simile nelle fasi iniziali, con febbre, dolori ed eruzione cutanea, ma hanno profili distinti:

  • la dengue può evolvere raramente in forme gravi con perdita di liquidi dai vasi; il rischio è maggiore in chi incontra un secondo sierotipo diverso dal primo;
  • la chikungunya è caratterizzata da dolori articolari intensi, che in alcune persone persistono per mesi;
  • lo Zika è spesso lieve, ma l’infezione in gravidanza può causare gravi malformazioni cerebrali nel feto; il virus può trasmettersi anche per via sessuale.

Cosa è consolidato e cosa no

È consolidato che la prevenzione si basi soprattutto sul controllo dei vettori, eliminando i ristagni d’acqua dove le larve si sviluppano, e sulla protezione individuale dalle punture. Sulla dengue esistono vaccini con indicazioni specifiche, mentre per West Nile, chikungunya e Zika le opzioni per l’uomo restano limitate o non disponibili nella pratica corrente.

Resta invece oggetto di studio quanto il clima, con estati più lunghe e calde, e i cambiamenti negli spostamenti di persone e animali stiano modificando l’ampiezza e la durata delle stagioni di trasmissione. Le tendenze sono coerenti con questa ipotesi, ma separare il peso dei singoli fattori, sorveglianza più capillare inclusa, non è semplice.

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