Una febbre che non passa, una stanchezza che ti tiene sul divano per giorni, qualche disturbo di stomaco: sintomi comuni, che raramente fanno pensare a una causa precisa. Se però qualche giorno prima c’è stato il morso di una zecca, il medico ha in mente un elenco di infezioni da cercare. Ma che cosa succede quando tutti gli esami risultano negativi? Da questa domanda è partito un gruppo di ricercatori che ha lavorato in alcune zone rurali della Cina. La risposta potrebbe allungare quell’elenco.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Un vuoto diagnostico da colmare
In alcune regioni asiatiche circola una malattia trasmessa dalle zecche chiamata sindrome da febbre grave con trombocitopenia. Il termine indica un calo delle piastrine, le cellule che aiutano il sangue a coagulare. Il virus responsabile è noto, ma in quasi un paziente su tre con il quadro tipico il test risulta negativo. Qualcos’altro, evidentemente, poteva essere coinvolto.
I ricercatori hanno seguito negli ospedali di aree dove queste infezioni sono frequenti oltre 3.100 persone con febbre e un contatto recente con zecche. Hanno usato tecniche capaci di leggere il materiale genetico presente nel sangue per cercare virus sconosciuti. Poi hanno fatto crescere in laboratorio quello che avevano trovato.
Che cosa hanno trovato
È emerso un virus mai descritto prima. È imparentato con altri virus delle zecche, ma è abbastanza diverso da essere considerato una specie a sé. Il nome richiama la zecca che sembra ospitarlo più spesso, la zecca asiatica dal corno lungo. Il virus era presente in circa il 10% dei pazienti, e la quota saliva a circa il 15% tra chi era negativo al virus già conosciuto.
Chi aveva soltanto il nuovo virus mostrava per lo più un quadro simile all’influenza, con stanchezza marcata e disturbi gastrointestinali. In una parte dei casi calavano le piastrine o aumentavano gli enzimi del fegato. Tutti sono guariti senza conseguenze.
Diverso il discorso per 38 persone che avevano entrambi i virus insieme. In questo gruppo i problemi respiratori e renali erano più frequenti rispetto a chi aveva solo il virus noto, e 7 pazienti sono morti. Si tratta di un’associazione osservata su numeri piccoli. Suggerisce che la doppia infezione possa aggravare la malattia, ma da sola non dimostra un rapporto di causa-effetto: anche altri fattori, come l’età o lo stato di salute di partenza, potrebbero aver pesato.
Il ruolo delle zecche
Su oltre 47.000 zecche raccolte in 15 province, il virus è stato trovato in poco più di una su cento. Negli esperimenti di laboratorio la zecca asiatica dal corno lungo è riuscita a conservare il virus nelle diverse fasi della sua vita e a trasmetterlo alle uova. Ha anche infettato dei topi. Questi dati rendono plausibile il contagio umano attraverso il morso, anche se in parte provengono da modelli animali.
Cosa significa per te
Lo studio riguarda aree precise della Cina e non dice nulla sulla presenza del virus altrove. Questa zecca vive soprattutto in Asia orientale ed è stata segnalata anche in alcuni altri Paesi. Per chi vive o fa escursioni in Italia, questi risultati non danno motivo di allarmarsi.
Il messaggio più utile è un altro. Dopo il morso di una zecca, una febbre persistente o una spossatezza insolita meritano una valutazione medica, anche quando i primi esami sono negativi. Vale soprattutto se hai viaggiato in zone dove queste infezioni circolano. Le precauzioni di sempre restano valide: abiti coprenti nell’erba alta, repellenti, un controllo accurato della pelle al rientro e la rimozione rapida di eventuali zecche.
Per i medici e i sistemi sanitari la scoperta apre la strada a test più completi e a una sorveglianza più attenta. Serviranno altri studi per capire quanto sia diffuso questo virus e quanto pesi davvero sulla salute.
Fonte scientifica
Paper originale: A Zoonotic Orthonairovirus from Febrile Patients in China
Rivista: New England Journal of Medicine
DOI: 10.1056/nejmc2602496
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