La notizia in breve
In Italia vi sono 485 mila uomini con tumore della prostata, la forma tumorale più frequente tra i maschi, e nel 2024 sono state stimate circa 40mila nuove diagnosi. Per orientarsi durante il percorso terapeutico, è stata presentata presso il Ministero della Salute la “Carta delle Domande”, promossa dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) e dall’associazione Europa Uomo Italia. Lo strumento sarà distribuito nei centri uro-oncologici coinvolti nella prima esperienza pilota ed è disponibile anche in formato digitale.
Il documento, frutto della collaborazione tra clinici e rappresentanti dei pazienti, raccoglie 30 quesiti focalizzati sulle varie fasi del percorso di cura, inclusi diagnosi, trattamenti, sessualità, continenza e relazione di coppia. Il materiale può essere consultato prima della visita medica per selezionare i temi da affrontare durante il colloquio. Nel testo si segnala inoltre che per i casi con tumore a basso rischio è indicata la sorveglianza attiva con controlli periodici, così da evitare o rinviare trattamenti non necessari mantenendo la possibilità di intervenire se compaiono indicazioni cliniche.
Secondo il presidente della SIUrO, Rolando Maria D’Angelillo, il carcinoma prostatico è una patologia eterogenea che richiede percorsi differenziati, per la quale i progressi diagnostici e terapeutici consentono trattamenti sempre più personalizzati e un maggiore controllo nelle forme avanzate. Il presidente di Europa Uomo Italia, Claudio Talmelli, ha evidenziato che l’emozione o la difficoltà di orientamento possono impedire al paziente di porre domande durante la visita, spiegando che l’iniziativa mira ad aiutarlo a manifestare dubbi e bisogni. La possibilità di porre quesiti e ottenere risposte comprensibili è stata infine definita dagli esperti un elemento essenziale della relazione di cura.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Una malattia con molte facce
Il carcinoma della prostata è una malattia eterogenea: con lo stesso nome si indicano forme che crescono così lentamente da non dare mai problemi nell’arco della vita e forme aggressive, capaci di diffondersi ad altri organi. Per questo la diagnosi è solo il primo passo. Conta soprattutto la stratificazione del rischio, che combina il valore del PSA nel sangue, l’aspetto delle cellule tumorali alla biopsia e l’estensione locale della malattia, spesso valutata anche con la risonanza magnetica.
Da questa classificazione dipende la strategia. Nelle forme localizzate le opzioni principali sono la chirurgia e la radioterapia. Nelle forme avanzate si ricorre a terapie sistemiche, spesso basate sulla riduzione dell’effetto degli ormoni maschili, da cui questo tumore dipende in larga parte per crescere.
La sorveglianza attiva
Per i tumori a basso rischio la sorveglianza attiva è un’opzione riconosciuta dalle principali linee guida. Non significa rinunciare alla cura. Il tumore viene monitorato con controlli programmati del PSA, esami di imaging e, quando necessario, nuove biopsie, e si interviene se compaiono segni di progressione.
Il razionale è evitare il cosiddetto sovratrattamento, cioè esporre a effetti collaterali permanenti persone con una malattia che probabilmente non avrebbe mai inciso sulla loro salute. Resta un margine di incertezza: nessun criterio predice con certezza assoluta il comportamento futuro di un singolo tumore, ed è per questo che il monitoraggio deve essere regolare. Anche il peso psicologico del convivere con una diagnosi non trattata varia molto da persona a persona.
Continenza e sessualità
Chirurgia e radioterapia possono lasciare conseguenze sulla funzione urinaria e sulla funzione erettile, con frequenza e intensità che dipendono dalla tecnica, dall’estensione della malattia e dalle condizioni di partenza del paziente. L’incontinenza dopo l’intervento tende spesso a migliorare nei mesi successivi, anche con la riabilitazione del pavimento pelvico. I disturbi dell’erezione hanno un recupero più variabile e dispongono di diverse opzioni di trattamento.
Le terapie ormonali possono inoltre ridurre il desiderio sessuale e causare stanchezza, vampate, perdita di massa muscolare e ossea. L’attività fisica regolare è considerata utile per contrastare parte di questi effetti e per la salute cardiovascolare, che in questi pazienti merita attenzione.
Perché le domande contano
Spesso esistono più strade clinicamente valide per lo stesso caso, con profili diversi di benefici ed effetti indesiderati. In queste situazioni la medicina parla di decisione condivisa: la scelta tiene conto, oltre che dei dati clinici, delle priorità della persona, per esempio il peso attribuito alla vita sessuale, alla continenza o alla tranquillità di aver rimosso il tumore. Senza un dialogo esplicito queste preferenze rischiano di restare inespresse, e strumenti che aiutano a formulare le domande servono proprio a farle emergere durante il colloquio clinico.
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