La notizia in breve
Il chirurgo ortopedico Giuliano Cerulli ha commentato la decisione del tennista Jannik Sinner di chiudere anticipatamente la stagione agonistica, ritenendo condivisibile la scelta di fermarsi per curarsi: “Anche perché se lui guarisce in tempi ‘rapidi’ e poi ci ricade, potrebbe essere ancora più grave la situazione”. Lo specialista, già direttore dell’istituto di ortopedia al Gemelli di Roma con oltre 30mila interventi all’attivo, ha precisato che la propria opinione non è assoluta, basandosi unicamente sulle informazioni diffuse dai media.
Riguardo al quadro clinico, Cerulli ha dichiarato che “Sembra che l’atleta abbia un problema al tendine rotuleo”, spiegando che tale condizione ostacola la gestualità specifica e aggiungendo che “meno si opera e meglio è, se non in casi di estrema necessità, perché se si toccano i tendini si sa quando si comincia, ma non quando si finisce”. L’esperto ha ricondotto il disturbo il più delle volte a uno squilibrio muscolare da correggere considerando le condizioni e le caratteristiche morfotipiche dell’atleta mediante valutazione biomeccanica. Cerulli ha ipotizzato che il tennista abbia effettuato tali riscontri e optato per un trattamento conservativo, con tempi di recupero estesi in vista della ripresa delle attività l’anno prossimo.

Immagine creata con strumenti di IA
Che cos’è la tendinopatia rotulea
Il tendine rotuleo collega la rotula alla tibia e trasmette la forza del quadricipite durante salti, cambi di direzione, frenate e spinte. Quando questo tessuto riceve sollecitazioni ripetute superiori alla sua capacità di adattamento, può svilupparsi una tendinopatia, nota anche come “ginocchio del saltatore”. È frequente negli sport con molti gesti esplosivi, tennis compreso.
Oggi il consenso clinico la descrive soprattutto come un problema di sovraccarico e di riparazione inefficace, più che come una semplice infiammazione. Il tendine va incontro a modifiche della sua struttura interna: le fibre di collagene diventano meno ordinate e il tessuto perde parte della sua resistenza meccanica.
Come si manifesta
Il sintomo tipico è il dolore localizzato appena sotto la rotula, legato al carico. Spesso compare all’inizio dell’attività, può attenuarsi con il riscaldamento e ripresentarsi a fine sforzo o il giorno dopo. Nelle fasi più avanzate il dolore limita la prestazione e, nei casi più seri, anche i gesti quotidiani come salire le scale.
La diagnosi è prevalentemente clinica. Ecografia e risonanza magnetica aiutano a valutare lo stato del tendine, anche se l’aspetto alle immagini non corrisponde sempre all’intensità dei sintomi.
Come si affronta
Il trattamento conservativo è considerato il cardine della gestione. Si basa sulla modulazione del carico, cioè ridurre le attività che provocano dolore senza fermare del tutto il tendine, e su programmi di esercizi di rinforzo progressivo, che rappresentano l’intervento con le basi più solide. Il tendine si adatta lentamente, per questo i tempi di recupero si misurano spesso in mesi e il ritorno allo sport avviene per gradi.
Rientra nella valutazione anche la biomeccanica: forza e controllo di anca, quadricipite e polpaccio, mobilità della caviglia, tecnica di atterraggio e caratteristiche individuali dell’atleta possono influire su come il carico si distribuisce sul ginocchio. La chirurgia è in genere riservata ai casi che non rispondono a un percorso conservativo ben condotto.
Cosa resta incerto
Su diverse terapie complementari, come le onde d’urto o le infiltrazioni di vario tipo, le evidenze sono discordanti e non c’è un consenso netto sulla loro efficacia. Anche i criteri precisi per stabilire quando un tendine è pronto a tornare ai carichi agonistici non sono del tutto standardizzati. La recidiva rimane una preoccupazione concreta, soprattutto quando la ripresa è troppo rapida rispetto all’adattamento del tessuto.
Il ruolo della preparazione
Sul piano della prevenzione c’è un ampio accordo sull’importanza della gestione del carico di allenamento: evitare aumenti bruschi di volume e intensità, alternare stimoli e recupero, curare il sonno e il riposo tra le sessioni. Una preparazione fisica che sviluppi in modo equilibrato forza, potenza, coordinazione e resistenza, adattata alle richieste specifiche della disciplina, è ritenuta uno dei fattori che rendono i tendini più tolleranti alle sollecitazioni ripetute.
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