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La notizia in breve
La Croce Rossa Italiana e la Lega Calcio Serie A, con il supporto di Fassa Bortolo, hanno siglato una collaborazione per la stagione sportiva 2026/2027 finalizzata alla diffusione delle manovre salvavita. Il programma prevede la formazione di atleti, staff tecnici e dipendenti su rianimazione cardiopolmonare, utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno (Dae), manovre di disostruzione in età adulta e pediatrica, principi generali di primo soccorso e corretta attivazione dei numeri di Emergenza Urgenza.
L’iniziativa, denominata ‘Allenati a salvare, scendi in campo per la vita’, coinvolgerà i calciatori della Prima Squadra e della Primavera, gli staff tecnici e sanitari, il personale dei 20 Club di Serie A e i dipendenti della Lega. Le sessioni formative saranno gestite dai Comitati territoriali della Croce Rossa Italiana attraverso moduli rivolti a classi di massimo 40 partecipanti.
Il progetto unisce la missione della Croce Rossa Italiana nell’ambito della salute e della sicurezza con le finalità di ‘Calcio Social Responsibility’ della Lega, volte a sensibilizzare la collettività sulla prevenzione e sulla gestione tempestiva delle emergenze. Oltre a preparare atleti e staff a intervenire in caso di malori durante l’attività sportiva, il percorso formativo mira a “uscire dal campo di gioco” per estendere la sensibilizzazione a tifosi e famiglie.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cos’è l’arresto cardiaco improvviso
L’arresto cardiaco è l’interruzione improvvisa dell’attività di pompa del cuore. Nella maggior parte dei casi nasce da un’aritmia grave, come la fibrillazione ventricolare: il muscolo cardiaco si contrae in modo caotico e il sangue smette di circolare. La persona perde coscienza in pochi secondi e non respira più normalmente. Talvolta compaiono atti respiratori irregolari e rumorosi, il cosiddetto respiro agonico, che possono essere scambiati per un segno di vita.
Il cervello tollera molto male la mancanza di ossigeno. Per questo il fattore decisivo è il tempo: con il passare dei minuti senza intervento, la probabilità di sopravvivere e di non riportare danni neurologici si riduce rapidamente.
La catena della sopravvivenza
Il consenso clinico descrive l’intervento come una sequenza di anelli: riconoscere l’emergenza e allertare i soccorsi, iniziare subito la rianimazione cardiopolmonare, defibrillare il prima possibile, affidare la persona al soccorso avanzato. I primi tre anelli dipendono quasi sempre da chi si trova sul posto, perché i mezzi di emergenza hanno bisogno di tempo per arrivare.
Le compressioni toraciche non fanno ripartire il cuore, ma mantengono un flusso minimo di sangue verso cervello e cuore, guadagnando tempo prezioso. Il defibrillatore semiautomatico analizza da solo il ritmo cardiaco ed eroga la scarica solo se il ritmo è trattabile con l’elettricità. È progettato per essere usato da non sanitari, con istruzioni vocali.
Il caso dello sport
Negli atleti giovani l’arresto cardiaco è un evento raro. Quando accade, è spesso legato a malattie cardiache strutturali o elettriche rimaste silenti, oppure, più raramente, a un trauma diretto al torace in un momento critico del ciclo cardiaco. Lo screening medico-sportivo riduce il rischio ma non può azzerarlo: alcune condizioni sfuggono agli esami di routine.
Negli adulti della popolazione generale, invece, la causa più frequente è la malattia coronarica. Su questa incidono in modo consolidato fattori modificabili come fumo, ipertensione, sedentarietà, colesterolo elevato e diabete.
L’ostruzione delle vie aeree
Il soffocamento da corpo estraneo è un’emergenza diversa, ma con la stessa urgenza. Se l’ostruzione è parziale, la persona riesce ancora a tossire e a emettere suoni; se è completa, non riesce a parlare né a respirare. Le manovre di disostruzione cambiano con l’età, perché l’anatomia di lattanti e bambini piccoli richiede tecniche diverse da quelle usate negli adulti.
Cosa resta incerto
È accertato che l’intervento dei presenti migliora gli esiti. Resta più aperto il tema della conservazione delle competenze: le abilità pratiche tendono a ridursi nel tempo senza esercitazione, e non c’è un accordo pieno su quanto spesso sia ottimale ripeterle. Un altro ostacolo frequente è il timore di nuocere. Nella valutazione clinica, però, il rischio di lesioni da compressioni è considerato nettamente inferiore al rischio di non intervenire.
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