Senti i sapori a metà? Finalmente sappiamo cosa succede sulla lingua

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Bere il caffè al mattino senza coglierne l’aroma o cenare con gli amici avvertendo solo una sensazione piatta in bocca sono esperienze più comuni di quanto si pensi. Per la grande maggioranza delle persone che hanno contratto il COVID-19, l’alterazione dei sapori è stata una parentesi fastidiosa ma breve. Esiste però chi continua a convivere con una perdita del gusto persistente anche a distanza di oltre un anno dall’infezione. Questa condizione toglie piacere alla tavola, altera l’appetito e genera frustrazione, soprattutto quando il problema fatica a essere inquadrato. Un nuovo studio ha cercato di fare chiarezza analizzando direttamente il tessuto della lingua per capire se a questi sintomi corrispondano alterazioni biologiche misurabili.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Cosa succede davvero sulla lingua

I ricercatori hanno valutato 28 adulti non ospedalizzati che lamentavano disturbi gustativi da più di un anno dal test positivo, con una media di circa 21 mesi. Per avere dati oggettivi, i partecipanti sono stati sottoposti a un test specifico del gusto capace di misurare la sensibilità ai cinque sapori fondamentali: dolce, salato, acido, amaro e umami, ossia il gusto saporito tipico del glutammato o dei cibi proteici. In 20 volontari è stato anche prelevato un piccolo campione di papille gustative per analizzarne la struttura al microscopio e l’attività di alcuni geni.

I test hanno mostrato un dato interessante: sebbene tutti riferissero un problema, solo tre persone avevano una riduzione grave e generalizzata di tutta la capacità gustativa. Undici partecipanti mostravano invece la perdita totale di singoli sapori, mentre gli altri gusti rimanevano intatti.

Un difetto selettivo nei segnali cellulari

Scendendo a livello microscopico, lo studio ha rivelato che l’architettura generale delle papille gustative e i nervi collegati erano in gran parte conservati, senza tracce residue del virus nei tessuti. Il problema sembra risiedere piuttosto in uno specifico meccanismo di comunicazione cellulare. I sapori più frequentemente compromessi erano il dolce, l’amaro e l’umami, mentre la percezione del salato e dell’acido risultava meno colpita.

Questa differenza ha una spiegazione biologica precisa. I recettori per il dolce, l’amaro e l’umami dipendono da una particolare proteina di segnalazione chiamata PLCβ2, che agisce come un interruttore per trasmettere il messaggio chimico dal cibo ai nervi. Nelle papille dei partecipanti con i deficit più marcati, i ricercatori hanno trovato livelli ridotti dell’RNA messaggero che produce questa proteina, insieme a occasionali anomalie nell’organizzazione di alcune cellule sensoriali. L’acido e il salato usano invece canali diversi sulla lingua e per questo restano spesso preservati.

Limiti della ricerca e cosa significa per te

Questi risultati offrono una conferma biologica importante per chi soffre di disturbi prolungati post-virali. Se dopo molti mesi senti che i cibi hanno un sapore strano o incompleto, non è autosuggestione: può esserci una reale difficoltà delle cellule della lingua nel tradurre alcuni specifici segnali chimici, anche se le papille si rinnovano continuamente.

Bisogna però leggere i dati con la giusta cautela. Lo studio ha coinvolto un campione molto piccolo di persone, in gran parte donne, osservate in un unico momento nel tempo e senza un gruppo di controllo seguito in parallelo. I risultati mostrano una correlazione tra la carenza di specifiche molecole e il sintomo, ma non spiegano ancora con certezza la causa scatenante, che potrebbe legarsi a una memoria infiammatoria locale.

Sul piano pratico questa scoperta non fornisce ancora una terapia farmacologica per riattivare i recettori spenti. Sapere che alcuni sapori utilizzano vie rimaste intatte può però aiutarti nella gestione quotidiana dell’alimentazione: se fatichi a percepire il dolce o il saporito, giocare in cucina con le note acide, come il succo di limone o l’aceto, e con le consistenze dei cibi può rendere i pasti più gradevoli, evitando di eccedere con il sale o lo zucchero nel tentativo di sentire più gusto.

Fonte scientifica

Paper originale: Taste dysfunction in long COVID
Rivista: Chemical Senses
DOI: 10.1093/chemse/bjaf068

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