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La notizia in breve
Al congresso nazionale della Società italiana dell’obesità (Sio WiP – Obesità work in progress), a Palermo, con il contributo dell’azienda farmaceutica Lilly, si è discusso dell’obesità come malattia cronica e progressiva che necessita di diagnosi tempestive, trattamenti appropriati e una presa in carico continuativa.
Al centro dei lavori vi è il superamento dei trattamenti standardizzati verso percorsi personalizzati basati su evidenze scientifiche e sulle caratteristiche individuali. L’evoluzione della ricerca sulle incretine, passata dalle prime terapie a base di liraglutide a semaglutide e tirzepatide, ha modificato lo scenario clinico intervenendo sui meccanismi di fame, sazietà e metabolismo. La disponibilità di nuove opzioni farmacologiche richiede una valutazione del singolo paziente che consideri efficacia, sicurezza, tollerabilità, patologie associate e sostenibilità a lungo termine.
L’approccio discusso punta a integrare l’innovazione farmacologica in una presa in carico multidisciplinare focalizzata sulla persona complessiva e non solo sul dato ponderale. Questo passaggio, sintetizzato nell’orientamento dalla ‘cura uguale per tutti’ alla ‘cura giusta per ciascuno’, mira a garantire continuità assistenziale contrastando al contempo stigma e semplificazioni.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Perché si parla di malattia cronica
Considerare l’obesità una malattia cronica e recidivante significa riconoscere che l’eccesso di tessuto adiposo non dipende solo da scelte individuali. Intervengono fattori genetici, ormonali, ambientali, psicologici e sociali. L’organismo tende inoltre a “difendere” il peso raggiunto: dopo un dimagrimento aumentano i segnali di fame e si riduce il dispendio energetico, e per questo il recupero del peso è frequente.
Il tessuto adiposo in eccesso, soprattutto quello viscerale, non è un deposito inerte. Produce sostanze infiammatorie e ormonali che favoriscono diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, steatosi epatica, apnee notturne, problemi articolari e alcuni tumori. È anche per questo che la valutazione clinica guarda oltre il solo numero sulla bilancia.
Come agiscono le terapie basate sulle incretine
Le incretine sono ormoni prodotti dall’intestino dopo i pasti. Stimolano il pancreas a rilasciare insulina in modo proporzionale alla glicemia, rallentano lo svuotamento dello stomaco e agiscono sui centri cerebrali che regolano fame e sazietà. I farmaci di questa classe ne imitano l’azione: alcuni agiscono su un solo recettore, altri su più bersagli ormonali contemporaneamente.
Nella pratica si traducono in una riduzione dell’appetito e dell’introito calorico. Gli effetti indesiderati più comuni sono gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea o stitichezza, e tendono ad attenuarsi nel tempo. Esistono controindicazioni e situazioni che richiedono cautela, motivo per cui la prescrizione si basa su una valutazione medica individuale.
Cosa significa personalizzare
Personalizzare la cura vuol dire scegliere obiettivi e strumenti in base al profilo di ciascuno: entità dell’eccesso ponderale, malattie associate, età, storia clinica, tollerabilità, aspetti psicologici. Accanto ai farmaci, il ventaglio comprende il supporto nutrizionale, l’attività fisica, la psicoterapia e, in casi selezionati, la chirurgia bariatrica.
La presa in carico multidisciplinare coinvolge figure diverse, tra cui endocrinologi, dietisti, psicologi e medici di medicina generale. Il razionale è che una condizione cronica richiede un monitoraggio continuativo, non un intervento isolato.
Stile di vita e stigma
Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato e gestione dello stress restano la base di qualsiasi percorso. Anche con i farmaci il loro ruolo non viene meno: l’esercizio, in particolare quello di forza, aiuta a preservare la massa muscolare durante il calo di peso.
Lo stigma legato al peso è riconosciuto come un ostacolo clinico concreto. Può scoraggiare l’accesso alle cure, peggiorare il benessere psicologico e favorire comportamenti alimentari disfunzionali.
Cosa resta incerto
È ormai noto che, alla sospensione dei farmaci, il peso tende in molti casi a risalire. Questo apre interrogativi sulla durata ottimale delle terapie e sulla loro sostenibilità, anche economica. I dati di sicurezza a lunghissimo termine si stanno ancora accumulando, così come le conoscenze su quali pazienti traggano il beneficio maggiore da ciascuna opzione.
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