Morbillo, 472 casi in Italia nei primi 5 mesi: oltre il 90% non era vaccinato

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La notizia in breve

Nei primi 5 mesi del 2026 in Italia sono stati confermati 472 casi di morbillo, rispetto ai 322 del 2025. Il quadro potrebbe aggravarsi se venissero confermati i 609 casi al momento definiti “possibili e probabili”, secondo quanto emerge da un’analisi epidemiologica diffusa dal ministero della Salute.

Dopo l’aumento iniziato nell’autunno 2023, nel 2024 sono stati notificati 1.045 casi (946 confermati in laboratorio), a cui è seguita nel 2025 una flessione a 497 casi confermati. Oltre il 90% dei contagi si è verificato tra persone non vaccinate e quasi il 6% tra chi aveva ricevuto una sola dose.

Nel 2026 la ripresa della trasmissione risulta marcata soprattutto in alcune Regioni: la Calabria è passata dai 17 casi del 2025 ai 265 del 2026, la Campania da 18 a 100, il Lazio da 47 a 54 e la Toscana da 6 a 49.

Resta insufficiente la copertura vaccinale: al 2024 nessuna Regione o Provincia autonoma raggiungeva la soglia raccomandata del 95% con due dosi, indicata come necessaria per interrompere la circolazione del virus. Le percentuali più basse si registrano in Sicilia (67,88%), Campania (71,89%) e Provincia Autonoma di Bolzano (73,69%).

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché il morbillo torna a circolare

I dati dei primi cinque mesi del 2026 indicano una ripresa del morbillo: 472 casi confermati, contro 322 nello stesso quadro riportato per il 2025, con altri 609 casi ancora classificati come possibili o probabili. La distribuzione molto disomogenea tra le Regioni è compatibile con la presenza di comunità nelle quali il virus trova un numero sufficiente di persone suscettibili per generare focolai.

Il morbillo è un’infezione virale estremamente contagiosa, trasmessa principalmente attraverso le secrezioni respiratorie. In genere si manifesta con febbre, tosse, infiammazione delle vie respiratorie e una caratteristica eruzione cutanea, ma non è sempre una malattia priva di conseguenze: può causare complicazioni respiratorie, neurologiche e, più raramente, esiti gravi.

Il ruolo della copertura vaccinale

Il dato epidemiologicamente più significativo è che oltre il 90% dei contagi ha interessato persone non vaccinate, mentre quasi il 6% riguardava persone che avevano ricevuto una sola dose. Questo non dimostra che ogni singolo caso sia evitabile, ma conferma un principio consolidato: due dosi offrono una protezione più completa e duratura rispetto a un ciclo incompleto.

Per interrompere stabilmente la trasmissione non basta una buona media nazionale. È necessario che la copertura sia elevata e uniforme anche nei singoli territori, perché sacche locali di popolazione non immunizzata possono sostenere la circolazione del virus. Nel 2024 nessuna Regione o Provincia autonoma raggiungeva con due dosi la soglia raccomandata del 95%, mentre Sicilia, Campania e Provincia autonoma di Bolzano presentavano i valori più bassi.

Protezione individuale e collettiva

La vaccinazione agisce su due livelli. Riduce la probabilità che la persona vaccinata contragga la malattia e limita le catene di trasmissione, proteggendo indirettamente anche chi non può essere vaccinato o non sviluppa una risposta immunitaria sufficiente.

I casi possibili e probabili non possono essere sommati automaticamente a quelli confermati, perché richiedono verifiche cliniche, epidemiologiche o di laboratorio. Il segnale complessivo resta però chiaro: il morbillo tende a riemergere quando la copertura è insufficiente o disomogenea, e può diffondersi rapidamente anche dopo periodi di apparente flessione.

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