Mangiare 2 ore dopo l’intervento: cosa cambia con il protocollo Eras

Ultima modifica

La notizia in breve

Le evidenze scientifiche del protocollo Eras, confermate dai dati dell’Irccs di Negrar e illustrate al congresso della Perioperative Italian Society a Verona, mostrano che riprendere a mangiare 2 ore dopo un intervento chirurgico riduce le complicanze, accorcia la degenza e riduce la necessità di anestesia, migliorando il recupero.

L’ospedale veronese, già centro formatore per la chirurgia bariatrica e colo-rettale, ha ottenuto una doppia certificazione Eras: per la chirurgia senologica, con complicanze più che dimezzate e degenza media ridotta di un giorno, e per la chirurgia toracica, con l’azzeramento delle complicanze severe. Giacomo Ruffo, direttore della Chirurgia generale del Negrar e presidente del congresso, ha dichiarato: “La ripresa precoce dell’alimentazione stimola la motilità intestinale e contrasta il meccanismo con cui l’organismo, se privato di nutrienti, inizia a ‘smontare’ i propri muscoli per procurarsi energia”.

Marco Catarci, presidente di Eras Italia, ha sottolineato che il protocollo, nato oltre 25 anni fa, riduce la risposta infiammatoria dovuta all’intervento ed evita giorni di infusioni endovenose tornando prima alla nutrizione per via naturale. Riguardo alla sostenibilità dell’intero percorso operatorio, Nicola Menestrina, anestesista e referente Eras al Negrar, ha spiegato che la cosiddetta “anestesia green” prevede la riduzione dell’uso di gas anestetici inalatori, salvo se necessari per motivi medici, e la limitazione dei materiali monouso.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cos’è il recupero Eras

L’Eras non coincide con la sola alimentazione a due ore dall’intervento, ma è un percorso perioperatorio coordinato. Comprende preparazione prima della chirurgia, anestesia calibrata, controllo del dolore e della nausea, riduzione delle infusioni non necessarie, mobilizzazione e nutrizione precoci.

L’obiettivo è contenere lo stress provocato dall’operazione senza compromettere la sicurezza. L’efficacia dipende quindi dall’applicazione congiunta delle diverse misure e dalla collaborazione tra chirurghi, anestesisti, infermieri, nutrizionisti e fisioterapisti.

Perché l’alimentazione precoce può aiutare

Dopo un intervento l’organismo attiva una risposta infiammatoria e metabolica che aumenta il consumo delle riserve energetiche. Se l’assenza di nutrienti si prolunga, può accentuarsi il catabolismo muscolare, cioè l’utilizzo delle proteine dei muscoli per sostenere le necessità dell’organismo.

Quando è clinicamente possibile, riprendere presto l’alimentazione per via naturale contribuisce a mantenere attivo l’intestino e a preservare la funzione muscolare. Può inoltre limitare il ricorso prolungato alle infusioni endovenose, che restano comunque indispensabili quando la via orale non è praticabile.

Il principio non va interpretato come una regola rigida valida per ogni operazione. Tempi e modalità dipendono dal tipo di chirurgia, dalle condizioni della persona, dal recupero dall’anestesia e dalla presenza di nausea, vomito, difficoltà a deglutire o rallentamento intestinale.

Recupero rapido non significa dimissione affrettata

La riduzione della degenza è una possibile conseguenza di un decorso più favorevole, non il fine isolato del protocollo. Prima della dimissione contano la stabilità clinica, il controllo del dolore, la capacità di alimentarsi e muoversi e l’assenza di complicanze che richiedano osservazione ospedaliera.

Anche la diminuzione del carico anestesiologico non significa rinunciare all’anestesia necessaria. Si tratta piuttosto di scegliere tecniche e quantità proporzionate, integrare differenti modalità di controllo del dolore e ridurre gli effetti che possono ostacolare la ripresa, come sedazione prolungata, nausea e immobilità.

Il significato dell’anestesia green

La sostenibilità ambientale riguarda soprattutto la selezione dei gas anestetici, la gestione dei materiali e la riduzione degli sprechi. Alcuni anestetici inalatori hanno un impatto climatico rilevante, ma la loro sostituzione deve restare subordinata alle esigenze cliniche.

Lo stesso equilibrio vale per i dispositivi monouso: limitarli può ridurre rifiuti e consumo di risorse, purché sterilità, controllo delle infezioni e sicurezza non vengano compromessi. In questo ambito le soluzioni dipendono anche dall’organizzazione delle sale operatorie e dalla possibilità di riutilizzare o riciclare i materiali in modo controllato.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza