Lampedusa: il mistero degli 82 migranti intossicati e la scoperta del Centro Antiveleni di Pavia

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Tra il 2024 e il 2025, 82 persone arrivate a Lampedusa lungo la rotta del Mediterraneo centrale hanno sviluppato una grave metemoglobinemia, una rara intossicazione che compromette la capacità del sangue di trasportare ossigeno.

Due pazienti sono morti nella fase acuta. In 38 si è successivamente sviluppata un’anemia emolitica che ha richiesto trasfusioni. I livelli di metemoglobina hanno raggiunto in alcuni casi il 68% e il 90% dei pazienti ha dovuto ricevere il blu di metilene, l’antidoto utilizzato per trattare questa condizione.

Ora un’indagine pubblicata sul New England Journal of Medicine, condotta grazie alla preziosa opera di analisi dei ricercatori del Centro Antiveleni Maugeri Pavia – CNIT,  ha individuato quella che appare essere la causa: la N-metilanilina, una sostanza presente nel carburante delle imbarcazioni.

Quando il sangue non riesce più a trasportare ossigeno

L’emoglobina contenuta nei globuli rossi trasporta normalmente l’ossigeno dai polmoni ai tessuti.

Nella metemoglobinemia una parte dell’emoglobina viene però trasformata in una forma alterata, incapace di svolgere adeguatamente questo compito. Quando la quantità aumenta molto possono comparire colorazione bluastra della pelle, difficoltà respiratoria, debolezza, alterazioni dello stato di coscienza e, nelle forme più gravi, danni agli organi e morte.

È una condizione rara. Ed è proprio questo ad aver attirato l’attenzione dei sanitari di Lampedusa, che hanno iniziato a osservare più pazienti con quadri simili.

Il carburante era l’indizio, ma non bastava

Ricercatrice del Centro Antiveleni di Pavia

C’era un elemento comune: durante la traversata molti pazienti erano rimasti a lungo a contatto con carburante. Alcuni presentavano ustioni della pelle o un forte odore di benzina.

Ma c’era un problema: la benzina normalmente non provoca metemoglobinemia.

Questa incongruenza ha spinto il Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e i laboratori coinvolti a cercare una sostanza diversa, eventualmente presente nel carburante.

Le analisi dei campioni biologici hanno così rilevato N-metilanilina o suoi metaboliti nei pazienti esaminati. Successivamente, analisi approfondite sul carburante di una delle imbarcazioni hanno confermato la presenza della stessa sostanza.

La N-metilanilina è un composto utilizzato come additivo per migliorare le prestazioni dei carburanti e può essere assorbito anche attraverso la pelle.

Ed è qui che le condizioni della traversata diventano decisive.

Su imbarcazioni sovraffollate, eventuali perdite di carburante possono mescolarsi con l’acqua di mare accumulata sul fondo. Le persone possono rimanere per ore o giorni a contatto diretto con questa miscela, talvolta parzialmente immerse. Una situazione capace di produrre un’esposizione cutanea prolungata alla sostanza.

Una diagnosi che ha cambiato anche le cure

Capire che cosa stava succedendo non ha avuto soltanto valore scientifico.

Il blu di metilene inizialmente non era disponibile direttamente a Lampedusa. Dopo il riconoscimento del problema è stato stoccato sull’isola e 63 pazienti hanno potuto ricevere la prima dose prima del trasferimento negli ospedali siciliani.

Nel momento di massima concentrazione, tra il 19 e il 22 ottobre 2025, furono osservati 41 casi in appena quattro giorni, tanto da richiedere anche l’attivazione della Scorta Nazionale Antidoti e Farmaci del Ministero della Salute.

Che cosa possiamo davvero concludere

La ricostruzione è convincente: esiste un meccanismo tossicologico compatibile, i pazienti erano stati esposti al carburante, la N-metilanilina è stata rilevata nei campioni biologici e poi identificata anche nel carburante.

Possiamo quindi considerarla la spiegazione più plausibile dell’epidemia di metemoglobinemia.

C’è però un limite importante.

Lo studio chiarisce che cosa ha probabilmente causato l’intossicazione, ma non stabilisce chi abbia prodotto quel carburante, dove sia stato rifornito, quando sia stata aggiunta la N-metilanilina né chi sia responsabile della sua presenza.

Sono domande legittime, ma richiedono prove diverse.

La lezione scientifica, per ora, è un’altra: condizioni di viaggio estreme possono creare esposizioni tossicologiche insolite e difficili da riconoscere. In questo caso, collegare tra loro casi apparentemente separati ha permesso non soltanto di trovare una causa, ma anche di modificare rapidamente la gestione dell’emergenza.

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