Demenza e peso: la scoperta sulla sopravvivenza che non ti aspetti

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Quando in famiglia arriva una diagnosi di demenza, le domande si accumulano in fretta: quanto tempo resta, come cambierà la vita di tutti i giorni, che cosa si può fare per stare meglio. In mezzo a tante preoccupazioni c’è un aspetto che raramente finisce al centro della conversazione: il peso corporeo e il modo in cui cambia. Un nuovo studio offre uno spunto su questo tema, con un risultato che a prima vista può sembrare contraddittorio.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa hanno osservato i ricercatori

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati di un ampio campione di adulti statunitensi con più di 50 anni. Di questi, 4.523 persone hanno ricevuto nel tempo una diagnosi di demenza. Per ciascuna è stato considerato l’indice di massa corporea, cioè il rapporto tra peso e altezza che si usa per distinguere normopeso, sovrappeso e obesità, misurato proprio nel momento della diagnosi. Poi si è osservato per quanto tempo queste persone sono sopravvissute.

È uno studio osservazionale: nessuno ha cambiato abitudini o ricevuto trattamenti. I ricercatori hanno registrato ciò che accadeva e hanno confrontato i gruppi, tenendo conto di età, condizioni sociali, fumo e altre malattie presenti.

Un risultato controcorrente

Rispetto a chi era normopeso, chi alla diagnosi risultava in sovrappeso aveva un rischio di morte più basso di circa il 16% nel periodo considerato. Con un’obesità di primo grado la riduzione saliva al 27%, mentre con valori di indice pari o superiori a 35 era intorno al 22%.

Il dato può spiazzare, perché nella popolazione generale l’eccesso di peso è legato a più malattie cardiovascolari, diabete e mortalità. Eppure in età avanzata e in presenza di malattie croniche non è la prima volta che emerge un’associazione di questo tipo.

Perché è difficile interpretarlo

Un legame statistico non dimostra una causa. Una spiegazione possibile è che la demenza cominci a far perdere peso anni prima di essere riconosciuta: chi appare normopeso alla diagnosi potrebbe essere già dimagrito a causa della malattia, e quindi più fragile. Ci sono anche distorsioni legate al fatto di aver studiato solo chi ha sviluppato demenza e chi è vissuto abbastanza a lungo da riceverne la diagnosi.

I ricercatori hanno condotto analisi specifiche e non hanno trovato che questi fattori spieghino gran parte del risultato. Si tratta però di controlli statistici, non di una prova definitiva. Le ipotesi biologiche, come una maggiore riserva di energia per i periodi in cui si mangia poco o una massa muscolare più abbondante, restano da verificare.

Che cosa portare a casa

Questo studio non dice che una persona con demenza debba prendere peso, né che il sovrappeso protegga. Nessuno ha verificato che cosa succede aumentando il peso di proposito, e l’indice di massa corporea non distingue tra grasso e muscolo.

Il messaggio più ragionevole riguarda l’attenzione al dimagrimento non voluto. La demenza può ridurre l’appetito, rendere difficile mangiare da soli, far dimenticare i pasti. Se ti prendi cura di un familiare, notare che i vestiti diventano larghi o che i piatti restano pieni è un’informazione preziosa da condividere con il medico, che può valutare un supporto nutrizionale adatto.

Per i professionisti il peso alla diagnosi potrebbe diventare uno dei tanti elementi utili a capire come evolverà la situazione, accanto ad altri. Ricorda infine che i dati provengono da una popolazione statunitense e da un solo studio: è un tassello in più, non una regola valida per tutti.

Fonte scientifica

Paper originale: Body mass index and mortality in incident dementia.
Rivista: Journal of Alzheimer’s disease : JAD
DOI: 10.1177/13872877261491694

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