Basta muoversi per evitare la demenza? No, non è così semplice

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Quando si parla di demenza, spesso immaginiamo una malattia legata soprattutto all’età avanzata e a stili di vita sedentari. Ma la realtà è più complessa. Un nuovo studio su due popolazioni indigene della Bolivia suggerisce che anche in comunità con una vita molto attiva e basata sulla sussistenza possono comparire nuovi casi di demenza con una frequenza non lontana da quella osservata in Paesi industrializzati. Quello che cambia, semmai, è quante persone vivono a lungo con la malattia.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa ha studiato la ricerca

I ricercatori hanno seguito nel tempo adulti più anziani appartenenti a due gruppi indigeni amazzonici, con uno stile di vita in gran parte tradizionale. L’obiettivo era capire non solo quante persone avessero la demenza in un dato momento, ma soprattutto quanti nuovi casi comparissero nel corso degli anni.

Questa distinzione è importante. La prevalenza dice quante persone convivono con una malattia in un certo momento. L’incidenza indica invece quanti nuovi casi si sviluppano nel tempo. Sono due misure diverse, e possono raccontare storie molto diverse sulla salute di una popolazione.

Lo studio ha rivalutato 730 persone, con un’età media di circa 67 anni, a distanza di quasi cinque anni dalla prima valutazione. Le diagnosi sono state adattate al contesto culturale e linguistico, un punto essenziale quando si studiano popolazioni poco rappresentate nella ricerca.

I risultati principali

Nel periodo osservato sono emersi 22 nuovi casi di demenza. Nel complesso, il tasso di nuovi casi è risultato modestamente basso, ma non così distante da quello riportato in molte popolazioni occidentali. Eppure la quota totale di persone che vivevano con la demenza è rimasta inferiore al 2%.

Come si spiega questa apparente contraddizione? Secondo i dati, una parte della risposta sta nella sopravvivenza più breve dopo la diagnosi. Le persone che avevano già la demenza all’inizio dello studio avevano una mortalità più alta rispetto a quelle senza problemi cognitivi.

In analisi esplorative, alcuni segnali biologici e vascolari sono risultati associati ai nuovi casi, mentre indicatori più tipicamente legati all’Alzheimer non hanno mostrato un legame chiaro. Questo non prova che l’Alzheimer non sia presente, ma suggerisce che in queste comunità potrebbe avere un peso importante anche il danno ai vasi sanguigni.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Per chi legge da fuori, il messaggio più utile è questo: una bassa prevalenza non significa necessariamente un basso rischio individuale. Se in una popolazione poche persone convivono con la demenza, il motivo può essere che la malattia è rara, ma anche che chi la sviluppa vive meno a lungo dopo l’esordio.

C’è anche un altro punto importante. L’idea che basti uno stile di vita attivo per azzerare il rischio di declino cognitivo non è supportata da questo studio. Movimento, alimentazione e salute cardiovascolare restano fattori molto rilevanti, ma il cervello invecchia dentro un insieme più ampio di condizioni: accesso alle cure, infezioni, carico fisico, fragilità generale, contesto sociale.

Che cosa non possiamo concludere

Questo lavoro non dimostra un rapporto di causa-effetto tra specifici fattori e demenza. I casi erano pochi, quindi i risultati vanno letti con prudenza. Le analisi sui marcatori biologici sono interessanti, ma ancora preliminari.

Non possiamo neppure trasformare questi dati in consigli pratici diretti per tutti. Le popolazioni studiate hanno caratteristiche molto particolari, e il confronto con Europa o Stati Uniti resta imperfetto.

Il punto da portare a casa è più sobrio ma utile: la demenza non ha un’unica faccia, e la sua diffusione dipende anche da quanto a lungo le persone sopravvivono con la malattia. Per la vita quotidiana, questo rafforza un messaggio già solido: proteggere la salute cardiovascolare, curare pressione, diabete, sonno e attività fisica ha senso per molte ragioni, compresa la salute del cervello. Ma un singolo studio, da solo, non basta per riscrivere quello che sappiamo.

Fonte scientifica

Paper originale: Incidence of dementia and mild cognitive impairment in two Indigenous Bolivian cohorts.
Rivista: Alzheimer’s & dementia : the journal of the Alzheimer’s Association
DOI: 10.1002/alz.71750

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