Bari, neonato di 45 giorni salvo dalla sindrome emolitico-uremica

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La notizia in breve

Un neonato di 45 giorni di vita è stato salvato all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari da una sindrome emolitico-uremica causata da un’infezione da escherichia-coli. Il piccolo era giunto nella struttura in condizioni molto critiche, superate grazie all’intervento congiunto dei reparti di Rianimazione e Nefrologia pediatrica, che hanno effettuato manovre rianimatorie invasive ad elevata complessità e dialisi intensiva quotidiana. Attualmente il paziente è fuori pericolo e sarà dimesso a breve.

Le indagini epidemiologiche condotte dall’unità operativa di Igiene del Policlinico di Bari e confermate dall’Istituto Superiore di Sanità indicano che il neonato non ha assunto direttamente alimenti contaminati. Si suppone pertanto che l’infezione sia avvenuta per trasmissione interumana, probabilmente verificatasi dopo il consumo di latte crudo.

Cristian Mirabile, direttore del reparto di Rianimazione pediatrica, ha spiegato che “Non risultano descritti casi di sindrome emolitico-uremica in bambini di età così precoce e i pochi casi presenti in letteratura hanno avuto esito infausto”. Riguardo alla dinamica del contagio, Mario Giordano, direttore della Nefrologia pediatrica, ha dichiarato che la trasmissione interumana dell’infezione “rende necessario estendere l’attenzione anche ai comportamenti alimentari degli adulti che entrano in stretto contatto con neonati e bambini piccoli”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa accade nella sindrome emolitico-uremica

La sindrome emolitico-uremica può comparire come complicanza di un’infezione intestinale causata da particolari ceppi di Escherichia coli che producono una tossina. La tossina danneggia soprattutto i piccoli vasi sanguigni: i globuli rossi si rompono, le piastrine diminuiscono e i reni possono perdere rapidamente la capacità di funzionare. È una condizione rara, ma particolarmente rilevante in età pediatrica.

L’infezione può manifestarsi inizialmente con diarrea e dolore addominale; in alcuni casi la diarrea contiene sangue. Quando si sviluppa la sindrome, il danno renale può accompagnarsi a una riduzione della produzione di urina e richiedere cure intensive. La dialisi sostiene la funzione dei reni nella fase acuta, mentre il trattamento affronta anche le altre conseguenze della malattia; il recupero richiede una valutazione nel tempo, perché possono persistere problemi renali.

Come può diffondersi l’infezione

I batteri responsabili possono arrivare all’uomo attraverso alimenti contaminati, fra cui il latte crudo, ma anche passare da persona a persona per via oro-fecale: materiale fecale, anche in quantità non visibili, raggiunge la bocca attraverso mani o superfici contaminate. Un adulto infetto può avere sintomi lievi o non averne affatto. Per questo, l’assenza di consumo diretto di un alimento da parte di un bambino non esclude, in generale, una trasmissione indiretta.

La pastorizzazione del latte e l’igiene delle mani sono misure importanti per ridurre il rischio di infezione e di diffusione tra persone a stretto contatto. Resta distinta la conoscenza delle possibili vie di contagio dalla ricostruzione certa della catena di trasmissione in un singolo caso.

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