Smartphone dopo i 60 anni: l’errore che rovina l’umore (e non è il tempo)

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Per molte persone più avanti con l’età, lo smartphone è diventato un filo diretto con figli, nipoti, amici, servizi e informazioni. Ma non tutto l’uso del telefono si assomiglia. Un nuovo studio suggerisce che, tra gli anziani, il modo in cui si usa lo smartphone potrebbe contare più del semplice tempo trascorso sullo schermo, soprattutto quando si guarda al benessere emotivo.

Che cosa ha studiato la ricerca

I ricercatori hanno analizzato i dati di 2585 adulti over 60 che vivevano nella comunità urbana. Hanno valutato i sintomi depressivi con una scala usata spesso negli anziani e hanno misurato anche il rapporto con lo smartphone, compresi segnali di uso problematico o compulsivo.

C’è anche un aspetto interessante nel disegno dello studio: non si sono limitati a cercare una singola associazione. Hanno usato modelli statistici avanzati per capire quali fattori pesavano di più e come si combinavano tra loro. Tra questi c’erano partecipazione sociale, reddito, istruzione, stato civile e preferenze d’uso del telefono, per esempio uso interattivo rispetto a forme più passive di auto-intrattenimento.

I risultati principali

Il dato che emerge con più chiarezza è che un’elevata dipendenza da smartphone era fortemente associata alla depressione. Al contrario, una maggiore preferenza per un uso interattivo, come comunicare con altre persone, risultava collegata a un rischio più basso.

Un altro elemento importante è che la partecipazione sociale è risultata il fattore protettivo più forte. In altre parole, chi rimaneva più inserito nelle relazioni e nelle attività sociali tendeva ad avere meno sintomi depressivi. Lo smartphone, in questo quadro, sembra poter funzionare in due modi diversi: come strumento che mantiene i contatti oppure come rifugio solitario che finisce per sostituirli.

Lo studio ha anche identificato alcuni profili più esposti. Tra questi c’erano persone socialmente ritirate, individui con forte dipendenza digitale e scarso uso interattivo, ma anche un sottogruppo inatteso di uomini non sposati che, pur avendo una certa partecipazione sociale, mostravano un uso poco relazionale del telefono.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Per una persona comune, il messaggio più utile è semplice: non conta solo quanto usi il telefono, ma per cosa lo usi. Guardare contenuti in modo passivo per riempire il tempo non è la stessa cosa che usarlo per sentire qualcuno, condividere foto, videochiamare o organizzare incontri.

Questo vale anche per familiari e caregiver. Se ti occupi di un genitore o di un nonno, può essere più utile favorire abitudini digitali che mantengano il legame con gli altri, invece di puntare solo a ridurre il tempo davanti allo schermo. Un telefono può sostenere l’autonomia e la connessione sociale, ma può anche accentuare il ritiro se diventa un sostituto stabile della relazione.

Cosa non possiamo concludere

Ma questi risultati vanno letti con prudenza. Lo studio è trasversale, cioè fotografa una situazione in un dato momento. Questo significa che non può dire se l’uso problematico dello smartphone favorisca la depressione, se la depressione porti a un uso più isolante del telefono, oppure se le due cose si alimentino a vicenda.

C’è anche un limite di applicabilità: i partecipanti provenivano tutti dalla stessa area urbana e non erano stati selezionati con un campionamento casuale. Per questo non è detto che i risultati valgano allo stesso modo in altri contesti, per esempio in zone rurali o in Paesi diversi.

Che cosa portare a casa

La lezione più ragionevole non è demonizzare lo smartphone. Piuttosto, è ricordare che la qualità dell’uso digitale può fare differenza. Se il telefono aiuta a restare in contatto, a partecipare e a sentirsi parte di una rete, può essere una risorsa. Se invece prende il posto delle relazioni e accompagna l’isolamento, può diventare un segnale da non ignorare.

Non è una prova definitiva, ma è uno spunto concreto: nelle età più avanzate, promuovere connessioni sociali reali e digitali, invece di semplice consumo passivo, sembra una direzione sensata.

Fonte scientifica

Paper originale: Smartphone Addiction, Use Preferences, and Depression Among Older Adults in the Digital Context: Machine Learning Analysis of Survey Data
Rivista: JMIR Aging
DOI: 10.2196/84703

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