La notizia in breve
Nel 2025 i medici di medicina generale hanno prodotto oltre 575 milioni di ricette, per un valore di circa 10 miliardi di euro di spesa farmaceutica lorda convenzionata, in aumento rispetto ai 9,7 miliardi del 2024 a parità indicativa di volumi. Il dato è stato illustrato da Walter Marrocco, coordinatore dell’Area scientifica della Fimmg, a margine del congresso nazionale del sindacato a Villasimius.
Secondo Marrocco, i numeri testimoniano il ruolo del medico di famiglia sul territorio, tenuto allo stesso tempo a “garantire il mantenimento dei conti senza sforare i tetti di previsione della spesa”. Per il sindacato occorre una revisione dei criteri di valutazione: “Dobbiamo passare dall’appropriatezza della singola prescrizione all’appropriatezza dell’intero percorso di cura. Valutare una prescrizione solo sulla base del suo costo significa adottare una scorciatoia contabile”.
L’obiettivo indicato è “superare una logica per compartimenti separati e considerare le ricadute di una scelta terapeutica sulla prevenzione, sulle complicanze e sulle ospedalizzazioni”, misurando l’intervento farmacologico anche in base agli eventi clinici evitati. In questa prospettiva, ha concluso Marrocco, “il medico deve recuperare in autorevolezza il riconoscimento di questa funzione sia verso il Servizio sanitario che verso i cittadini”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Che cosa si intende per appropriatezza prescrittiva
In ambito sanitario, una prescrizione è appropriata quando il farmaco è indicato per quella condizione, è adatto a quel paziente e viene usato alla dose e per la durata corrette. Il concetto riguarda quindi l’efficacia clinica e la sicurezza, oltre al costo. Nella pratica, però, gli strumenti di monitoraggio si concentrano spesso sulla spesa e sui volumi, perché sono i dati più facili da raccogliere e confrontare tra territori.
La distinzione richiamata nella notizia, tra appropriatezza della singola ricetta e appropriatezza del percorso di cura, corrisponde a due modi diversi di guardare lo stesso fenomeno. Il primo valuta ogni prescrizione isolatamente. Il secondo considera l’insieme di diagnosi, terapia, controlli ed esiti nel tempo.
Il peso delle malattie croniche
Gran parte delle prescrizioni della medicina generale riguarda condizioni croniche come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie. In queste patologie la terapia ha spesso uno scopo preventivo: ridurre la probabilità di complicanze come infarto, ictus, insufficienza renale o riacutizzazioni che portano al ricovero. Il beneficio emerge quindi a distanza di anni, mentre il costo del farmaco si registra subito.
Su questo terreno contano anche la continuità della terapia e l’aderenza del paziente, che nelle malattie croniche è un problema riconosciuto. Un trattamento interrotto o assunto in modo irregolare può generare spesa senza produrre il beneficio atteso. Nello stesso percorso rientrano gli interventi sullo stile di vita, come alimentazione, attività fisica e cessazione del fumo, che in molte di queste condizioni hanno un ruolo consolidato accanto ai farmaci.
Argomenti e limiti dei due approcci
Valutare gli esiti clinici evitati ha una solida logica sanitaria. È però difficile da misurare: attribuire un ricovero mancato a una specifica scelta terapeutica richiede dati integrati tra territorio e ospedale, orizzonti temporali lunghi e metodi che tengano conto dei numerosi fattori in gioco. Dove questi sistemi informativi sono incompleti, il rischio è che la valutazione resti teorica.
D’altra parte, i tetti di spesa e il controllo per singola prescrizione rispondono a esigenze reali di sostenibilità. Servono anche a far emergere fenomeni noti alla letteratura clinica, come la politerapia negli anziani, le prescrizioni non più necessarie o l’uso di molecole più costose a parità di efficacia. Una prescrizione in più non equivale automaticamente a più salute, e la revisione periodica delle terapie, la cosiddetta deprescrizione, è considerata parte di una buona pratica.
Un equilibrio ancora da definire
I due approcci non si escludono necessariamente. Il nodo tecnico riguarda la possibilità di dotarsi di indicatori capaci di misurare insieme costo, esiti e sicurezza, superando la separazione tra il bilancio della farmaceutica e quello dell’assistenza ospedaliera. Come costruire questi indicatori in modo affidabile resta una questione aperta nel dibattito sulla valutazione dei servizi sanitari.
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