La notizia in breve
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha risposto all’allarme sollevato dalle Regioni in merito al calo del finanziamento al 5,9% del Pil nel 2028, con un ammanco previsto di 11 miliardi.
A margine di un convegno al ministero della Salute, Schillaci ha dichiarato: “I numeri vanno visti con attenzione e bisogna stare attenti, ad esempio, quando si dice che ci sono 6 milioni di italiani che non si curano. I finanziamenti servono, ma servono anche le riforme che sono più importanti delle risorse, perché bisogna utilizzare bene i soldi che vengono dalle tasse degli italiani”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Il nodo tra risorse e organizzazione
Il confronto sul finanziamento del Servizio sanitario nazionale riguarda due dimensioni inseparabili: la quantità delle risorse disponibili e la capacità di trasformarle in assistenza effettiva. Il dato indicato per il 2028, pari al 5,9% del Pil, e l’ammanco previsto di 11 miliardi esprimono una preoccupazione di sostenibilità, ma da soli non descrivono la qualità né l’accessibilità dei servizi.
Cosa determina l’accesso alle cure
La rinuncia alle prestazioni può dipendere da diversi ostacoli: costi a carico dei cittadini, tempi di attesa, distanza dai servizi, difficoltà organizzative e differenze territoriali. Anche il numero di persone che non si curano richiede quindi cautela interpretativa, perché può cambiare in base alla definizione utilizzata, al periodo considerato e al tipo di prestazione rinviata o abbandonata.
Dal punto di vista sanitario, il problema non è soltanto quante cure vengano erogate, ma se siano appropriate e tempestive. Ritardare diagnosi, controlli o trattamenti può favorire l’aggravamento di condizioni inizialmente gestibili, con conseguenze sia per la salute sia per il successivo carico assistenziale.
Risorse e riforme non sono alternative
Un finanziamento adeguato sostiene personale, strutture, tecnologie, prevenzione e continuità delle cure. L’efficienza organizzativa, però, è altrettanto necessaria: percorsi frammentati, duplicazioni, carenze di coordinamento e uso non appropriato delle prestazioni possono ridurre l’effetto delle risorse investite.
In termini tecnici, finanziamento e riforme non si sostituiscono reciprocamente. Le riforme richiedono spesso personale, competenze e investimenti per essere applicate, mentre nuove risorse senza una programmazione coerente non garantiscono automaticamente risultati migliori. La valutazione dovrebbe quindi considerare insieme accessibilità, tempi di risposta, distribuzione territoriale, appropriatezza e risultati di salute, distinguendo i risparmi ottenuti eliminando inefficienze dalle riduzioni che limitano servizi necessari.
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