Sanità, l’IA può far risparmiare fino a 27 miliardi: dove interviene

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La notizia in breve

Secondo un’analisi del Centro Studi di Anaao Assomed, “un’implementazione sistematica e controllata dell’Ia in sanità può ridurre i costi complessivi del sistema del 10-15%”. Su una spesa sanitaria italiana totale, pubblica e privata, di circa 185 miliardi di euro, il risparmio potenziale oscilla tra 18,5 e 27 miliardi l’anno, con una stima intorno ai 21,7 miliardi.

Il Documento programmatico di finanza pubblica quantifica il divario tra risorse assegnate e previsioni di spesa in 6,8 miliardi nel 2026, 7,6 miliardi nel 2027 e oltre 10,7 miliardi nel 2028, con un impatto sulle Regioni tra possibili tagli ai servizi o aumenti fiscali. Su 137 miliardi di spesa pubblica, l’inefficienza strutturale è stimata in 21-30 miliardi l’anno: circa il 30% dei ricoveri è inappropriato e il 40% del tempo clinico è assorbito dalla burocrazia.

L’analisi evidenzia che acquisti centralizzati e monitoraggio dell’aderenza terapeutica per farmaci e dispositivi medici potrebbero far recuperare 7-9 miliardi. Inoltre, circa il 15% degli esami è duplicato o inappropriato, quota riducibile tramite il Fascicolo Sanitario Elettronico, impiegato attualmente dal 41% dei cittadini. Altri risparmi deriverebbero dall’adozione di algoritmi di deep learning per l’analisi di radiografie, Tac e risonanze con precisione superiore al 95%, dal telemonitoraggio delle cronicità e dalla prevenzione degli errori clinici.

Come rileva il sindacato dei medici ospedalieri, “un investimento iniziale in professionisti e Ia si traduce in risparmio netto in pochi anni. Ma i sistemi vanno governati, controllati, non subiti”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il valore clinico dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale può migliorare l’efficienza sanitaria soprattutto quando riduce attività ripetitive, duplicazioni e frammentazione delle informazioni. Il beneficio, però, non deriva dall’algoritmo isolato, ma dalla sua integrazione in processi clinici ben organizzati, con professionisti formati e responsabilità chiaramente definite.

In radiologia e in altri settori diagnostici, questi sistemi possono segnalare immagini sospette, ordinare le priorità e assistere il medico nell’interpretazione. Una precisione dichiarata superiore al 95% non equivale tuttavia a infallibilità: il risultato dipende dalla popolazione esaminata, dalla qualità dei dati e dal contesto d’impiego. Restano possibili falsi allarmi e mancate identificazioni, perciò la supervisione clinica rimane essenziale.

Efficienza e appropriatezza

La quota indicata di esami duplicati o inappropriati, circa il 15%, richiama un problema non soltanto economico. Accertamenti non necessari possono generare risultati casuali, ulteriori procedure e carico organizzativo, mentre la mancata disponibilità degli esami precedenti favorisce ripetizioni evitabili.

Il Fascicolo Sanitario Elettronico, utilizzato secondo il testo dal 41% dei cittadini, può facilitare la continuità delle informazioni. Per produrre benefici reali deve però contenere dati completi, aggiornati e facilmente consultabili, nel rispetto della riservatezza e con sistemi informatici capaci di comunicare tra loro.

Anche il telemonitoraggio delle malattie croniche può anticipare il riconoscimento di un peggioramento e rendere più mirati i controlli. Non sostituisce la relazione di cura e non è adatto nello stesso modo a tutte le persone: alfabetizzazione digitale, accesso alle tecnologie e affidabilità delle misurazioni possono condizionarne l’efficacia.

Risparmi da interpretare con cautela

La riduzione stimata dei costi complessivi del 10-15%, pari nel testo a un potenziale risparmio tra 18,5 e 27 miliardi l’anno, rappresenta una proiezione, non un risultato già dimostrato su scala nazionale. L’effetto economico netto deve includere acquisto e manutenzione dei sistemi, sicurezza informatica, aggiornamenti, formazione del personale e valutazione continua delle prestazioni.

L’IA può inoltre contribuire a ridurre il tempo assorbito dalla burocrazia, indicato nell’analisi nel 40% del lavoro clinico, ma un’automazione mal progettata rischia di aggiungere procedure invece di eliminarle. Il criterio decisivo non è quindi quanta tecnologia venga introdotta, bensì se migliori appropriatezza, sicurezza ed equità delle cure senza indebolire il controllo umano.

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