3.300 infermieri per 759 posti: il 60% sceglie l’emergenza

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La notizia in breve

Si stima che almeno 3.300 infermieri si contenderanno i 759 posti messi a bando per i nuovi percorsi di laurea magistrale in Scienze infermieristiche, in occasione della chiusura delle iscrizioni ai test di ingresso. Lo ha reso noto la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi).

A seguito dei decreti di riforma, per gli infermieri in possesso della triennale abilitante si articolano quattro opzioni: la laurea magistrale in Scienze infermieristiche, Profilo infermieristico, incentrata su competenze manageriali, formative, di ricerca e approfondimento della disciplina, e la laurea magistrale in Scienze infermieristiche specialistiche, suddivisa nei tre indirizzi clinici di Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, e Cure intensive e nell’Emergenza.

L’indirizzo in Cure intensive e nell’Emergenza ha raccolto il 60% delle preferenze totali, seguito dal percorso in Cure Primarie, di Famiglia e Comunità con il 30% delle domande, e dall’ambito delle Cure Neonatali e Pediatriche.

La presidente di Fnopi, Barbara Mangiacavalli, ha commentato: “Accogliamo con molta soddisfazione e senza stupore il successo di questa riforma accademica che al primo banco di prova ufficiale raccoglie le esigenze di migliaia di infermieri pronti a mostrare il volto nuovo della professione”. Mangiacavalli ha aggiunto che “con i tre nuovi percorsi si dà piena attuazione a un modello di assistenza costruito attorno alla persona, coerente con il dettato costituzionale, che definisce, non a caso, il diritto alla salute come un diritto fondamentale”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa cambia nell’assistenza

La formazione specialistica infermieristica riguarda il modo in cui le competenze vengono applicate ai bisogni delle persone, non soltanto il titolo conseguito. Nelle cure intensive e nell’emergenza, per esempio, contano la capacità di riconoscere rapidamente i cambiamenti clinici, gestire situazioni complesse e lavorare in équipe; nelle cure di comunità assumono maggiore rilievo la continuità assistenziale e il coordinamento con gli altri professionisti.

La specializzazione può aiutare a rendere più riconoscibili queste competenze, ma un percorso formativo non migliora da solo l’assistenza. Per tradurlo nella pratica servono ruoli chiari, esperienza clinica supervisionata e servizi in cui le competenze acquisite possano essere effettivamente impiegate. Conta anche la collaborazione tra ospedale e territorio: i bisogni di una persona spesso attraversano entrambi gli ambiti.

L’interesse per un indirizzo formativo esprime le preferenze di chi si candida, non misura necessariamente i bisogni sanitari della popolazione. Valutare l’effetto dei nuovi percorsi richiederà quindi di distinguere tra domanda di formazione, disponibilità di professionisti nei servizi e qualità dell’assistenza ricevuta dalle persone.

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