8 cause dei vuoti di memoria (che NON sono demenza)

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Sicuramente è già capitato anche a te: non sai più dove hai appoggiato le chiavi dell’auto, dimentichi di pagare una bolletta o di chiamare la tua amica per il compleanno… Questo può capitare davvero a tutti a prescindere dall’età…

Poi certamente una qualche difficoltà di memoria, insieme a un lieve calo di altre capacità cognitive, è oggettivamente un aspetto abbastanza comune dell’invecchiamento… con l’avanzare dell’età si verificano cambiamenti in tutto il corpo e il cervello purtroppo non fa eccezione, manifestandosi ad esempio con l’incapacità di ricordare le informazioni con la stessa efficacia e rapidità di un tempo.

Esiste però una differenza sostanziale tra i normali cambiamenti della memoria legati all’età e quelli legati a una patologia, compresa quella che forse ci spaventa più di tutte: la malattia di Alzheimer o una qualsiasi altra forma di demenza.

Un RALLENTAMENTO nel ricordare può essere normale, soprattutto in caso di stress, poco sonno o genericamente al passare degli anni, mentre è più preoccupante quando l’informazione recente non viene proprio recuperata nemmeno nel tempo.

Come si legge sul sito della Cleveland Clinic:

Se riesci a ricordare le cose con sufficiente tempo e senza indizi, probabilmente non si tratta di vera perdita di memoria.

Questo articolo non ha alcun intento di favorire l’autodiagnosi. In presenza di problemi di memoria è sempre opportuno rivolgersi a un medico. L’obiettivo è piuttosto quello di descrivere alcune delle cause più comuni, ma spesso trascurate, di perdita di memoria, per evitare che un sintomo importante venga sottovalutato o ignorato e possa evolvere in conseguenze gravi e potenzialmente irreversibili, che una diagnosi tempestiva avrebbe potuto prevenire.

Ma prima qualche chiarimento su cosa sia eventualmente ragionevole attendersi.

Perdita di memoria e invecchiamento

Donna con possibile demenza

Shutterstock/2643385901

La perdita di memoria tipica dell’età NON provoca una grave interferenza con la vita quotidiana.

Potrebbe capitarti di dimenticare occasionalmente il nome di una persona, ma poi ricordarlo più tardi nel corso della giornata.

Potresti non sapere dove hai lasciato il cellulare, gli occhiali o al supermercato dimenticarti qual era quella spezia finita il giorno prima… ma in genere con qualche accorgimento, tipo liste e promemoria sul cellulare, la situazione non crea particolari problemi al di là di un po’ di nervoso nel constatare che no, non hai più 20 anni accidenti.

Più seriamente questi cambiamenti della memoria sono in genere gestibili e non compromettono la capacità di lavorare, vivere in modo indipendente e mantenere una vita sociale.

Diverso, molto diverso è il caso della demenza.

A distinguere i due casi, per usare gli esempi che si trovano sul sito del National Institute on Aging americano, può capitare a qualsiasi anziano di prendere una decisione sbagliata ogni tanto, mentre in caso di demenza si osserva una difficoltà frequente e persistente nel formulare giudizi adeguati e nel prendere decisioni corrette.

Una persona anziana ragionevolmente sana è normale che si possa dimenticare occasionalmente di pagare una bolletta, ma riesce comunque a gestire i propri impegni economici, mentre nella demenza si manifestano problemi costanti e progressivamente sempre più profondi nella gestione delle spese e delle scadenze.

È normale, con l’età, dimenticare che giorno della settimana sia, per poi ricordarlo più tardi, mentre nella demenza si perde il senso della data o persino del periodo dell’anno.

Può capitare a chiunque di non trovare subito la parola giusta durante una conversazione, ma nelle persone con demenza diventano evidenti vere e proprie difficoltà nel sostenere un dialogo, così come perdere un oggetto ogni tanto rientra nella normalità, mentre nella demenza gli oggetti vengono smarriti frequentemente e spesso non si è in grado di ritrovarli.

Perdita di memoria e demenza

Il termine “demenza” è un termine ombrello usato per descrivere diverse patologie o, secondo alcuni autori, insiemi di sintomi, tra cui appunto cambiamenti nella memoria, ma anche nella capacità di ragionamento, di giudizio, nel linguaggio e in altre funzioni cognitive.

La demenza di solito inizia gradualmente, peggiora nel tempo e influisce più profondamente sulla quotidianità professionale, personale, sociale e familiare. Tra i campanelli d’allarme potremmo ad esempio citare:

  • Porsi e porre le stesse domande più e più volte
  • Perdersi in luoghi che si conoscevano bene
  • Avere difficoltà a seguire ricette o indicazioni
  • Diventare più confusi riguardo a tempo, persone e luoghi
  • Non prendersi più cura di sé: mangiare male, non lavarsi o comportarsi in modo non sicuro.

Per le persone con malattia di Alzheimer una compromissione della memoria è spesso tra i primissimi segnali, ma esistono comunmnque diverse forme di demenza e, per quanto siano tutte malattie per definizione, evolvono con percorsi anche molto diversi tra loro, per sintomatologia, modalità e velocità di progressione.

Ma tra questi due estremi, riduzione fisiologica ma limitata delle capacità cognitive per questioni anagrafiche e perdita a causa della demenza, ci sono almeno 8 cause piuttosto comuni che possono spiegare un improvviso o graduale deterioramento della memoria.

Cause reversibili di perdita di memoria

Condizioni emotive

Stress cronico, ansia e depressione sono tra le cause più comuni e purtroppo sottovalutate di disturbi della memoria. Queste condizioni alterano l’attenzione, la capacità di concentrazione e i processi di memorizzazione, dando la sensazione di “avere la testa vuota” o di dimenticare tutto.

Nella depressione, in particolare, la memoria può apparire gravemente compromessa, simulando una demenza, una condizione nota come pseudodemenza depressiva, che è potenzialmente reversibile con un trattamento adeguato.

Carenza di vitamina B12

La vitamina B12 è essenziale per il corretto funzionamento del sistema nervoso.

Una sua carenza, piuttosto frequente negli anziani, nei vegetariani stretti o nei vegani e in chi soffre di disturbi dell’assorbimento intestinale può causare disturbi di memoria, rallentamento cognitivo, confusione e alterazioni dell’umore.

Se non riconosciuta e trattata tempestivamente, la carenza può portare a danni neurologici anche permanenti, mentre una diagnosi precoce consente spesso un recupero significativo.

Ecco perché io stesso assumo, come da protocollo, la mia duplice dose settimanale di vitamina B12.

Ipotiroidismo

Un funzionamento ridotto della tiroide rallenta numerosi processi metabolici dell’organismo, compresi quelli cerebrali.

Le persone con ipotiroidismo non sotto controllo possono lamentare difficoltà di memoria, rallentamento del pensiero, ridotta attenzione e stanchezza mentale, spesso accompagnati da sintomi fisici come aumento di peso, intolleranza al freddo e sonnolenza.

Il trattamento con terapia ormonale sostitutiva è generalmente efficace nel migliorare anche i sintomi cognitivi.

Apnea del sonno

L’apnea ostruttiva del sonno è una condizione che provoca ripetute interruzioni della respirazione durante il sonno, con conseguente frammentazione del riposo e ridotta ossigenazione cerebrale.

Se protratta nel tempo può determinare difficoltà di memoria e di concentrazione, rallentamento cognitivo e sonnolenza diurna. Spesso il disturbo non viene riconosciuto, ma una diagnosi corretta e un trattamento adeguato, come la ventilazione notturna, possono portare a un netto miglioramento delle funzioni cognitive e della qualità di vita.

Per inciso anche la stessa insonnia può alterare la memoria, sostanzialmente anche in questo caso per una carenza di qualità e quantità del sonno.

Disturbo da uso di alcol

L’assunzione eccessiva e prolungata di alcol ha un effetto tossico diretto sul cervello e può causare un deterioramento cognitivo anche severo.

L’alcol interferisce con la formazione dei ricordi, danneggia specifiche aree cerebrali e può aggravare carenze nutrizionali, tra cui quella della vitamina B1.

A peggiorare la situazione ricordiamo che l’alcol può potenziare gli effetti sedativi di molti farmaci, peggiorando ulteriormente confusione e deficit di memoria.

Farmaci

Numerosi farmaci di uso comune possono interferire con la memoria e con le funzioni cognitive, soprattutto negli anziani. Tra i più frequentemente coinvolti ci sono le benzodiazepine (tipicamente sonniferi e farmaci contro l’ansia), ma anche alcuni antidepressivi e gli oppioidi prescritti per gestire problematiche di dolore cronico.

Il rischio aumenta quando più farmaci vengono assunti contemporaneamente, ma la buona notizia è che spesso il disturbo della memoria è dose-dipendente e reversibile, può cioè migliorare riducendo il dosaggio o sostituendo il farmaco sotto controllo medico.

Trauma cranico lieve

Anche un trauma cranico definito “lieve”, come una caduta domestica o un incidente stradale senza perdita di coscienza, può avere conseguenze cognitive.

Disturbi della memoria, difficoltà di concentrazione e rallentamento mentale possono comparire subito o a distanza di giorni o settimane. Nella maggior parte dei casi i sintomi sono transitori, ma negli anziani o in presenza di traumi ripetuti possono persistere più a lungo, rendendo necessaria una valutazione medica approfondita.

Malattie del cervello

Alcune patologie cerebrali, come tumori, ematomi subdurali o infezioni del sistema nervoso centrale possono manifestarsi con perdita di memoria e sintomi simili alla demenza.

In questi casi il deterioramento cognitivo può comparire in modo relativamente rapido o associarsi a segni neurologici focali, come mal di testa persistente, alterazioni del linguaggio o difficoltà motorie. L’identificazione precoce tramite esami appropriati è fondamentale, perché molte di queste condizioni sono trattabili.

Conclusione

Ovviamente l’elenco non si esaurisce qui, potremmo citare numerose altre condizioni tra cui chirurgia al cervello, chemioterapia, ictus, psicosi e altro, ma quelle citate mi sembrano quelle più importanti da conoscere affinché non passi inosservato un segnale che, più che un sintomo, dal punto di vista del paziente dovrebbe essere un campanello d’allarme per recarsi dal medico.

Fonti

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