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Durante i mesi invernali la carenza di vitamina D diventa molto frequente nella popolazione italiana. Questo avviene perché la principale fonte di vitamina D non è l’alimentazione, ma la sintesi cutanea indotta dai raggi ultravioletti B del sole, che in inverno, alle nostre latitudini, sono insufficienti per garantire una produzione adeguata.
Perché in inverno la vitamina D cala quasi in tutti

In Italia, tra novembre e marzo, l’angolo di incidenza dei raggi solari rende inefficace la sintesi cutanea di vitamina D, soprattutto al Nord e nelle regioni centrali. Anche al Sud l’esposizione reale è spesso insufficiente a causa di abbigliamento coprente, vita prevalentemente indoor e uso di creme solari.
Numerosi studi epidemiologici mostrano che in inverno una quota significativa della popolazione presenta livelli di 25-idrossivitamina D inferiori a 20 ng/mL, valore considerato indicativo di carenza dalle principali società scientifiche internazionali.
Di quanta vitamina D abbiamo realmente bisogno
L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha recentemente aggiornato i valori dietetici di riferimento per la vitamina D ed indicato come fabbisogno giornaliero di vitamina D:
- 10 microgrammi al giorno (400 unità internazionali o UI), per bambini fino a tra 7 e 12 mesi di età.
- 15 microgrammi al giorno (600 unità internazionali o UI), per gli adulti (livello di assunzione superiore tollerabile pari a 100 microgrammi al giorno, ovvero 4000 UI).
Queste dosi sono considerate sicure ed efficaci per la maggior parte della popolazione anche durante i mesi invernali. In presenza di carenze importanti, il medico può prescrivere dosaggi più elevati per periodi limitati, sempre sotto controllo clinico.
È possibile coprire il fabbisogno con l’alimentazione?
L’alimentazione contribuisce solo in minima parte. I pochi alimenti naturalmente ricchi di vitamina D sono pesce grasso, come salmone, sgombro e sardine, fegato di merluzzo e, in quantità modeste, uova e latticini fortificati.
Anche seguendo una dieta equilibrata, l’apporto alimentare difficilmente supera le 200-300 UI al giorno, una quantità insufficiente a prevenire la carenza in inverno. Per questo motivo la supplementazione può rendersi necessaria, soprattutto nelle categorie a rischio.
Chi dovrebbe prestare particolare attenzione
Alcuni gruppi hanno un rischio più elevato di carenza e dovrebbero valutare con maggiore attenzione l’integrazione:
- anziani
- persone con scarsa esposizione solare
- soggetti con pelle scura
- persone obese
- pazienti con osteoporosi
- persone con malattie intestinali che riducono l’assorbimento
In questi casi il dosaggio va personalizzato e, quando possibile, guidato dal dosaggio ematico della vitamina D.
Quanta vitamina D al giorno?
L’opportunità di integrare e l’eventuale dose va quindi discussa con il proprio medico, ma a titolo di paragone possiamo riportare l’indicazione dell’NHS inglese che suggerisce alla propria popolazione di riferimento (latitudine inferiore all’Italia), per precauzione, l’assunzione di 400 UI al giorno (10 mcg).
Per approfondire: ISS