Vitamina D: bastano 15 minuti di sole? No, non è uguale per tutti

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Se ti capita di passare molte ore al chiuso per lavoro, ti sarai chiesto più volte se una breve pausa all’aperto sia sufficiente per ricaricare i tuoi livelli di vitamina D. La regola dei 15 minuti di sole al giorno è molto diffusa perché semplice e rassicurante, ma la risposta scientifica è un po’ più articolata: per alcune persone e in determinate stagioni può bastare davvero, mentre in altre condizioni non è sufficiente.

Come la pelle produce la vitamina D

Il tuo organismo produce la quota principale di questa sostanza quando la pelle viene colpita dai raggi ultravioletti B (UVB). A differenza di altre vitamine che assumiamo quasi esclusivamente con il cibo, la vitamina D funziona come un vero e proprio ormone generato dal corpo. I raggi UVB interagiscono con un precursore presente nell’epidermide e mettono in moto la sua sintesi, che si completa poi nei reni e nel fegato per sostenere la salute delle ossa e il sistema immunitario.

Perché 15 minuti non valgono per tutti

La quantità di sole necessaria varia in base a diversi elementi legati alla tua persona e al luogo in cui vivi. La quota di melanina presente nella pelle influenza direttamente i tempi: la pelle scura offre una protezione naturale dai raggi solari, ma richiede tempi di esposizione da tre a cinque volte superiori rispetto a una pelle molto chiara per produrre la stessa quantità di vitamina D.

Un altro fattore decisivo è la superficie corporea esposta. Tenere scoperte solo le mani e il viso durante una camminata produce molta meno vitamina D rispetto a mostrare anche braccia e gambe. Bisogna poi considerare la stagione e la latitudine. In Italia, durante i mesi invernali, i raggi UVB arrivano con un’inclinazione tale da renderli inefficaci per la sintesi cutanea, a prescindere dal tempo trascorso all’aperto.

Bilanciare la produzione di vitamina D e la salute della pelle

Rimanere a lungo al sole senza protezione aumenta il rischio di scottature, invecchiamento precoce della cute e tumori della pelle. Le linee guida delle principali società scientifiche suggeriscono di cercare un equilibrio ragionevole: nei mesi da aprile a ottobre, per chi ha una pelle chiara o intermedia, bastano circa 10-15 minuti di esposizione all’aperto, evitando di esporsi senza protezione nelle ore centrali della giornata per prevenire danni cutanei.

Se hai intenzione di rimanere al sole più a lungo, applicare la crema solare protettiva diventa indispensabile. Anche se le creme ad alto fattore riducono il passaggio dei raggi UVB, nella vita reale ne applichiamo spesso quantità inferiori a quelle ideali, permettendo comunque una quota minima di sintesi.

Cosa fare quando il sole non basta

Durante l’inverno o se fai una vita prevalentemente sedentaria al chiuso, puoi fare affidamento sulle fonti alimentari di vitamina D, come pesci grassi (salmone, sgombro, sarde), tuorlo d’uovo e cibi arricchiti. L’alimentazione, da sola, copre generalmente solo una piccola parte del fabbisogno giornaliero.

Se avverti dolori ossei persistenti o rientri in categorie a maggior rischio per carenza, come gli anziani o i pazienti con osteoporosi, parla con il tuo medico di famiglia. Le linee guida attuali sconsigliano lo screening a tappeto sulla popolazione generale: il medico valuterà il tuo quadro clinico e deciderà se sia opportuno richiedere un esame del sangue o se indicare direttamente un’integrazione personalizzata.

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