Vitamina D bassa anche in estate: cosa dice (davvero) il nuovo studio britannico?

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Uno studio pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition ha valutato la frequenza di valori ridotti di vitamina D in due gruppi considerati ad alto rischio:

  • persone di almeno 65 anni
  • e adulti appartenenti a minoranze etniche con pigmentazione cutanea più scura residenti nel Nord della Gran Bretagna.

Il risultato principale è rilevante, ma le conclusioni devono essere interpretate con prudenza.

Scritta "vitamina D" in mezzo a varia capsule

Che cosa hanno osservato i ricercatori

Tra dicembre 2024 e agosto 2025 sono stati analizzati i livelli di 25-idrossivitamina D, o 25(OH)D, il principale indicatore dello stato vitaminico D. Il dosaggio è stato effettuato su gocce di sangue essiccato mediante cromatografia liquida e spettrometria di massa, una tecnica analitica considerata accurata.

Gli autori hanno definito “insufficiente o carente” una concentrazione inferiore a 50 nmol/L (20 ng/mL). In base a questa soglia, presentava valori bassi:

  • il 54,8% delle persone anziane
  • il 72,1% degli adulti appartenenti alle minoranze etniche

Nella Figura 1, a pagina 2, le percentuali mensili non mostrano una chiara riduzione durante i mesi estivi. Gli autori sostengono quindi che, in questi gruppi, la sola esposizione solare estiva potrebbe non essere sufficiente a correggere valori bassi di vitamina D.

Il limite principale: non è uno studio sulla popolazione generale

I partecipanti non sono stati estratti casualmente dalla popolazione britannica. Erano persone che avevano risposto al reclutamento di uno studio sulla supplementazione di vitamina D. Chi si candida a una sperimentazione può avere caratteristiche differenti rispetto a chi non partecipa, per esempio una maggiore attenzione alla salute o il sospetto di avere livelli vitaminici bassi.

Inoltre, molte persone sono state escluse prima del dosaggio, comprese quelle che assumevano già vitamina D. Questo criterio può aver aumentato artificialmente la percentuale di soggetti con valori bassi, perché elimina dal campione una parte della popolazione potenzialmente meglio protetta.

I risultati non possono quindi essere considerati una stima affidabile della prevalenza nella totalità degli anziani o delle minoranze etniche britanniche.

La stagionalità non è stata studiata longitudinalmente

Il titolo utilizza il termine “circannuale”, ma i ricercatori non hanno seguito gli stessi individui durante tutte le stagioni. Hanno confrontato persone diverse reclutate in mesi diversi.

Questo disegno trasversale non consente di stabilire se il livello di vitamina D di un singolo individuo aumenti o diminuisca tra inverno ed estate. Eventuali differenze mensili possono dipendere dalla composizione del campione reclutato in quel mese, non dalla stagione.

La raccolta dati, inoltre, va da dicembre ad agosto e non comprende settembre, ottobre e novembre. Non copre quindi un intero ciclo annuale.

Campioni mensili piccoli e precisione non documentata

La Figura 1 presenta percentuali mensili, ma non riporta chiaramente il numero di partecipanti valutati in ciascun mese né gli intervalli di confidenza. Quando il campione mensile è ridotto, anche uno o due soggetti possono modificare sensibilmente la percentuale.

Di conseguenza, l’apparente assenza di miglioramento estivo potrebbe essere reale, ma potrebbe anche dipendere da oscillazioni casuali o da differenze tra i partecipanti reclutati nei vari periodi.

Molti fattori importanti non sono stati misurati

Lo studio non descrive in modo sufficiente esposizione solare, tempo trascorso all’aperto, uso di creme solari, abbigliamento, dieta, consumo di alimenti fortificati, condizioni socioeconomiche, attività fisica e mobilità.

Gli stessi autori riconoscono di non aver raccolto dati sulla funzione epatica e sull’assunzione contemporanea di più farmaci. Mancano inoltre analisi approfondite su funzione renale, malattie croniche e farmaci capaci di modificare il metabolismo della vitamina D.

Senza queste informazioni non è possibile comprendere perché alcuni partecipanti avessero valori bassi né attribuire il risultato principalmente alla scarsa efficacia dell’esposizione solare.

Gruppi molto eterogenei

La categoria degli “adulti appartenenti a minoranze etniche” comprende persone di età, origine geografica, abitudini culturali e caratteristiche biologiche molto differenti. Nella Tabella 1, a pagina 3, la maggioranza appartiene al gruppo asiatico, mentre altri sottogruppi sono rappresentati da numeri molto più piccoli.

Parlare genericamente di “minoranze etniche” rischia quindi di nascondere importanti differenze interne. I risultati non possono essere automaticamente applicati a ogni comunità o a ogni persona con pigmentazione cutanea più scura.

Che cosa si può concludere

Lo studio documenta che, nel campione selezionato, i valori inferiori a 50 nmol/L erano frequenti e rimanevano comuni anche in estate. Non dimostra però che l’esposizione solare sia inefficace, né stabilisce la prevalenza reale nella popolazione generale.

Il finanziamento proveniva da BetterYou Ltd, azienda attiva nel settore degli integratori. Gli autori dichiarano che lo sponsor non ha partecipato alla progettazione, alla conduzione o all’interpretazione dello studio. Questa dichiarazione è importante, ma una conferma indipendente dei risultati sarebbe comunque auspicabile.

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