Urina arancione o marrone? Spesso la causa è davvero insospettabile

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Ti accorgi guardando nella tazza del water: l’urina che di solito è gialla paglierina oggi è arancione acceso, o marrone scuro come il tè, o quasi rosa. Il primo pensiero è quasi sempre lo stesso: è sangue?

A volte sì, e va verificato. Ma spesso la spiegazione è molto più semplice: un antibiotico preso da tre giorni, un integratore di vitamine del gruppo B iniziato la settimana scorsa, un farmaco specifico per il bruciore urinario. Diversi principi attivi cambiano il colore dell’urina proprio perché vengono eliminati attraverso i reni, e quel colore è, in molti casi, un effetto atteso e innocuo. Il problema è che guardare il colore da solo non dice se dietro c’è un farmaco o un sanguinamento: servono altri elementi per distinguere le due cose.

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Quando il rosso-arancio è il farmaco, non il sangue

La fenazopiridina, un analgesico usato per alleviare bruciore e fastidio urinario (non un antibiotico), è tra le cause più prevedibili: può colorare l’urina dal rosso-arancio all’arancione intenso, tanto da macchiare anche biancheria e lenti a contatto. È un effetto noto del farmaco, riportato nella sua scheda tecnica.

Un’altra causa comune è la rifampicina, un antibiotico usato soprattutto contro la tubercolosi, che può dare una colorazione gialla, arancione, rossa o bruna non solo all’urina ma anche a lacrime, sudore e saliva. Chi porta lenti a contatto morbide dovrebbe saperlo: possono macchiarsi in modo permanente.

C’è però una differenza cruciale da tenere a mente durante la terapia con rifampicina: un colore scuro accompagnato da nausea, dolore addominale o ingiallimento della pelle non è più “solo pigmentazione”. Quella combinazione può segnalare un problema al fegato e richiede una valutazione, non un’attesa.

Chi assume fenazopiridina dovrebbe anche sapere che il farmaco può interferire con diversi esami delle urine basati su reazioni colorimetriche. Se devi fare un’analisi delle urine, dillo al laboratorio: una striscia reattiva alterata dal farmaco non va interpretata come se fosse un dato clinico autonomo.

Il marrone che sembra tè, il giallo che sembra un evidenziatore

La nitrofurantoina, un antibiotico comune per le infezioni urinarie, può dare all’urina una colorazione bruna perché viene eliminata in quantità rilevante proprio per quella via. Se il colore compare in concomitanza con l’inizio della terapia e non si accompagna ad altro, è compatibile con un effetto noto del farmaco.

Il metronidazolo, un altro antibiotico molto prescritto, può raramente scurire l’urina: una scheda regolatoria stima circa un caso ogni 100.000 pazienti, attribuendolo a un metabolita senza significato clinico proprio. È una frequenza che viene da segnalazioni spontanee, quindi va presa come indicazione di rarità più che come misura precisa. E poiché l’urina scura può avere anche origine epatica o muscolare, questa spiegazione tranquillizza solo se non ci sono altri sintomi.

La sulfasalazina, usata per malattie infiammatorie intestinali e articolari, può provocare una colorazione giallo-arancio dell’urina e talvolta della pelle. Qui la cautela riguarda i sintomi che non c’entrano con il colore: se compaiono febbre, pallore marcato o macchie sulla pelle, non sono dettagli da ignorare.

Infine il giallo fluorescente, quasi al neon, che molti notano dopo aver preso un multivitaminico o un complesso B: è quasi sempre la riboflavina, la vitamina B2, che in eccesso viene smaltita nelle urine e può renderle di un giallo molto intenso o fluorescente. Non è un segno che l’integratore funziona meglio o che il corpo si sta “depurando”: è semplicemente la quota che non è stata trattenuta.

Cosa fare prima di preoccuparti (o di non farlo abbastanza)

Un’urina rosa, rossa o bruna non si può etichettare come “effetto del farmaco” solo guardandola, perché anche il sangue nelle urine, l’ematuria, non può essere identificata a occhio con la stessa precisione con cui si distingue una causa dall’altra. Ecco perché la verifica parte sempre dalla storia recente, non dal colore isolato:

  • Hai iniziato un nuovo farmaco o integratore nei giorni precedenti? Controlla il foglietto illustrativo: la colorazione dell’urina è spesso elencata tra gli effetti noti.
  • Il colore è comparso una volta sola o persiste? Un episodio isolato compatibile con l’inizio della terapia pesa diversamente da un cambiamento che continua o peggiora.
  • Ci sono sintomi associati: dolore, difficoltà a urinare, febbre, coaguli visibili, pelle o occhi che ingialliscono?

Se la risposta a quest’ultimo punto è sì, non è più questione di aspettare e osservare: serve una valutazione. Sangue evidente o coaguli, anche in un solo episodio, vanno sempre controllati. Lo stesso vale per un’urina color tè o cola accompagnata da dolore muscolare marcato, crampi o debolezza: è una combinazione compatibile con la rabdomiolisi, una condizione che richiede assistenza immediata, non un controllo rimandabile.

Se invece il quadro è quello di un farmaco appena iniziato, nessun sintomo nuovo e un colore che corrisponde a quanto descritto nel foglietto illustrativo, la cosa più utile è parlarne con il medico o il farmacista senza interrompere da soli la terapia. Un antibiotico o un farmaco per la tubercolosi sospesi a metà per un timore infondato possono creare un problema reale al posto di uno immaginario.

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