In casa sarebbe meglio togliersi le scarpe? La risposta della scienza

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Lasciare le scarpe all’ingresso è un’abitudine diffusa in molte case, e l’idea che la sostiene è intuitiva: le suole camminano su marciapiedi, terra e pavimenti pubblici, e ciò che raccolgono può finire sul pavimento di casa. Fin qui l’intuizione regge. Sulle suole sono stati trovati microrganismi potenzialmente patogeni, e alcuni studi hanno documentato che possono passare dalla scarpa al pavimento.

La risposta cambia su un altro punto: portare qualcosa in casa è diverso dall’ammalarsi. Togliere le scarpe da esterno è una precauzione ragionevole per limitare ciò che entra, ed è consigliata esplicitamente in un caso preciso, quello del piombo nel terreno. Che riduca le infezioni domestiche resta invece da dimostrare. E c’è una terza questione: togliere le scarpe da esterno non vuol dire per forza camminare scalzi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa si trova davvero sotto le suole

Le ricerche su scarpe e pavimenti sono soprattutto di tipo microbiologico. Si prelevano campioni, si analizza che cosa contengono, si osserva se un microrganismo passa da una superficie all’altra. Molte sono state condotte in ospedali e altre strutture sanitarie, cioè in ambienti diversi da una normale abitazione.

Questi lavori mostrano due cose: le suole possono essere contaminate e possono trasferire parte di quella contaminazione al pavimento. Descrivono quindi un percorso possibile, senza misurare quanto spesso, in una casa qualsiasi, quel percorso porti a un’infezione. Anche le percentuali di campioni positivi di un singolo studio valgono per quei campioni, e restano lontane dal descrivere tutte le scarpe o tutte le case.

Perché un pavimento più pulito non basta a dimostrare meno malattie

Contaminazione e malattia sono due esiti distinti. Trovare un batterio su una superficie dice che è lì; per sapere se qualcuno si ammala per quel motivo, e con quale frequenza, serve un altro tipo di prova.

Anche negli ospedali, dove il ruolo di scarpe e pavimenti è stato studiato più a fondo, il legame con le infezioni effettive resta poco definito. Per le abitazioni manca una stima affidabile di quante infezioni si eviterebbero lasciando le scarpe sulla porta: il beneficio clinico non è stabilito.

Si tratta di un vuoto di prove, e non della dimostrazione che l’abitudine sia inutile. In pratica puoi mantenerla come misura di pulizia, senza attribuirle un effetto contro le infezioni che finora resta da misurare.

Il piombo, dove la raccomandazione è esplicita

C’è un contaminante per cui l’indicazione è chiara. Il terreno contaminato da piombo può essere trasportato in casa sulle scarpe, e i CDC, l’agenzia sanitaria federale degli Stati Uniti, consigliano di toglierle proprio per limitare questa via d’ingresso.

La raccomandazione pesa soprattutto dove esistono terreni o polveri contaminati, o quando qualcuno in famiglia può esporsi al piombo sul lavoro. Questo non significa che ogni scarpa ne porti quantità pericolose, né che il problema riguardi ogni abitazione.

Nei bambini piccoli, che gattonano e portano alla bocca oggetti rimasti sul pavimento, l’agenzia ambientale statunitense, l’EPA, considera questo contatto una via rilevante di esposizione alle polveri contenenti piombo. Il ragionamento vale per il piombo: estenderlo alle infezioni infantili sarebbe un passo che le prove disponibili non consentono.

Anche in questo caso le scarpe sono un tassello. La loro rimozione va affiancata al controllo delle fonti di piombo e alla pulizia delle superfici con panni umidi. Lasciare le scarpe all’ingresso, da solo, rende la casa più protetta ma non risolve il problema.

Senza scarpe da esterno non vuol dire a piedi nudi

Una volta tolte le scarpe usate fuori, resta da decidere che cosa mettere ai piedi. Per due gruppi di persone questa scelta ha conseguenze precise sulla sicurezza.

Nelle persone con diabete a rischio di ulcerazione del piede, le linee guida internazionali raccomandano di evitare di camminare scalzi, con le sole calze o con pantofole dalla suola sottile, anche in casa.

La raccomandazione è forte ma poggia su prove di bassa certezza. Mancano studi diretti su come questi modi di camminare influiscano sulle ulcere, e il ragionamento si basa sulla pressione sotto la pianta del piede, sulla protezione dai traumi e sulla gravità delle possibili conseguenze.

Va letta con precisione. Riguarda le persone classificate a rischio di ulcerazione, non chiunque abbia il diabete, e chiede calzature protettive adatte, non di tenere in casa le scarpe da esterno. Se hai il diabete con un rischio di questo tipo, o problemi ai piedi che rendono il cammino meno sicuro, la scelta della calzatura va fatta con il medico o con il professionista che segue il tuo piede.

Per gli anziani, il programma dei CDC sulla prevenzione delle cadute consiglia scarpe della misura corretta anche in casa, stabili, con buona aderenza e ben ferme sul piede, e sconsiglia di camminare con le sole calze. È un’indicazione di sicurezza: la scheda non fornisce una cifra su quante cadute si evitino cambiando calzatura.

La scelta che resta dopo la soglia

Vista così, la domanda iniziale si divide in due. Lasciare all’ingresso le scarpe che hanno camminato fuori ha senso come filtro contro ciò che entra, e diventa un’indicazione precisa dove c’è piombo nel terreno.

Per chi ha piedi fragili o un equilibrio incerto, la parte che riguarda la sicurezza arriva subito dopo: che cosa indossare una volta dentro. Una calzatura da casa protettiva, stabile e della misura giusta risponde a entrambe le esigenze.

Fonti

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