Camminare scalzi sulla sabbia fa bene? L’errore che quasi tutti fanno

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Camminare lungo la riva è uno dei modi più semplici per muoversi d’estate, e la sabbia rende lo sforzo un po’ più impegnativo. A parità di velocità, camminare sulla sabbia richiede più energia che su una superficie rigida. Questo dato, da solo, non dimostra che si dimagrisca di più né che la spiaggia faccia meglio di una strada.

Anche il sospetto opposto va ridimensionato: la passeggiata in spiaggia resta un’attività adatta anche a chi ha qualche problema di salute. La variabile che cambia la risposta è il piede nudo, e conta soprattutto in chi ha un piede che sente poco o riceve poco sangue. Per queste persone l’indicazione è proteggere il piede e continuare a camminare. Durata, superficie e presenza di ferite richiedono poi ragionamenti distinti.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Quando il diabete rende il piede vulnerabile

Avere il diabete non significa automaticamente avere un piede fragile. Il rischio cresce quando compare una di due condizioni. La prima è la perdita della sensibilità protettiva, cioè della capacità di accorgersi di uno sfregamento o di una scottatura. La seconda è l’arteriopatia periferica, il restringimento delle arterie che portano sangue alle gambe.

In questi casi si parla di piede a rischio di ulcera. Questi fattori vanno ricontrollati periodicamente, anche in chi oggi non li presenta.

A chi rientra in questa categoria, la linea guida internazionale sul piede diabetico raccomanda di non camminare scalzo, nemmeno con i soli calzini o con pantofole dalla suola sottile, in casa come all’aperto. La raccomandazione tiene conto delle pressioni sulla pianta del piede e della mancanza di protezione da urti e calore.

La raccomandazione è forte, ma poggia su un ragionamento prudente: mancano studi che misurino direttamente quante ulcere si evitano rinunciando ai piedi nudi. Vale inoltre solo per il piede scalzo. Per chi ha un rischio basso o moderato, aumentare gradualmente il cammino con calzature adatte e controllando la pelle appare verosimilmente sicuro, anche se con una certezza bassa.

Per lo stesso motivo serve guardarsi i piedi ogni giorno. Tagli, vesciche o altre lesioni possono passare inosservati quando la sensibilità è ridotta, perché non fanno male. Dopo una giornata al mare questo controllo diventa ancora più utile.

Circolazione scarsa e ferite già aperte

Il discorso si allarga a chi ha un’arteriopatia periferica, anche senza diabete. L’indicazione è di non andare scalzi e di indossare calzature protettive che calzino bene. Lo scopo è prevenire le lesioni senza fermare il movimento, perché l’esercizio strutturato fa parte della cura di questa malattia. Quanto le scarpe proteggano in modo specifico durante una camminata sulla sabbia resta da stimare.

Diverso è il caso di chi ha già un’ulcera plantare diabetica attiva. Qui la priorità è togliere pressione dalla ferita, e una lunga camminata in spiaggia, scalzi o con scarpe comuni, va nella direzione opposta.

Per le ulcere legate alla perdita di sensibilità nella parte anteriore o centrale della pianta, la prima scelta è un dispositivo non rimovibile che arriva fino al ginocchio. Per le altre sedi e per le ulcere complicate decide il team curante.

Fascite plantare: pesa più la durata della sabbia

Se hai una fascite plantare, un disturbo doloroso della pianta del piede, stare in piedi o camminare a lungo può peggiorare i sintomi. L’indicazione di evitare i piedi nudi riguarda soprattutto le superfici dure. Che la sabbia peggiori la fascite in tutti resta da dimostrare.

Il criterio pratico è il dolore che la passeggiata provoca. Se la camminata lo scatena, è un motivo per ridurla. La diagnosi da sola non esclude la spiaggia.

I rischi che dipendono dalla spiaggia

Alcuni pericoli riguardano il luogo più che il piede. Sulla sabbia contaminata da feci di cani o gatti si può contrarre la larva migrans cutanea, un’infezione causata da larve di parassiti degli animali che passano attraverso la pelle. Le scarpe sono raccomandate soprattutto nelle aree tropicali o subtropicali dove questa contaminazione è possibile. Il rischio, quindi, dipende dal contesto e non riguarda ogni spiaggia.

Un taglio cambia il quadro anche sulla battigia. Con una ferita aperta sul piede è meglio evitare, se possibile, il contatto con l’acqua di mare o salmastra, che può esporre a infezioni batteriche come quella da Vibrio. Qui conta l’acqua sulla ferita, molto più della pelle integra sulla sabbia asciutta. La cautela vale ancora di più per chi ha condizioni predisponenti, in particolare malattie del fegato.

Alcuni segnali richiedono di contattare rapidamente un medico:

  • in chi ha diabete e un piede a rischio, una nuova lesione, anche piccola, o qualcosa che faccia pensare a un’ulcera in formazione;
  • un’eruzione molto pruriginosa, con tracce arrossate e sinuose, comparsa dopo aver camminato su sabbia potenzialmente contaminata;
  • segni di infezione in una ferita entrata in contatto con acqua di mare o salmastra.

Chi ha un piede che sente poco, riceve poco sangue o porta una ferita può quindi continuare a passeggiare in riva al mare. Per queste persone cambia ciò che sta fra il piede e il terreno: la scarpa sostituisce il piede nudo, mentre il cammino resta parte della giornata.

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