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Se vai in bagno con fatica, le feci sono dure e hai l’impressione di non svuotarti mai del tutto, può darsi che di recente tu abbia iniziato una nuova cura o che il medico ti abbia aumentato una dose. In quel caso il sospetto di un collegamento è ragionevole: diversi medicinali e integratori possono causare o peggiorare la stitichezza.
Quella sensazione di intestino «bloccato» può però descrivere situazioni molto diverse. Una stitichezza fastidiosa è una cosa. Un ostacolo che impedisce al contenuto intestinale di proseguire è un’altra, e chiede tempi di risposta completamente diversi. Per questo il primo passo è capire che cosa sta succedendo, prima ancora di cercare il farmaco responsabile.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Stitichezza e intestino bloccato non sono sinonimi
La stitichezza può presentarsi come feci dure, sforzo per evacuare o sensazione di svuotamento incompleto. Sono disturbi reali e talvolta pesanti, ma da soli non dimostrano un’occlusione intestinale, cioè un vero ostacolo al passaggio del contenuto dell’intestino.
Esiste anche una condizione intermedia, la pseudo-ostruzione. In questo caso l’intestino si comporta come se fosse occluso pur senza un ostacolo fisico identificabile. Il problema sta nella motilità, cioè nei movimenti con cui la parete intestinale spinge avanti il contenuto. Per questo «intestino bloccato» non è una diagnosi: è un’espressione che può indicare tre situazioni diverse.
Questa distinzione non si fa a casa, osservando i sintomi. Serve a tenere presente un punto preciso: un farmaco può spiegare una stitichezza, ma non va considerato in automatico la causa di un arresto improvviso delle evacuazioni.
I prodotti da considerare quando l’intestino rallenta
Quando si cerca la causa di una stitichezza, il controllo di ciò che assumi fa parte della valutazione iniziale. Tra i prodotti che possono aggravare la stitichezza figurano:
- oppioidi, una famiglia di antidolorifici
- anticolinergici e antispastici
- alcuni antidepressivi
- calcio-antagonisti, una classe di farmaci per la pressione
- integratori di ferro
- antiacidi contenenti alluminio o calcio
L’elenco indica possibili contributori, non una classifica di pericolosità. All’interno della stessa famiglia i singoli principi attivi possono avere effetti diversi. Non esiste nemmeno una frequenza unica di stitichezza valida per tutti questi prodotti.
Per gli oppioidi il legame è particolarmente chiaro. La stitichezza può comparire o peggiorare dopo l’inizio della terapia, dopo un cambio di farmaco o dopo un aumento di dose. Questa coincidenza nel tempo è un indizio utile, anche se altre cause possono agire nello stesso momento.
Quando il rallentamento diventa un rischio serio
Con un farmaco in particolare il problema va oltre il fastidio. La clozapina, un antipsicotico usato nella schizofrenia, può rallentare l’intestino fino a provocare complicanze gravi. Tra queste ci sono il fecaloma, cioè un accumulo di feci indurite, l’occlusione, la sofferenza della parete intestinale per mancanza di sangue e la perforazione.
Chi assume clozapina ha bisogno di una sorveglianza regolare della funzione intestinale e di un trattamento tempestivo della stitichezza. Il rischio cresce se si aggiungono altri medicinali che rallentano i movimenti dell’intestino. Si tratta di un caso specifico: queste complicanze non riguardano tutti gli psicofarmaci.
Qualunque farmaco tu stia assumendo, alcuni segnali richiedono una valutazione medica immediata. Sono la stitichezza accompagnata da dolore addominale costante, il vomito e l’impossibilità di emettere gas. Questi segnali non bastano a stabilire che c’è un’occlusione, ma non vanno attribuiti automaticamente a un effetto collaterale.
Anche il sangue nelle feci, la febbre o una perdita di peso involontaria richiedono attenzione medica.
Rivedere la cura senza modificarla da solo
Se pensi che un medicinale sia coinvolto, la strada è parlarne con chi te lo ha prescritto. Il medico può valutare se ridurre la dose, sostituire il farmaco o sospenderlo. La terapia, invece, non dovrebbe essere cambiata autonomamente. La decisione dipende da quanto quel medicinale ti serve e da quali alternative esistono.
Per alcune situazioni esistono anche trattamenti mirati. La stitichezza indotta dagli oppioidi è una condizione clinica riconosciuta. Negli adulti con dolore cronico non legato a un tumore, un farmaco su prescrizione chiamato naldemedine produce circa 18 risposte in più ogni 100 persone trattate rispetto al placebo.
Per «risposta» si intendevano almeno tre evacuazioni spontanee alla settimana, con un miglioramento rispetto alla situazione di partenza. Il beneficio è concreto ma non riguarda tutti, e il farmaco può causare dolore addominale e diarrea.
Proprio il naldemedine mostra perché la distinzione iniziale conta. Il farmaco è controindicato in caso di ostruzione gastrointestinale nota o sospetta e nelle persone a rischio di ostruzioni ricorrenti, perché in quella situazione può favorire una perforazione. Un trattamento utile contro la stitichezza da farmaci può quindi diventare inadatto se l’intestino è davvero ostruito.
Fonti
- ascrsu.com
- Symptoms & Causes of Constipation – NIDDK
- American Gastroenterological Association Institute Technical Review on the Medical Management of Opioid-Induced Constipation – PMC
- Treatment for Constipation – NIDDK
- FDA strengthens warning that untreated constipation caused by schizophrenia medicine clozapine (Clozaril) can lead to serious bowel problems | FDA
- DailyMed – SYMPROIC- naldemedine tablet
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