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Hai mai fatto caso ai colori dei tuoi sogni? Probabilmente sì, perché la maggior parte di noi sogna immersa in una tavolozza vivida e colorata. Ma c’è chi, ancora oggi, racconta di sognare in bianco e nero — come in un vecchio film degli anni Cinquanta. Non è suggestione: è un fenomeno reale, studiato dalla scienza del sonno, che intreccia neurologia, memoria e… televisione. Sì, hai letto bene: la TV che guardavi da bambino potrebbe aver influenzato il modo in cui il tuo cervello “colora” i sogni.
Come nasce un sogno
Sognare è molto più di un semplice “film mentale”. Si tratta di un processo neurocognitivo sofisticato che si sviluppa soprattutto durante la fase REM (Rapid Eye Movement), quando il cervello è incredibilmente attivo — quasi come da svegli. Le aree sensoriali, emotive e associative lavorano a pieno regime, mentre quelle frontali, deputate alla logica e al controllo razionale, restano in secondo piano.
Il risultato? Una simulazione interna della realtà, costruita dal cervello senza alcun input esterno. Ma se percepiamo il mondo reale a colori, perché alcune persone ricordano i loro sogni privi di sfumature cromatiche?
Quanto è diffuso sognare in bianco e nero?

Le ricerche più recenti ci dicono che circa l’80% delle persone sogna a colori, mentre il restante 20% riferisce sogni in scala di grigi o con tonalità molto sbiadite. Ma la cosa davvero sorprendente è che questa percentuale è cambiata nel tempo, seguendo l’evoluzione dei media visivi.
Negli anni Quaranta e Cinquanta — quando cinema e televisione erano ancora rigorosamente in bianco e nero — oltre la metà delle persone dichiarava di sognare senza colori. Con l’arrivo della TV a colori, questa percentuale è crollata. Coincidenza? Tutt’altro.
L’ipotesi più affascinante è che la percezione cromatica nei sogni non dipenda solo dalla biologia, ma anche dalle esperienze visive che viviamo, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza.
L’effetto “imprinting” della televisione
Nel 2008, la psicologa Eva Murzyn dell’Università di Dundee ha pubblicato uno studio illuminante. Ha confrontato i sogni di persone nate prima del 1950 con quelli di chi è nato dopo il 1970, scoprendo una differenza netta: chi era cresciuto con la TV in bianco e nero riferiva sogni monocromatici con una frequenza molto più alta.
Il dato suggerisce un vero e proprio effetto di imprinting visivo: l’ambiente visivo della nostra infanzia lascerebbe una traccia profonda nel modo in cui il cervello costruisce le immagini oniriche. Non è una regola ferrea — anche tra chi è cresciuto a colori c’è chi sogna in bianco e nero — ma l’influenza è innegabile.
E se fosse solo un problema di memoria?
C’è però un’altra teoria intrigante: forse non è il sogno a essere privo di colori, ma il ricordo che ne conserviamo. Ricordare un sogno è un atto di ricostruzione, non una registrazione perfetta.
Secondo alcuni studiosi, potremmo sognare a colori ma perdere l’informazione cromatica al risveglio, soprattutto se non richiamiamo subito il sogno alla mente. In questo caso, il sogno “in bianco e nero” sarebbe semplicemente un sogno di cui non ricordiamo i colori — una sfumatura importante.
Questo spiegherebbe anche perché molte persone, pur convinte di sognare a colori, faticano a descrivere con precisione le tonalità viste durante la notte.
Personalità, età e creatività: ognuno sogna a modo suo
Non tutti sognano allo stesso modo. Diverse ricerche indicano che anche fattori individuali giocano un ruolo chiave nella qualità visiva dei sogni:
- Le persone più creative o dotate di una ricca vita immaginativa tendono a sognare in modo più vivido e colorato.
- Con l’avanzare dell’età, i sogni possono diventare più sbiaditi, anche a causa del naturale declino della memoria visiva.
- Alcune condizioni neurologiche o psichiatriche — come depressione o patologie neurodegenerative — possono ridurre la vividezza onirica.
Tuttavia, nessuna singola variabile spiega completamente il fenomeno. È più probabile che si tratti di un insieme di fattori — esperienza visiva, memoria, età, stile cognitivo — che interagiscono in modo unico per ciascuno di noi.
Devo preoccuparmi se sogno in bianco e nero?
Assolutamente no. Sognare in bianco e nero non è né un sintomo né un campanello d’allarme. Non indica carenze nutrizionali, problemi neurologici o disturbi psichici, a meno che non si accompagni ad altri segnali clinicamente rilevanti.
È semplicemente una variazione soggettiva dell’esperienza onirica, proprio come la frequenza con cui ricordiamo i sogni, la presenza di suoni o la capacità di avere sogni lucidi. Insomma, un modo diverso — ma altrettanto normale — di vivere la notte.