Sembrava una cena normale, ma potrebbe finire con un infarto

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Ma tuo lo sai che durante la stagione fredda aumenta il numero d’infarti nella popolazione?

Che si analizzino dati cinesi, svedesi o altre regioni, il risultato è sempre più o meno lo stesso: aumento del numero di episodi di infarto…

Certo, sappiamo bene che dopo una bella influenza di quelle toste il rischio di infarto acuto aumenta di circa 6 volte (6 volte cavolo!), ma in questo articolo vorrei soffermarmi proprio sul freddo…

Che poi, a voler essere sofisticati non sembra essere solo il freddo in sé, ma più che altro forse gli sbalzi di temperatura, i giorni insolitamente freddi per la zona di osservazione, con un effetto tendenzialmente più marcato nelle regioni abitualmente miti, dove persone e abitazioni sono meno preparate a temperatura rigide…

Ricostruzione fotorealistica della nota immagine di Frank Netter

Ricostruzione fotorealistica della nota immagine di Frank Netter

Quelli che potremmo definire i “fattori scatenanti” dell’infarto sono infatti efficacemente sintetizzati in una figura molto comune nei libri di testo di medicina e dipinta dal celebre medico ed illustratore Frank Netter, in cui si vede un uomo uscire da un ristorante con una valigia in mano, nel freddo di una nevicata:

  • Lo sforzo intenso (l’uomo solleva una valigia e ha appena finito di salire una rampa di scale);
  • Un pasto abbondante (è appena uscito dal ristorante);
  • Il fumo (a terra vediamo una sigaretta ancora fumante);
  • e appunto il freddo.

Il freddo aumenta la pressione del sangue, fattore di rischio ben noto per gli eventi cardiovascolari, ma probabilmente non è solo questo.

Perché il freddo mette sotto stress il cuore

Tanto per cominciare quando siamo esposti al freddo il nostro organismo attiva una risposta automatica di difesa, la stessa che entra in funzione nelle situazioni di pericolo, la cosiddetta risposta “lotta o fuga”. In pratica il corpo si prepara a reagire, anche se il pericolo in questa caso non è un predatore ma una temperatura rigida.

Questa risposta è mediata dal sistema nervoso simpatico, che rilascia nel sangue ormoni come adrenalina e noradrenalina. Il loro effetto è ben noto, il cuore batte più velocemente e la pressione arteriosa aumenta. È un meccanismo utile a breve termine, perché aiuta a mantenere la temperatura corporea, ma può diventare problematico in chi ha arterie già malate.

Il freddo provoca una vasocostrizione, ovvero un restringimento dei vasi sanguigni, soprattutto quelli della pelle e delle estremità. In questo modo si disperde meno calore, ma il sangue trova più resistenza a scorrere. Il risultato è un aumento della pressione, in particolare della pressione “massima”, che secondo alcuni studi può salire di 15-20 millimetri di mercurio anche in condizioni di riposo, perfino di più in soggetti predisposti, oltre che aumentare anche la frequenza cardiaca.

Un cuore che lavora di più

E quando la pressione aumenta, significa che il cuore è costretto a fare uno sforzo maggiore per pompare il sangue. È come se una pompa dovesse spingere l’acqua in un tubo più stretto. Questo comporta un aumento del consumo di ossigeno da parte del muscolo cardiaco e se proprio volessimo essere rigorosi dovremmo ricordare come il sangue tende anche diventare un po’ più viscoso nei mesi freddi.

In una persona con coronarie sane questo aumento di lavoro di solito non crea problemi, è fisiologia, ma se le arterie del cuore sono parzialmente ostruite dall’aterosclerosi, la richiesta di ossigeno può superare l’offerta.

È in questo momento che possono comparire sintomi come l’angina, il classico dolore al petto, o nei casi più gravi un vero e proprio infarto.

Possiamo quindi dire che che non è il freddo di per sé a causare l’infarto, ma può rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso in chi ha già una malattia cardiovascolare nota o, per certi versi ancora peggio, silente.

Freddo e sforzo fisico, una combinazione rischiosa

Il rischio aumenta ulteriormente quando al freddo si associa uno sforzo fisico intenso. Netter lo dipingeva come una piccola rampa di scala sostenuta con una pesante valigia, ma siamo onesti, chi è che va abitualmente in un ristorante in cantina con una pesante valigia… Molto più comune, e studiato, e lo sforzo legato allo spalare la neve, un’attività che combina esercizio vigoroso e spesso di tipo isometrico, cioè con contrazione muscolare prolungata… in soggetti abituati al massimo a sforzi come sollevare il telecomando…

In queste condizioni l’aumento della pressione arteriosa è ancora più marcato e per un cuore già in difficoltà è uno stress notevole.

Non sorprende quindi che molti infarti invernali avvengano durante o, attenzione, subito dopo attività fisicamente impegnative svolte all’aperto, soprattutto da persone non allenate o con fattori di rischio cardiovascolare.

Alcol, metabolismo e falso senso di calore

Un altro fattore spesso sottovalutato durante i mesi freddi, e in particolare nel periodo delle festività, è infine il consumo di alcol.

Spero non ci sia bisogno di chiarire che no, l’alcol non “riscalda” l’organismo, e la tipica sensazione di calore che si avverte dopo aver bevuto dipende anzi dalla vasodilatazione, ovvero dall’allargamento dei vasi sanguigni della pelle… sì, esattamente il contrario di quello che fa il freddo, ma credimi sulla parola, NON è una buona notizia.

Questo fa affluire più sangue in superficie, facendoti percepire una transitoria sensazione di caldo, ma in realtà aumenta la dispersione di calore e favorisce la perdita di calore corporeo.

Mi piace pensare che Netter, con il suo uomo d’affari che esce dal ristorante fumandosi una sigaretta, avesse pensato anche a questo… eppure un’attenzione ancora maggiore è consigliabile proprio durante le festività. In questi periodi, il cosiddetto binge drinking, ovvero un’assunzione di importanti quantità di alcol in poco tempo, è stato associato a un aumento di episodi di fibrillazione atriale e di angina pectoris, una condizione così importante da aver meritato un nome tutto suo: sindrome cardiaca da vacanza. Un brindisi occasionale può non essere un problema per molti, ma gli eccessi, soprattutto in inverno, possono rappresentare un rischio concreto per il cuore.

Cosa possiamo imparare da tutto questo

Il messaggio non è vivere nel timore del freddo, ma essere consapevoli dei suoi effetti. Proteggersi adeguatamente, evitare sforzi improvvisi e intensi, soprattutto se non abituali, e controllare bene la pressione arteriosa durante i mesi invernali sono misure semplici ma potenzialmente decisive, in particolare per chi ha già una storia di malattia cardiaca.

E magari cogliere l’occasione decidere di dare il giro al proprio stile di vita, perché ricordati, non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi per iniziare a prendersi cura davvero del proprio corpo e come ci ricorda spesso il Dr. Greger il segreto meglio custodito della Medicina è che, se messo in condizioni ottimali, il corpo spesso guarisce da solo.

Un medico più cauto direbbe forse che uno stile di vita corretto può “arrestare la progressione della malattia o addirittura favorire il rimodellamento vascolare”… ma insomma, entrambi sarebbero d’accordo nel dire che fa bene… molto bene.

Questo non significa poter rinunciare ai farmaci quando necessari, ma trattare le malattie  anche cardiovascolari con opportuni cambiamenti nella dieta e nei livelli di attività fisica è forse l’unico intervento capace di ridurre la mortalità senza effetti collaterali.

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