Con lo scompenso cardiaco si può camminare e fare attività fisica?

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Quando il cuore ha uno scompenso, l’idea di affaticarlo con una camminata può sembrare un rischio inutile, e il riposo la scelta più prudente. Per chi ha una malattia clinicamente stabile la risposta va in un’altra direzione: muoversi è raccomandato, purché l’attività sia adattata alla persona e concordata con chi la segue.

Tutto dipende dalla parola stabile. Una camminata che fa bene in una fase tranquilla della malattia va evitata di propria iniziativa quando lo scompenso sta peggiorando. Prima di chiederti quanto camminare, quindi, devi sapere in quale fase ti trovi.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Muoversi quando la malattia è stabile

Le linee guida della Società Europea di Cardiologia raccomandano un esercizio fisico personalizzato alle persone con scompenso clinicamente stabile e senza controindicazioni specifiche. Lo scopo è migliorare la capacità di sforzo, cioè quanto riesci a fare prima di dover rallentare, e la qualità della vita.

È una raccomandazione forte, con un confine preciso. Personalizzato significa che il tipo di attività, l’intensità e la durata dipendono dalla tua situazione. Per questo le indicazioni non fissano un numero di passi, di minuti o una velocità valida per tutti. Non vuol dire nemmeno che qualsiasi sforzo sia sicuro per chiunque.

Anche dopo una riacutizzazione, cioè un peggioramento acuto dello scompenso, il movimento può tornare a far parte della cura. La riabilitazione può essere considerata appena è possibile svolgerla in sicurezza, con tempi e modalità stabiliti dal team sanitario. Un ricovero quindi non impone un divieto permanente di attività. In quella fase la ripresa va comunque decisa insieme ai curanti.

Camminare, cominciando piano

Camminare è una delle attività da cui si può partire. Si comincia lentamente e si aumentano distanza o intensità in modo graduale, seguendo le indicazioni ricevute.

Prima di iniziare un programma, e ogni volta che vuoi aumentarne intensità o durata, conviene concordare il piano con il medico o con il team di riabilitazione cardiologica. Il consulto riguarda i cambiamenti nell’allenamento: per i movimenti normali della giornata non serve una nuova autorizzazione.

Riuscire ancora a conversare mentre cammini può fare da riferimento pratico per regolare il ritmo. È soltanto un criterio orientativo: ti aiuta a dosare il passo, ma non esclude rischi e non prende il posto delle indicazioni costruite su di te.

Che cosa ci si può aspettare

I dati più solidi riguardano la riabilitazione cardiologica basata sull’esercizio, cioè percorsi strutturati e seguiti da professionisti. Una revisione che ha raccolto gli studi disponibili indica che questi programmi probabilmente riducono i ricoveri per qualsiasi causa entro dodici mesi. Il rischio di essere ricoverati scende di circa il 30%.

Anche la qualità di vita probabilmente migliora. Su un questionario molto usato per lo scompenso, il punteggio migliora in media di 7,4 punti. La soglia oltre la quale un cambiamento viene considerato rilevante per il paziente è di 5 punti.

Sulla durata della vita il quadro è più incerto. I dati sulla mortalità a un anno sono poco precisi e di bassa certezza: restano compatibili sia con un beneficio sia con nessun effetto. Per questo non si può promettere che muoversi allunghi la vita.

Due precisazioni aiutano a leggere questi numeri. Vengono da programmi organizzati, quindi non si trasferiscono automaticamente a una passeggiata fatta da soli. E negli studi erano poco rappresentati donne, anziani e persone con frazione di eiezione preservata, una delle forme di scompenso. Per loro i risultati sono meno certi.

Quando fermarti e chi chiamare

Durante l’attività alcuni segnali richiedono di interrompere lo sforzo e di contattare un professionista sanitario:

  • dolore o fastidio al petto;
  • capogiri;
  • affanno insolito o marcato;
  • battito molto rapido o irregolare.

Un lieve aumento del respiro mentre cammini va distinto da un’emergenza. A rendere rilevante un sintomo sono la sua intensità, il fatto che sia insolito, la sua persistenza e la presenza di altri disturbi insieme.

Altri segnali emergono nel tempo più che durante la singola uscita. Un affanno che cresce progressivamente o una ridotta tolleranza alle attività abituali richiedono di sentire presto il team curante. Un affanno grave e persistente, o uno svenimento, richiedono invece assistenza immediata.

Proprio qui camminare con regolarità mostra un’utilità in più. Se conosci il percorso che di solito riesci a fare, ti accorgi più facilmente quando quella stessa strada diventa più faticosa. È lo stesso cambiamento che ti fa capire quando è il momento di fermarti e rivolgerti a chi ti segue.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza