Rizartrosi: sintomi e terapia dell’artrosi dell’articolazione del pollice

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Aprire un barattolo, girare una chiave, stringere una borsa della spesa: sono gesti così automatici che non ci pensi finché non fanno male. Quando succede alla base del pollice, spesso non è un problema muscolare passeggero ma la rizartrosi, l’artrosi che colpisce l’articolazione dove il pollice si unisce al polso, quella che permette la presa a pinza.

Il punto è che questo dolore non segue una regola fissa. Può presentarsi come una fastidio occasionale quando apri un vasetto, oppure diventare una presenza costante che rende difficile scrivere, cucinare o vestirsi. La differenza tra i due scenari conta più di quanto si pensi, perché è proprio l’impatto sulla vita quotidiana, non la gravità teorica della malattia, a guidare le scelte di cura.

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Cosa senti davvero e perché

La rizartrosi interessa l’articolazione trapezio-metacarpale, alla base del pollice. Il segnale più tipico è il dolore aggravato da presa e pinza: stringere, pizzicare, ruotare una chiave. A questo si accompagnano rigidità al mattino o dopo un periodo di inattività, una sensazione di debolezza nella mano e, col tempo, una riduzione del movimento.

Non tutti arrivano allo stesso punto. C’è chi convive con un fastidio lieve per anni e chi, nelle fasi più avanzate, sviluppa instabilità dell’articolazione o una deformità visibile alla base del pollice. Non esiste un unico decorso previsto: la variabilità è la regola, non l’eccezione.

Perché la radiografia non basta

Qui arriva la parte meno intuitiva. Verrebbe naturale pensare che una radiografia “brutta”, con segni marcati di usura, corrisponda a un dolore forte, e che una radiografia quasi normale escluda un problema serio. Non è così.

La diagnosi di rizartrosi è principalmente clinica: si basa su come senti e usi la mano, non soltanto su un’immagine. La radiografia può confermare il quadro o aiutare a escludere altre cause di dolore alla base del pollice, ma la gravità che mostra non riflette necessariamente quanto dolore provi o quanto la mano ti limiti davvero. Per questo la scelta terapeutica non dovrebbe mai dipendere solo da quell’immagine, e una presentazione insolita del dolore merita comunque una valutazione per escludere altre forme di artrite della mano.

Come si affronta, un passo alla volta

Il trattamento iniziale della rizartrosi sintomatica non è chirurgico. Si parte da capire quali gesti scatenano il dolore, modificarli quando possibile e distribuire meglio i carichi sulla mano, insieme a esercizi specifici. Un’analisi che ha messo insieme 22 studi e quasi duemila partecipanti ha trovato benefici concreti a breve termine su dolore e forza di presa con esercizi e programmi combinati, anche se resta meno chiaro quanto duri l’effetto nel tempo.

Quando l’autogestione da sola non basta, un tutore per la base del pollice può ridurre i sintomi e migliorare la funzione. Non esiste un modello universalmente migliore tra versioni rigide e morbide, né uno schema d’uso valido per tutti: alcune analisi recenti indicano un tutore rigido che copre anche l’articolazione successiva come opzione favorevole per dolore e funzione a medio termine, ma è un dato da leggere insieme al resto delle prove, non come verdetto definitivo.

Sul fronte farmaci, se serve un sollievo aggiuntivo, i FANS topici applicati direttamente sulla zona sono generalmente considerati prima di quelli per via orale, proprio per limitare l’esposizione di tutto il corpo al farmaco. I FANS orali possono aiutare nel breve periodo, ma vanno usati alla dose più bassa utile e per il tempo più breve possibile, tenendo conto di rischi gastrointestinali, renali e cardiovascolari e di eventuali altre terapie in corso. Il paracetamolo, va detto con chiarezza, offre in media un beneficio piccolo o assente e non va considerato una soluzione affidabile per questo dolore.

Quando queste misure non bastano, un’infiltrazione di corticosteroide nell’articolazione può essere presa in considerazione. Va però inquadrata per quello che è: un possibile sollievo a breve termine, il cui beneficio è temporaneo e la cui efficacia specifica rispetto a un’infiltrazione priva di principio attivo resta incerta. Confronti recenti tra corticosteroidi, acido ialuronico e plasma ricco di piastrine non hanno mostrato la superiorità netta di nessuna delle tre opzioni nel breve periodo, e l’acido ialuronico in particolare non è raccomandato per questa specifica articolazione.

Quando entra in gioco la chirurgia

L’intervento diventa un’opzione ragionevole quando dolore e limitazione funzionale restano importanti nonostante un percorso conservativo condotto correttamente. La decisione dovrebbe nascere da un confronto tra come stai, cosa ti serve fare ogni giorno e cosa aspettarti dall’intervento, non da un numero letto su una radiografia.

Anche qui le certezze assolute mancano. Non esistono studi che abbiano confrontato direttamente la chirurgia con il proseguimento delle cure conservative o con un intervento finto, quindi quanto beneficio derivi realmente dall’operazione rispetto a continuare senza operarsi resta difficile da quantificare con precisione.

Tra le tecniche chirurgiche, la trapeziectomia semplice, cioè la rimozione dell’osso alla base dell’articolazione usurata, resta un’opzione consolidata. Aggiungere ricostruzione del legamento o interposizione di tendine porta a un poco o nessun beneficio aggiuntivo su dolore e funzione rispetto alla tecnica più semplice, anche se questa conclusione arriva da studi piccoli e non uniformi tra loro. La protesi articolare, dal canto suo, può offrire un recupero iniziale più veloce in alcune persone, ma a un anno di distanza non ha mostrato un vantaggio chiaro sul dolore rispetto alla trapeziectomia, e restano rischi di revisione a lungo termine non ancora del tutto definiti.

Se il dolore alla base del pollice persiste, cambia natura o comincia a limitare seriamente ciò che riesci a fare con le mani, ha senso farlo valutare da chi si occupa di patologie della mano. Non per stabilire se operarsi, ma per capire insieme quale gradino del percorso di cura corrisponde davvero a quello che stai vivendo.

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