Pressione alta? Il cibo insospettabile che sabota i farmaci

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Prendi i farmaci per la pressione ogni giorno, eppure i valori restano più alti di quanto dovrebbero. Viene naturale chiedersi se qualcosa nel piatto stia remando contro. A volte è così, ma il cibo può entrare in gioco in modi molto diversi fra loro, e confonderli porta a tagliare l’alimento sbagliato.

Le situazioni sono tre. Il sale in eccesso alza la pressione di per sé, qualunque farmaco tu prenda. La liquirizia vera la alza e in più contrasta l’effetto degli antipertensivi. Altri alimenti, come il pompelmo o alcuni succhi di frutta, agiscono invece sul medicinale: a seconda del farmaco possono ridurne l’assorbimento oppure aumentarne la quantità nel sangue.

C’è poi una precisazione che viene prima di tutte: una pressione alta nonostante la terapia non dipende sempre dal cibo. Il problema può stare nel modo in cui la misuri, in come prendi le pastiglie o in altre cause che vanno cercate con il medico.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il sale pesa per quanto ne mangi in tutto

Il fattore alimentare più documentato è anche il più banale. Un elevato apporto di sodio può ostacolare il controllo della pressione, e ridurlo la abbassa in media. Il sodio non arriva solo dalla saliera: una buona parte viene da pane, alimenti trasformati, salumi e condimenti.

Conta il consumo complessivo della giornata, non un singolo alimento che “annulla” la pastiglia. L’indicazione generale per gli adulti è meno di 2 grammi di sodio al giorno, cioè meno di 5 grammi di sale. Il tuo medico può darti un obiettivo diverso in base alla tua situazione.

Un discorso simile vale per l’alcol. Un consumo elevato di alcol è uno dei fattori da considerare quando la pressione resta alta. Quando le persone riducono davvero quanto bevono, il calo della pressione risulta più evidente in chi superava le due unità al giorno.

Per chi è già iperteso il quadro è meno netto. Una revisione dedicata agli interventi durati almeno dodici settimane ha trovato un solo studio adatto, e in quello studio il beneficio rispetto al gruppo di confronto è rimasto da dimostrare. Manca quindi una prova solida per questi programmi specifici: è diverso dal dire che bere meno sia inutile.

Anche il caffè compare fra le sostanze da valutare quando la pressione è difficile da controllare, soprattutto per capire se ha influito su una singola misurazione. Questo non equivale a un divieto per chiunque lo beva.

La liquirizia vera agisce su due fronti

La liquirizia contenente glicirrizina può alzare la pressione e insieme contrastare l’azione degli antipertensivi. Per questo i preparati a base di radice di liquirizia sono sconsigliati a chi ha l’ipertensione e non vanno associati ai diuretici senza una valutazione del medico.

Gli stessi preparati possono anche abbassare il potassio nel sangue e causare disturbi del ritmo cardiaco. Il rischio dipende da quanta glicirrizina contiene il prodotto, da quanto ne consumi e da come reagisce il tuo organismo. Per questo una soglia sicura valida per tutti gli alimenti non è stata fissata.

Vale la pena guardare l’etichetta, perché non tutte le caramelle al gusto di liquirizia contengono la radice.

Pompelmo e succhi agiscono sul farmaco

Qui la logica cambia. Questi alimenti modificano la quantità di farmaco che arriva nel sangue, e la direzione dell’effetto dipende dal medicinale preciso che prendi.

Pompelmo e succo di pompelmo possono aumentare la quantità di alcuni antipertensivi nel sangue, fra cui la nifedipina, e con essa il rischio di effetti indesiderati. Con questi farmaci il problema documentato è un eccesso di medicinale, non un effetto troppo debole: il pompelmo non spiega una pressione che resta alta.

Con l’aliskiren succede il contrario. Succhi di mela, arancia e pompelmo ne riducono l’assorbimento, e chi prende questo farmaco non dovrebbe assumerlo insieme a quei succhi. Quanto questo incida sui valori della singola persona non si può ricavare con precisione dai dati disponibili.

C’è poi un caso in cui la pressione non c’entra. I sostituti del sale contenenti potassio, usati proprio per ridurre il sodio, possono far salire troppo il potassio nel sangue in chi prende spironolattone o alcuni altri antipertensivi, come gli ACE-inibitori. Prima di usarli, chiedi al medico se ti servono controlli del potassio.

Il rischio dipende anche da come funzionano i reni e da quali altri farmaci assumi. Questa avvertenza riguarda i sostituti del sale e non autorizza a eliminare frutta e verdura ricche di potassio senza una valutazione specifica.

Prima di cambiare dieta, verifica valori e terapia

Una pressione che rimane alta durante la terapia va prima inquadrata. Bisogna controllare come viene misurata e che valori dà fuori dallo studio medico. Poi si verifica se i farmaci vengono presi come prescritto, quali altri medicinali stai usando e se ci sono altre cause da cercare.

Solo dopo questi controlli si può parlare di ipertensione resistente, che ha criteri clinici precisi. Una singola lettura alta, o valori non controllati con un solo farmaco, non bastano a definirla. Se sospetti un alimento, parlane con chi ti segue invece di cambiare da solo dosi o pastiglie.

Se una misurazione supera 180/120 mmHg, ripetila dopo almeno un minuto. Se resta così alta, contatta rapidamente un professionista sanitario. Se compaiono anche dolore al petto, difficoltà a respirare, debolezza, disturbi della vista o della parola, chiama subito i soccorsi. Questa indicazione riguarda chi non è in gravidanza.

A questo punto la domanda utile cambia. Non conviene più chiedersi quale cibo togliere: conviene chiedersi quale farmaco prendi e come stai misurando la pressione. Con il nome del medicinale in mano, il foglio illustrativo o il farmacista ti dicono se pompelmo, succhi o sostituti del sale ti riguardano davvero. Sale e liquirizia vera, invece, restano da considerare in ogni caso.

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