Piedi gonfi e sandali piatti? No, il problema non è la suola

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Se passi la giornata in sandali piatti e la sera ti ritrovi con piedi e caviglie più gonfi, viene naturale collegare le due cose. Suola sottile, nessun sostegno, piede gonfio: il ragionamento sembra filare. Ha anche un fondo ragionevole, perché le calzature contano davvero quando i piedi tendono a gonfiarsi. Resta da capire che cosa fanno davvero le scarpe e che cosa possono cambiare.

Le prove disponibili permettono di dire qualcosa di più ristretto di quanto suggerisca l’intuizione. Al momento manca la dimostrazione che i sandali ultrapiatti peggiorino spesso il gonfiore dei piedi. Questo non vuol dire che ogni sandalo vada bene per chiunque. Vuol dire che il rapporto di causa e effetto che diamo per scontato resta da provare.

Il motivo è semplice. Che il gonfiore compaia mentre indossi i sandali non identifica la causa. Il gonfiore di piedi e caviglie può dipendere dallo stare a lungo in piedi. Può dipendere anche da un’insufficienza venosa, cioè vene delle gambe che faticano a riportare il sangue verso l’alto, oppure da farmaci, traumi o malattie del cuore, dei reni o del fegato.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Che cosa misurano gli studi su scarpe e circolazione

La ricerca più vicina alla domanda è una revisione sistematica, cioè un lavoro che raccoglie e confronta gli studi già pubblicati. Ne ha riuniti 13, per un totale di 219 persone senza disturbi alle vene. I partecipanti indossavano calzature molto diverse tra loro.

Quegli studi misuravano soprattutto pressione e flusso del sangue nelle vene durante il cammino o l’esercizio fisico. Il gonfiore del piede a fine giornata restava fuori dalle misure principali. I risultati non vanno tutti nella stessa direzione, e gli stessi autori dichiarano di non poter trarre conclusioni definitive.

Questo pesa su una spiegazione che circola spesso: la suola piatta renderebbe meno efficiente la cosiddetta pompa venosa, il meccanismo che aiuta il sangue a risalire dalle gambe. L’ipotesi suona plausibile. Una variazione di pressione registrata durante un test, però, è cosa diversa da un piede che si gonfia di più. Con questi dati una classifica affidabile delle scarpe ancora non si può fare.

Perché un sandalo che toglie il dolore non sgonfia il piede

C’è poi un equivoco che nasce da un risultato vero. In uno studio randomizzato, le persone con dolore plantare al tallone hanno tratto più beneficio da sandali sagomati, con l’arco modellato, che da infradito piatte.

Lo studio misurava il dolore e la capacità di usare il piede. Le persone con un edema che lascia l’impronta quando si preme sulla pelle erano escluse fin dall’inizio. Dolore al tallone e gonfiore sono quindi due esiti diversi. Il primo risultato resta confinato al dolore e non autorizza l’idea che sostenere l’arco faccia sgonfiare i piedi.

Che cosa conta quando i piedi sono già gonfi

Per chi ha i piedi gonfi, il servizio sanitario britannico NHS indica calzature ampie e comode, con tacco basso e suola morbida, e consiglia di evitare le scarpe troppo strette. È un’indicazione pensata per gestire il fastidio, non il risultato di confronti tra suole diverse.

Anche “tacco basso” va letto come un’indicazione generica. Nessuna altezza precisa è risultata la migliore contro il gonfiore, e quel consiglio lascia aperta la questione del tacco zero. Un sandalo piatto che è largo, ti lascia spazio e ti fa camminare comodo rientra quindi in queste indicazioni.

Con i piedi gonfi, quello da evitare è ciò che stringe. Un cinturino che segna la pelle va allentato o sostituito perché rende la calzatura stretta. Che i cinturini provochino ritenzione di liquidi resta invece da dimostrare.

Quando il gonfiore va guardato da vicino

Cambiare sandali può renderti più comodo, ma non agisce sulla causa di un gonfiore che dura. Se il gonfiore persiste o peggiora, va valutato da un medico. Alcuni segnali richiedono una valutazione tempestiva:

  • gonfiore nuovo o in peggioramento in una sola gamba;
  • gonfiore accompagnato da rossore, calore della pelle o febbre;
  • difficoltà a respirare o dolore al petto: in questo caso serve assistenza d’emergenza, senza aspettare.

Nessuno di questi segnali basta da solo a indicare una malattia precisa. Indicano però che la spiegazione va cercata oltre le calzature. Se pensi che il gonfiore possa dipendere da un farmaco che prendi, parlane con il medico prima di sospenderlo.

Con un piede gonfio, chiedersi “sono i sandali?” aiuta poco. Serve di più osservare l’andamento del gonfiore. Può comparire dopo molte ore in piedi e sparire, oppure restare, peggiorare o presentarsi insieme ad altri disturbi. Una calzatura larga e comoda rende la giornata più sopportabile. Che cosa ha fatto gonfiare il piede lo dice invece quell’andamento.

Fonti

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza