Cuore che salta un colpo? Ecco cosa evitare (e no, non è il caffè)

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Sentire il cuore che “salta un colpo” o batte in modo insolito è un’esperienza comune e, nella maggior parte dei casi, transitoria. Quando succede, la prima reazione è spesso cercare una causa nel piatto. Ma le palpitazioni sono un sintomo, non una diagnosi: possono comparire durante un’aritmia reale oppure con un ritmo del tutto normale, e il cibo è soltanto una delle possibili spiegazioni. Soprattutto, non esiste una lista di quattro alimenti che “affatichino” il cuore a partire dai cinquant’anni: questa soglia non corrisponde a nessuna svolta biologica documentata nelle linee guida. La domanda più utile è un’altra: per quali esposizioni alimentari esistono prove concrete, e per chi valgono davvero?

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

L’alcol è il caso più solido

Tra le sostanze alimentari studiate in rapporto alle aritmie, l’alcol è quella con le evidenze più robuste. In un trial randomizzato su 140 bevitori regolari con fibrillazione atriale, ridurre drasticamente o eliminare l’alcol ha fatto scendere le recidive aritmiche dal 73% al 53% nel corso di sei mesi. Un effetto misurabile, non trascurabile.

Il profilo del campione è rilevante: bevitori abituali, almeno dieci drink alla settimana, già in cura per fibrillazione atriale. Questo non significa che un bicchiere occasionale provochi sicuramente un’aritmia in chi non ha mai avuto disturbi. Ma per chi ha questa diagnosi e beve regolarmente, le linee guida sulla fibrillazione atriale raccomandano di minimizzare o eliminare il consumo, proprio perché la relazione è dimostrabile e l’intervento funziona.

Il caffè è diverso da quello che molti credono

L’idea che il caffè vada eliminato per proteggere il ritmo cardiaco non regge alle evidenze più recenti. Un trial randomizzato su pazienti con fibrillazione atriale sottoposti a cardioversione ha rilevato che chi beveva circa una tazza al giorno di caffè caffeinato aveva meno recidive rispetto a chi se ne asteneva completamente: 47% contro 64%. Non è un invito a iniziare a bere caffè come misura preventiva, perché un singolo trial su una popolazione selezionata non basta per trasformare una bevanda in terapia.

Le conclusioni riguardano anche chi avverte palpitazioni dopo ogni tazzina: in quel caso la sensibilità individuale è reale e vale la pena ridurre il consumo, ma non si tratta di un effetto universale da generalizzare a tutti.

Bevande energetiche: non è la stessa cosa del caffè

Caffè e bevande energetiche non sono intercambiabili, e le rassicurazioni sul caffè non si trasferiscono automaticamente agli energy drink. Le bevande energetiche contengono dosi elevate di caffeina e spesso miscele di stimolanti; una meta-analisi di trial randomizzati ha rilevato aumenti acuti medi della pressione sistolica di quasi 5 mmHg e della diastolica di circa 4,5 mmHg. I dati sugli effetti a lungo termine e sugli over 50 restano limitati, ma i segnali associati ad alte dosi rendono la cautela fondata, non solo precauzionale.

Liquirizia e pompelmo: due casi specifici

La liquirizia contenente glicirrizina, consumata in quantità elevate o per periodi prolungati, può causare ritenzione di sodio, perdita di potassio e ipertensione, con conseguenze che nei casi più gravi includono ritmo irregolare e, raramente, arresti cardiaci. Il problema non riguarda le caramelle aromatizzate “alla liquirizia” che non contengono vera radice, ma riguarda estratti, tisane concentrate e prodotti ricchi di glicirrizina. La suscettibilità è maggiore in presenza di ipertensione, malattia renale o uso di farmaci interferenti.

Il pompelmo invece non provoca palpitazioni da solo, ma può modificare i livelli di alcuni farmaci, tra cui l’antiaritmico amiodarone, aumentando il rischio di effetti indesiderati. Non è un motivo per eliminar il pompelmo a prescindere: chi assume farmaci deve verificare sul foglietto illustrativo e, se necessario, chiedere al medico o al farmacista. Lo stesso vale per arance amare di Siviglia, pomeli e tangeli.

Quando le modifiche alimentari non bastano

Le palpitazioni associate a dolore toracico, fiato corto, marcata debolezza, vertigini o perdita di coscienza richiedono una valutazione medica urgente: chiama il 118 senza aspettare. Anche palpitazioni ricorrenti, che si fanno più frequenti nel tempo o che compaiono in chi ha già una cardiopatia, meritano una valutazione non urgente ma tempestiva.

Il ritmo cardiaco si identifica con un ECG o un monitoraggio prolungato, non con un cambiamento di dieta. Gli aggiustamenti alimentari possono avere un ruolo, soprattutto per l’alcol in chi ha già una diagnosi, ma nessuna modifica al piatto sostituisce il sapere con quale ritmo stai facendo i conti.

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