Musica in ospedale: finalmente una cura che non fa male!

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Musica in ospedale: meno ansia, meno pressione

In Brasile, un gruppo di ricercatori ha deciso di mettere alla prova un’idea semplice ma rivoluzionaria: usare la musica come strumento per aiutare i pazienti sottoposti a un esame piuttosto stressante, l’ecocardiogramma transesofageo (TEE).

Lo studio ha coinvolto 63 persone, divise in due gruppi:

  • uno ascoltava musica prima e durante l’esame,
  • l’altro no.

I risultati? Entrambi i gruppi hanno riferito meno ansia dopo l’esame, ma chi ha ascoltato musica ha mostrato una riduzione dell’ansia significativamente maggiore, e anche la pressione diastolica è calata. Non sono stati riscontrati cambiamenti nella quantità di sedativi somministrati, ma è chiaro che la musica ha avuto un impatto positivo sullo stato emotivo e fisiologico dei pazienti.

In sintesi:

  • Riduzione significativa dell’ansia nei pazienti che ascoltavano musica
  • Calo misurabile della pressione diastolica
  • Effetto calmante, anche senza aumentare i farmaci sedativi

Una serenata al cuore

Immagine concettuale di un paio di cuffie attorno a un cuore rosso

Un altro studio, più sperimentale ma non meno affascinante, ha coinvolto 92 partecipanti che hanno ascoltato brani di pianoforte in laboratorio, mentre veniva monitorata in tempo reale la loro pressione arteriosa. Non si trattava di semplici registrazioni: le esecuzioni erano altamente controllate, con variazioni di intensità e ritmo gestite da pianisti professionisti e analizzate da un algoritmo avanzato.

La scoperta più interessante?

Alcuni brani – in particolare l’esecuzione di Harold Bauer della “Serenata” di Schubert/Lisztmodificavano la pressione sanguigna in modo prevedibile, grazie alla struttura musicale e al modo in cui venivano espressi i “fraseggi” musicali.

In pratica, certe melodie sono capaci di regolare il sistema nervoso autonomo, cioè quello che controlla funzioni come la frequenza cardiaca e la pressione.

Un nuovo capitolo nella cura dell’ipertensione?

Alla luce di questi dati, presentati anche al congresso 2025 della Società Europea di Cardiologia, la musica si candida a diventare un’arma in più contro l’ipertensione – non da sola, ovviamente, ma come supporto ai trattamenti tradizionali.

Ciò che emerge con chiarezza è che l’effetto della musica non è uguale per tutti, ma dipende da sensibilità personali, gusti musicali e risposte emotive. Tuttavia, l’idea che si possano personalizzare gli stimoli musicali per ottenere benefici cardiovascolari è oggi più concreta che mai.

Perché non la usiamo di più?

La musicoterapia non è più solo un’idea “new age”: è una disciplina studiata a livello accademico (come accade alla Facoltà di Medicina di Duisburg-Essen in Germania), è facile da applicare, non ha effetti collaterali, costa pochissimo e può migliorare significativamente l’esperienza del paziente, soprattutto in contesti ospedalieri stressanti.

In un mondo medico sempre più orientato alla personalizzazione delle cure, la musica rappresenta una frontiera accessibile e promettente, capace di unire scienza, emozione e benessere.

Fonte notizia: MedScape

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