Per il mal di schiena meglio ginnastica posturale o pilates?

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Non c’è un vincitore dimostrato: nella lombalgia cronica aspecifica, cioè un dolore che dura almeno 12 settimane senza una causa specifica identificata, il Pilates non risulta generalmente superiore alla ginnastica posturale o ad altri esercizi terapeutici. Conta soprattutto seguire un programma attivo, adatto alle proprie capacità e abbastanza sostenibile da poterlo continuare nel tempo.

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Che cosa mostrano le evidenze

Considerate nel loro insieme, le diverse forme di esercizio possono ridurre mediamente il dolore e le limitazioni nelle attività quotidiane rispetto al non fare alcun intervento. I benefici sono in genere piccoli o moderati e non equivalgono necessariamente alla scomparsa completa del problema.

Il Pilates può contribuire a ridurre dolore e disabilità rispetto all’assenza di esercizio o a interventi minimi. Quando viene confrontato con altri programmi attivi, però, non emergono prove abbastanza solide per considerarlo sistematicamente migliore. Alcuni risultati a breve termine sono favorevoli, ma non permettono di stabilire una superiorità generale.

La situazione è meno definita per la ginnastica posturale. Questa espressione può indicare corsi e metodi molto diversi per contenuti, preparazione dell’istruttore, intensità e supervisione. La rieducazione posturale globale, che è un metodo specifico, ha mostrato possibili benefici, ma le prove disponibili sono limitate. I risultati non possono quindi essere estesi automaticamente a ogni attività proposta come “posturale”.

Postura scorretta: è davvero questa la causa?

L’idea che il mal di schiena dipenda semplicemente da una posizione sbagliata è una semplificazione. Non è dimostrato che una determinata postura della colonna sia, da sola, la causa della lombalgia, né che correggerla sia il passaggio indispensabile per stare meglio.

Se un programma posturale aiuta, il beneficio può dipendere dall’esercizio, dal movimento graduale e dagli altri elementi del percorso, non necessariamente da un presunto “riallineamento” della schiena. Non esiste quindi una postura perfetta da mantenere continuamente, così come non è corretto pensare che il Pilates rimetta a posto vertebre o bacino.

Come scegliere il corso più adatto

In assenza di una modalità chiaramente superiore, puoi partire da fattori molto concreti: preferenze, capacità, costi e continuità. Un programma teoricamente valido serve a poco se gli orari sono incompatibili con il lavoro, il costo è difficile da sostenere o le lezioni risultano troppo impegnative.

Considera anche:

  • la presenza di una valutazione iniziale;
  • la possibilità di adattare gli esercizi ai sintomi e alle capacità;
  • la competenza di chi conduce il percorso;
  • il livello di supervisione;
  • la disponibilità a frequentare con regolarità.

Le linee guida raccomandano di scegliere l’esercizio tenendo conto di bisogni, capacità e preferenze. L’etichetta “Pilates” o “posturale”, da sola, dice meno della qualità e dell’adeguatezza del programma. Non esiste neppure una frequenza universale valida per tutti.

Quando serve prima una valutazione

Queste evidenze riguardano soprattutto la lombalgia cronica aspecifica. Non vanno applicate automaticamente a sciatica, dolore in gravidanza, fratture, stenosi o altre patologie specifiche. Anche in un nuovo episodio di mal di schiena, iscriversi subito a un corso non è necessariamente il primo passo: occorre considerare eventuali cause specifiche e, quando possibile, mantenere le normali attività modulandole in base ai sintomi.

Richiedi una valutazione medica urgente se compaiono nuovi problemi nel controllare o svuotare vescica o intestino, perdita di sensibilità nella zona tra le gambe oppure debolezza neurologica grave o in rapido peggioramento. Anche febbre o segni d’infezione, un trauma significativo, una storia di tumore o il sospetto di frattura rendono necessaria una valutazione clinica prima di iniziare autonomamente gli esercizi.

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