Magnesio e pressione dopo i 60 anni: ecco quanto la abbassa davvero

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Se hai più di 60 anni e la pressione ti preoccupa, è facile imbattersi nell’idea che basti un integratore di magnesio per rimettere le cose a posto. Il minerale c’entra davvero qualcosa con la pressione arteriosa, ma la parte vera di questa storia è molto più piccola e più condizionata di quanto suggerisca l’idea di un “rimedio ignorato”. Le sperimentazioni cliniche mostrano un effetto reale, misurabile, ma modesto, e soprattutto non pensato per sostituire nulla di ciò che già stai facendo per tenere la pressione sotto controllo.

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Quanto abbassa davvero la pressione il magnesio

Negli studi randomizzati più recenti, che hanno coinvolto complessivamente circa 2.700 persone, l’integrazione di magnesio ha prodotto in media una riduzione modesta della pressione: circa 2,8 mmHg sulla sistolica e 2 mmHg sulla diastolica. Sono numeri che si muovono, ma di poco: per confronto, molti farmaci antipertensivi riducono la pressione di quantità più consistenti in modo riproducibile.

C’è poi un problema di coerenza tra gli studi. I risultati variavano molto da una ricerca all’altra, e solo una minoranza degli studi analizzati aveva un disegno metodologico giudicato solido. Questo non significa che l’effetto sia inventato, ma che la sua reale dimensione resta incerta e probabilmente diversa da persona a persona.

Un dato più interessante riguarda chi il magnesio lo assume: nelle persone con ipertensione la riduzione osservata è stata leggermente più marcata, intorno a 3 mmHg di sistolica e 2 di diastolica, mentre in chi aveva già una pressione normale l’effetto è sostanzialmente scomparso. Il magnesio, insomma, sembra fare qualcosa solo se c’è già uno squilibrio da correggere, non un’azione generica di “protezione”.

Perché parlare di “dopo i 60 anni” non è corretto

Qui arriva la parte che ridimensiona di più il titolo. Gli studi disponibili includevano persone dai 18 ai 77 anni, e quando i ricercatori hanno verificato se l’età media dei partecipanti cambiasse l’entità dell’effetto, non è emersa alcuna relazione. Non c’è quindi un beneficio pressorio specifico legato a questa fascia d’età: il magnesio non funziona meglio, né peggio, dopo i 60 anni rispetto a prima.

Questo non vuol dire che l’età sia irrilevante in generale. Con gli anni possono ridursi l’apporto alimentare di magnesio e la capacità dell’intestino di assorbirlo, mentre alcune malattie croniche e alcuni farmaci comuni possono abbassarne i livelli nel sangue. Sono elementi che giustificano una valutazione individuale quando esistono segnali concreti, non un’integrazione preventiva rivolta a chiunque abbia superato una certa soglia anagrafica.

C’è un altro limite, forse il più importante: gli studi durano poche settimane, in media circa tre mesi, e misurano soltanto la pressione. Nessuno di questi lavori è stato costruito per verificare se il magnesio non dimostrano di ridurre il rischio di infarto, ictus o mortalità: una revisione sistematica precedente aveva già segnalato che gli studi erano troppo piccoli e brevi per rispondere a questa domanda, e la ricerca più recente non ha colmato quel vuoto.

Non stupisce, allora, che una delle principali linee guida cliniche sull’ipertensione, periodicamente aggiornata, continui a indicare che i medici non dovrebbero offrire integratori di magnesio, calcio o potassio come metodo per abbassare la pressione: la raccomandazione non raccomanda esplicitamente questa pratica, proprio perché l’effetto osservato è piccolo e non ci sono prove di benefici sugli eventi cardiovascolari.

Cibo e integratori non sono la stessa cosa

Vale la pena separare due piani che spesso si confondono. Il magnesio si trova naturalmente attraverso verdure a foglia verde, legumi, frutta a guscio, semi e cereali integrali, alimenti che fanno parte di modelli alimentari, come la dieta DASH, che effettivamente abbassano la pressione. Ma quella dieta funziona nel suo insieme, aumentando insieme potassio, calcio, fibre e magnesio: non è possibile isolare quanto di quel beneficio dipenda solo dal minerale.

Per un adulto, l’assunzione considerata adeguata attraverso l’alimentazione è di circa 350 mg al giorno per gli uomini e 300 mg per le donne. È una quantità raggiungibile con la dieta comune, non una soglia che richiede necessariamente un integratore.

Alcuni sottogruppi meritano una nota a parte, pur restando ipotesi da confermare: chi ha livelli di magnesio nel sangue già bassi sembra rispondere meglio all’integrazione, con riduzioni pressorie più ampie nelle analisi disponibili. Ma questi dati derivano da pochi studi eterogenei, e un singolo valore di magnesio nel sangue non basta a escludere o confermare con certezza una carenza reale, perché rappresenta una minima parte del magnesio totale dell’organismo.

Quando ha senso parlarne con il medico

L’automedicazione con dosi elevate di magnesio non è priva di rischi, ed è qui che la cautela diventa concreta. Gli integratori possono causare diarrea, nausea e crampi, e diventano più pericolosi se i reni non riescono a eliminare l’eccesso, condizione che non è priva di rischi soprattutto nelle persone con insufficienza renale o in terapia con farmaci come bisfosfonati, tetracicline o alcuni antibiotici chinolonici. Le dosi usate negli studi, in media 365 mg al giorno, superano il limite massimo tollerabile indicato per gli adulti quando il magnesio proviene da integratori o fonti aggiunte, fissato a 250 mg al giorno.

Ha senso parlarne con il medico se prendi diuretici o inibitori di pompa protonica, se soffri di malassorbimento o diarrea cronica, se assumi molti farmaci insieme o se hai il sospetto di una carenza reale di magnesio. In questi casi una valutazione clinica può stabilire se un’integrazione mirata abbia senso, con quale dose e per quanto tempo.

Quello che non ha senso, in ogni caso, è interrompere o modificare una terapia antipertensiva già prescritta per sostituirla con un integratore. Se la pressione arriva a valori pari o superiori a 180/120 mmHg, o se compaiono dolore al petto, confusione, gonfiore da scompenso cardiaco o disturbi della vista, la situazione richiede una valutazione medica nella stessa giornata, non un tentativo fai-da-te.

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