Lp(a): l’esame del sangue che devi fare solo una volta nella vita

Ultima modifica

Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti

Il comune esame del colesterolo misura LDL, HDL e trigliceridi. C’è però un valore che quel referto non riporta, anche quando tutto il resto sembra in ordine: la lipoproteina(a), o Lp(a). Una Lp(a) elevata è un fattore di rischio cardiovascolare, legato soprattutto all’accumulo di placche nelle arterie e alla stenosi della valvola aortica, cioè il suo restringimento.

Le linee guida statunitensi del 2026 raccomandano di misurarla almeno una volta in tutti gli adulti. Quelle europee del 2025 indicano di considerare il dosaggio nell’età adulta con la stessa logica. Il test serve a stimare meglio il rischio. Il beneficio diretto su infarti o mortalità riguarda le scelte preventive che ne derivano, non il prelievo in sé.

L’idea di un esame da fare “una volta nella vita” ha un fondo vero: di norma non servono controlli periodici. Resta però una differenza fra almeno una volta e una sola volta. In alcune situazioni ripetere il dosaggio è appropriato, e il numero ottenuto va letto con attenzione, perché un valore alto segnala un rischio maggiore, non una malattia.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Perché il profilo lipidico di routine non basta

La Lp(a) non è compresa nel comune profilo lipidico: il medico deve richiederla in modo specifico. Anche un buon valore di colesterolo LDL non la sostituisce. Sono due misure diverse, e la seconda completa la prima nella stima del rischio complessivo.

Il prelievo è semplice e il digiuno non è necessario. Se nello stesso prelievo fai anche altri esami, segui le istruzioni che hai ricevuto per quelli.

Perché di solito basta un prelievo, e quando no

La concentrazione di Lp(a) è prevalentemente determinata dai geni e tende a restare relativamente stabile nel corso degli anni. Per questo ripetere il prelievo a intervalli regolari in genere non aggiunge informazioni. È il nucleo corretto della promessa “una volta nella vita”.

Stabile, però, vuol dire che cambia poco, non che resta sempre identica. Un nuovo dosaggio può essere valutato quando il primo risultato cade in una zona intermedia. Lo stesso vale quando alcune condizioni possono aver influenzato la misura: gravidanza, transizione verso la menopausa, malattie dei reni, del fegato o della tiroide.

Per tutti gli altri non esiste un calendario fisso di ripetizione. Sarà il medico a decidere se e quando rifare l’esame, in base alla tua situazione.

Come leggere il numero sul referto

Il laboratorio può esprimere la Lp(a) in due unità diverse: milligrammi per decilitro (mg/dL) oppure nanomoli per litro (nmol/L). Le linee guida statunitensi considerano un fattore che aumenta il rischio stimato una Lp(a) pari o superiore a 125 nmol/L, oppure a 50 mg/dL. Le linee guida europee usano la stessa soglia in mg/dL, ma un valore in nmol/L più basso.

mg/dL nmol/L
Linee guida statunitensi 2026 50 125
Linee guida europee 2025 50 circa 105

La discrepanza nasce da un fatto tecnico: le due unità non si convertono con un fattore fisso. Quando leggi il tuo referto, guarda quale unità ha usato il laboratorio e confronta il numero con la soglia espressa nella stessa unità.

Anche così, la soglia è un riferimento pratico e non un confine. Il rischio cresce progressivamente con il valore: chi sta appena sotto non è “al sicuro” e chi sta appena sopra non è “malato”. Per i risultati vicini alle soglie conta anche la qualità del metodo di laboratorio.

Se il valore è alto, che cosa cambia

Una Lp(a) elevata non è una diagnosi. Le linee guida raccomandano di valutare e gestire gli altri fattori di rischio cardiovascolare, in particolare il colesterolo LDL, in base al rischio complessivo della persona. Non significa che chiunque abbia la Lp(a) alta debba prendere automaticamente una statina o un altro farmaco.

Abbassare l’LDL ha benefici clinici documentati nelle persone per cui è indicato. Non elimina la Lp(a): riduce il peso degli altri fattori di rischio.

Il risultato riguarda anche la tua famiglia. Poiché il valore dipende soprattutto dai geni, misurare la Lp(a) nei familiari di primo grado può individuare altre persone con un rischio aumentato: genitori, fratelli, sorelle e figli. Questo controllo è raccomandato soprattutto quando in famiglia ci sono ipercolesterolemia familiare o malattie cardiovascolari comparse in età precoce. Si tratta dello stesso esame del sangue, non necessariamente di un test genetico.

La domanda ancora aperta: abbassarla serve?

Resta da capire se ridurre direttamente la Lp(a) protegga il cuore. Al 30 settembre 2026 questo approccio non ha un beneficio sugli eventi cardiovascolari dimostrato. In un ampio studio di fase III, il farmaco sperimentale pelacarsen ha abbassato il valore, ma non ha ridotto gli eventi cardiovascolari in misura sufficiente rispetto al placebo.

Questo dato proviene dai risultati preliminari annunciati dall’azienda che ha promosso lo studio, e i dati completi non sono ancora disponibili. Il risultato lascia aperta la strada ad altri trattamenti. Lascia intatto anche il valore della Lp(a) come indicatore di rischio: l’incertezza riguarda il beneficio di abbassarla, non l’utilità di misurarla.

Il senso del test, oggi, sta proprio in questa distinzione. Il numero ti dice qualcosa che hai ereditato e che il profilo lipidico abituale non mostra, e può dirlo anche ai tuoi familiari. Su quel valore, per ora, si interviene poco. Sugli altri fattori di rischio, invece, puoi agire, e sapere di avere la Lp(a) alta aiuta te e il medico a decidere quanto impegnarvi a gestirli.

Tutte le news di The WOM Healthy su Google

Tutti gli aggiornamenti su salute, alimentazione e benessere.

Seguici su Google
Articoli Correlati
Articoli in evidenza