Acufene: può passare da solo?

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Se ti capita di sentire un fischio, un ronzio o un fruscio nelle orecchie senza che ci sia un rumore esterno, la risposta breve è sì: l’acufene può passare da solo. Molto dipende dalla causa scatenante e dal tempo da cui lo avverti. Quando è comparso da poco ed è legato a un evento preciso, come una serata a un concerto o un accumulo di cerume, il fastidio tende a risolversi spontaneamente nel giro di poche ore o di qualche giorno. Se il sintomo persiste da diversi mesi, la scomparsa completa diventa meno frequente, ma il tuo cervello possiede la capacità fisiologica di ridurne la percezione fino a non farlo quasi più notare.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Le cause di un fischio passeggero

Spesso l’acufene acuto rappresenta la risposta dell’apparato uditivo a uno stress temporaneo. Un’esposizione a rumori molto forti, un’infezione dell’orecchio medio o una forte contrattura della muscolatura cervicale possono innescare la comparsa del sintomo. Man mano che l’infiammazione guarisce o la tensione muscolare si scioglie, le strutture uditive riprendono il loro normale funzionamento e il suono fantasma svanisce. Le linee guida attuali raccomandano in queste situazioni di evitare ulteriori traumi acustici, mantenendo al contempo una normale esposizione ai suoni ambientali, poiché la ricerca del silenzio assoluto rischia di accentuare la percezione del fischio.

Come il cervello impara a ignorarlo

Quando la percezione del rumore si prolunga oltre i tre mesi, si entra nella fase cronica. Anche se in questo stadio la causa anatomica sottostante può rimanere, la gravità del disturbo non dipende soltanto dall’intensità del suono, ma da come il tuo sistema nervoso lo elabora. Attraverso un meccanismo chiamato assuefazione neurofisiologica, il cervello apprende progressivamente a classificare il fischio come un segnale neutro e privo di pericolo, analogo al rumore del frigorifero o del condizionatore. Con il tempo la tua attenzione smette di concentrarsi sul segnale, permettendoti di riacquistare concentrazione e riposo.

Abitudini che aiutano a ridurre il fastidio

Puoi favorire questo processo di adattamento attraverso scelte quotidiane mirate. Evitare il silenzio assoluto è uno dei passi più efficaci: un leggero rumore di fondo, come quello di un ventilatore, della pioggia o di musica a basso volume, riduce il contrasto tra il fischio e l’ambiente, rendendo il disturbo molto meno percepibile. Cura la qualità del sonno mantenendo orari regolari, dato che la stanchezza profonda amplifica la sensibilità acustica. Praticare un’attività fisica moderata aiuta a sciogliere le tensioni del collo e delle spalle, mentre le tecniche di respirazione contribuiscono a smorzare la risposta allo stress, che tende a rinforzare la percezione del suono.

Quando occorre un controllo medico

Benché la maggior parte degli acufeni non nasconda patologie gravi, ci sono situazioni che richiedono una valutazione specialistica otorinolaringoiatrica. È opportuno farsi visitare se il fischio compare all’improvviso da un solo lato, se si accompagna a una riduzione dell’udito, a vertigini o a un senso di sbandamento. Cerca un parere medico anche se il suono è pulsante e segue il ritmo del tuo battito cardiaco. In questi casi un approfondimento diagnostico permette di escludere patologie vascolari o strutturali e di impostare il percorso più adatto alla tua situazione.

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