Ronzio o vibrazione che senti solo tu? La risposta ti sorprenderà

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A volte il problema non è un rumore che riempie la stanza, ma un suono che sembra esserci solo per te. Un ronzio profondo, una vibrazione continua, qualcosa che disturba il sonno e rende difficile rilassarsi, mentre chi ti sta accanto non sente nulla. È un’esperienza che può far dubitare di sé o spingere a cercare per mesi una causa nell’ambiente. Un nuovo studio prova a chiarire da dove potrebbe arrivare questa percezione.

Che cosa ha studiato la ricerca

I ricercatori hanno esaminato un fenomeno riferito da una piccola quota di persone: la presenza quasi costante di un suono a bassa frequenza, descritto come ronzio o pulsazione. L’obiettivo era capire se, nella maggior parte dei casi, questo segnale dipendesse da una sorgente esterna reale oppure da un processo interno al sistema uditivo.

Per farlo hanno coinvolto 28 persone che riportavano questo disturbo e due gruppi di controllo senza sintomi. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare la frequenza del suono percepito, che nella maggior parte dei casi si collocava intorno a 50 Hz, cioè una gamma molto bassa. Poi sono state misurate con grande precisione le soglie uditive alle basse frequenze e sono state cercate particolari emissioni sonore spontanee prodotte dall’orecchio interno.

Che cosa è emerso

Il risultato principale è che, salvo poche eccezioni, le persone con questo disturbo non mostravano un’udibilità insolitamente elevata per i suoni bassi. In altre parole, non sembravano avere un “super udito” selettivo capace di spiegare da solo perché percepissero quel ronzio.

Anche l’altra ipotesi esaminata, cioè la possibilità di sentire suoni generati spontaneamente dall’orecchio interno, ha trovato poco sostegno. Le misurazioni non hanno rilevato emissioni spontanee nella gamma molto bassa che corrispondeva al suono riferito dai partecipanti.

Mettendo insieme questi dati, gli autori suggeriscono che in molti casi la spiegazione più plausibile sia una forma di acufene a bassa frequenza. L’acufene è la percezione di un suono in assenza di un segnale acustico esterno sufficiente a giustificarlo. Qui non si parla del classico fischio acuto, ma di una variante più grave e cupa.

Perché può interessarti nella vita quotidiana

Per chi vive questa esperienza, il messaggio più utile è forse anche il più rassicurante: il fatto che gli altri non sentano quel rumore non significa che il problema sia immaginario. Il disagio riportato nello studio era concreto, spesso associato a stress e disturbo del sonno.

Questo non vuol dire che le cause ambientali non esistano mai. In alcuni casi un suono reale può esserci, e lo studio non lo esclude. Ma suggerisce che inseguire per forza una sorgente esterna potrebbe non essere sempre la strada più utile. Se il suono persiste in luoghi diversi o solo tu lo percepisci, può avere senso considerare anche una valutazione audiologica o medica.

Che cosa non possiamo concludere

Serve prudenza. Lo studio è piccolo e il gruppo di controllo era più giovane rispetto alle persone con sintomi. C’è anche un limite tecnico: misurare con precisione assoluta ciò che accade nelle frequenze molto basse non è semplice.

C’è poi un punto importante: questo lavoro non dimostra in modo definitivo che tutti questi ronzii siano acufeni, né esclude che in alcune situazioni ci siano davvero sorgenti fisiche. Indica piuttosto che, nella maggior parte dei partecipanti studiati, le due spiegazioni audiologiche testate non bastavano a sostenere un’origine esterna.

La conclusione più ragionevole è questa: se senti un ronzio basso e persistente che gli altri non avvertono, l’ipotesi di un fenomeno interno all’udito merita attenzione. Non è una prova finale, ma è uno spunto concreto per orientare meglio la ricerca di aiuto, senza cadere né nel negare il sintomo né in spiegazioni troppo semplici.

Fonte scientifica

Paper originale: On the potential sources of a low-frequency sound percept that only a few can perceive
Rivista: PLoS ONE
DOI: 10.1371/journal.pone.0326818

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