La forma dei glutei può prevedere il rischio di diabete di tipo 2

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Questo è probabilmente il video più importante che vedrai oggi, perché sto per regalarti un super potere. La prossima volta che verrai colto in flagrante dal o dalla tua partner a fissare con sospetta insistenza il didietro di un’altra persona, anziché balbettare scuse imbarazzate o negare l’evidenza con scarsa credibilità, potrai sostenere lo sguardo, prendere dolcemente il suo viso tra le mani e sussurrare dolcemente con la massima serenità di cui sei capace:

Amore, amore, così però mi offendi… Come puoi anche solo pensare che rivolga il mio sguardo e con esso dei pensieri impuri a un’altra persona? No, non lo farei mai… Stavo invece conducendo una distaccata valutazione clinica delle sue probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 nei prossimi anni, proprio come ha spiegato Roberto nel suo ultimo video… Sì, sì, quel Roberto, quello così simpatico, serio e preparato che guardi sempre su YouTube.

Di cosa parliamo oggi

Ricercatori inglesi hanno studiato attraverso la risonanza magnetica tridimensionale come i cambiamenti legati all’età nella forma del muscolo grande gluteo di una persona fossero associati a un aumento del rischio di diabete di tipo 2 nel tempo.

Nonostante le apparenze, e le facili nonché scontate ironie a cui non mi sono certo sottratto, lo studio è serio e nelle sue conclusioni raggiunge, o forse semplicemente conferma, alcune importanti intuizioni sullo sviluppo di questa temibile malattia metabolica ma non solo.

Rubando come da mia consolidata e opportunistica abitudine il lavoro molto più serio condotto da altre testate, in questo caso Medscape e in particolare le parole di una delle autrici, è evidente come ci sia un crescente interesse per il ruolo centrale dei muscoli nella salute umana, dalle condizioni legate all’età, come la la fragilità e la perdita di massa muscolare tipica dell’anziano, alle malattie metaboliche, soprattutto in un momento in cui molte persone sono preoccupate, o a parer mio peggio non lo sono, per la potenziale perdita di massa muscolare associata ai farmaci per la perdita di peso.

Ed è proprio questo il punto di vista attraverso cui vorrei presentarti le conclusioni della ricerca, ma prima una sommaria descrizione di quanto fatto dai ricercatori.

Lo studio

Lo studio presentato al congresso della Radiological Society of North America 2025 parte da un’idea tanto semplice quanto regolarmente ignorata da persone come me e te: quando parliamo di fisico e fattori di rischio pensiamo subito al sovrappeso, e giustamente, ma nel farlo ci fermiamo lì, dimenticandoci sistematicamente dell’altra metà della storia: la necessità di costruire o almeno preservare i muscoli mentre perdiamo il grasso.

I ricercatori hanno analizzato oltre 61.000 risonanze magnetiche tridimensionali della UK Biobank, un database gigantesco che permette di incrociare immagini anatomiche con dati clinici, stile di vita, attività fisica, forza muscolare, abitudini sedentarie e, ovviamente, presenza o sviluppo futuro di diabete di tipo 2.

Invece di limitarsi a misurare il volume del muscolo grande gluteo, hanno usato una tecnica che permette di confrontare la forma del muscolo di ogni individuo con un modello di riferimento maschile o femminile. In pratica, non si chiede solo “quanto gluteo c’è”, ma “dove sporge e dove si ritira”.

Nel complesso, un gluteo più rotondo era associato a maggiore attività fisica e più forza di presa, mentre un gluteo più piatto era più frequente nelle persone anziane, più fragili, con osteoporosi e che passavano molte ore sedute.

Fin qui nulla di scandaloso, il muscolo risponde a come lo usi, o a quanto lo ignori. Il vero colpo di scena, se così vogliamo chiamarlo, arriva quando entra in gioco il diabete di tipo 2.

La parte davvero interessante

Uno dei risultati più solidi dello studio, forse prevedibile ma tutt’altro che banale, è che le persone con un grande gluteo più sviluppato all’inizio presentavano un rischio significativamente più basso di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi. Un’associazione che restava valida anche tenendo conto di età, BMI, rapporto vita-fianchi, livello di attività fisica e altri fattori di stile di vita.

Ovviamente nessuno sta suggerendo di sottoporre la popolazione a una risonanza magnetica dei glutei come screening di massa. Sarebbe costoso, impraticabile e logisticamente delirante, anche se i meme che ne deriverebbero forse giustificherebbero l’intera spesa sanitaria ma… no, il punto, però, è un altro:

avere muscoli conta, e conta indipendentemente dal fatto che tu sia più o meno magro secondo i criteri da bilancia del bagno.

Non fraintendermi, l’eventuale sovrappeso è e rimane il principale fattore di rischio che agisce, probabilmente sulla predisposizione genetica quando si parla di diabete di tipo 2, ma ancora una volta il muscolo emerge non come semplice comparsa estetica, ma come organo metabolicamente attivo, capace di influenzare in modo profondo la gestione del glucosio e la sensibilità insulinica.

Sentiamo sempre parlare di grasso come organo attivo in grado di peggiorare il quadro metabolico, ed è certamente dannatamente vero e pericoloso, ma molto meno spesso ricordiamo che il muscolo è l’altro grande protagonista della partita, quello buono, che può aiutarci a spostare l’equilibrio nella direzione giusta se gli dedichiamo un minimo di attenzione.

Ecco cosa devi assolutamente ricordare

In altre parole, che tu sia magro o rotondetto, sedentario o attivo, praticare regolarmente attività fisica, possibilmente inserendo anche allenamenti di forza, fa la differenza.

Sei magro? Ottimo, ma non usarlo come alibi per trascurare i muscoli.

Hai qualche chilo di troppo e fai fatica a smaltirlo? Va bene, continua a lavorarci, ma nel frattempo sappi che allenare la forza è comunque un aiuto concreto, indipendente dal numero sulla bilancia.

E qui arriva anche la provocazione dell’autrice dello studio: assumi farmaci per dimagrire e vedi l’ago della bilancia scendere? Benissimo, ma se insieme al peso stai perdendo anche muscolo, stai davvero migliorando la tua salute metabolica o stai solo cambiando la forma del problema?

Dimagrire rimane l’obiettivo principale certo, ma non è l’unico obiettivo. Non deve essere l’unico obiettivo. Dimagrire preservando, o meglio costruendo muscolo è il vero l’obiettivo… e quando su altri canali più seri divulgatori più competenti di me parlando di ricomposizione corporea intendono esattamente questo.

Perché è davvero necessario?

E allora la prossima volta che verrai accusato di fissare un fondoschiena potrai rifugiarti nella scienza, ma con questo cavallo di troia cognitivo spero soprattutto di aver fatto breccia nella tua attenzione per un messaggio più importante: usa questa scienza per te stesso.

Allenare non solo il grande gluteo, ma i principali gruppi muscolari non è solo una questione estetica, ma un investimento metabolico a lungo termine associato peraltro a una maggior longevità in salute e a una maggior qualità di vita.

E se ti stessi chiedendo perché…

Bravo!, voler comprendere il perché è già metà del lavoro.

Il muscolo è un organo endocrino che consuma zucchero, migliora la sensibilità insulinica, produce miochine con effetti antinfiammatori e dialoga in modo continuo con fegato, tessuto adiposo e sistema immunitario. Quando lo perdi, o quando lo “riempi” di grasso senza accorgertene, non stai solo diventando più debole, stai cambiando il tuo metabolismo in una direzione sfavorevole, oltre a peggiorare il tuo quotidiano in modo molto più concreto, fatto di meno forza, meno autonomia, più fatica per fare cose banali e una maggiore vulnerabilità a malattie croniche come l’osteoporosi.

La buona notizia

Ma la buona notizia, perché ormai dovresti sapere che con me c’è quasi sempre una buona notizia, è che il muscolo risponde.

Risponde all’allenamento di forza, risponde al movimento quotidiano, risponde al fatto di alzarsi dalla sedia un po’ più spesso e di sedersi un po’ meno. Non servono imprese eroiche, servono stimoli ripetuti, progressivi e coerenti nel tempo.

La cattiva notizia è che il muscolo se ne va se lo ignori. E se ne va silenziosamente, lentamente, anche quando sei occupato a festeggiare il numero che scende sulla bilancia.

Cosa fare da subito

Quindi sì, puoi anche continuare a usare questa storia dei glutei come alibi semiserio per salvarti in una conversazione scomoda, ma se c’è una cosa che vale la pena portarsi a casa da questo studio è un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che anche con i farmaci più efficaci del mondo non dovresti sentirti esonerato dal salvaguardare attivamente la salute dei tuoi muscoli e mi preme ricordarti che questo non significa necessariamente diventare un Gym Bro, tra l’altro anche se sei diversamente giovane ci sono attività altrettanto adatte e molto più efficaci di quanto immagini, soprattutto se sostenute da una dieta decente e con il giusto apporto proteico.

Camminare con un po’ di intenzione, salire le scale, alzarsi e sedersi più volte al giorno, fare qualche esercizio di forza con il proprio peso, con piccoli carichi o con gli elastici non è fitness da copertina, è semplice manutenzione di base del corpo umano.

Puoi abbassare la glicemia, ridurre l’appetito, perdere chili a velocità impressionante, ma se nel frattempo lasci indietro la massa muscolare stai solo rendendo il problema più elegante, non meno pericoloso, perché parliamo di un conto molto salato che riguarda tra l’altro fragilità, stanchezza cronica, perdita di autonomia e sì, anche rischio di sviluppare declino cognitivo e demenza.

La salute non è solo togliere, è anche, anzi soprattutto, costruire e aggiungere.

E se c’è un tessuto che vale davvero la pena costruire, difendere e allenare, non è quello che riempie i vestiti o soddisfa lo specchio, ma quello che ti permette di alzarti da una sedia senza pensarci, di salire una rampa di scale senza negoziare col fiato ad ogni scalino e soprattutto di invecchiare senza diventare fragile prima del tempo.

Il muscolo non chiede culto, non chiede ossessione, non chiede selfie allo specchio. Chiede solo di essere usato. E in cambio ti restituisce autonomia, resilienza metabolica e anni di vita vissuti meglio.

E se tutto questo passa anche dal sedere, bella lì. La scienza, ogni tanto, dimostra di avere anche senso dell’umorismo.

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