E tu sai cosa succede ai reni se mangi carne ogni giorno?

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Se mangi carne quasi tutti i giorni, prima o poi qualcuno ti avrà detto che “le proteine affaticano i reni”. L’idea è diffusa e ha un’origine comprensibile: i reni filtrano il sangue, e quello che mangi passa anche da lì. Sapere quanto spesso compare la carne nel tuo piatto, però, da solo dice poco su che cosa succederà ai tuoi reni.

Contano la quantità complessiva di proteine, il tipo di carne e soprattutto lo stato dei reni. Reni sani, una malattia renale cronica e una storia di calcoli sono tre situazioni diverse, con risposte diverse.

Per chi ha reni sani, gli studi clinici disponibili non mostrano danni evidenti con diete più ricche di proteine. Questi studi coprono però un periodo breve, e che cosa accada dopo molti anni resta da chiarire.

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Con reni sani, le prove coprono mesi e non decenni

Le prove più solide vengono da sperimentazioni in cui adulti senza malattia renale cronica sono stati assegnati a diete con più o meno proteine. Messe insieme in una revisione, non mostrano un peggioramento evidente della funzione renale, ma la loro sicurezza a lungo termine resta incerta.

Il motivo sta nel modo in cui sono costruiti. Durano perlopiù settimane o qualche mese e valutano i reni con esami del sangue come la creatinina, da cui si stima il filtrato glomerulare, cioè quanto i reni riescono a filtrare. Seguono le persone per un tempo troppo breve per vedere chi svilupperà, anni dopo, un’insufficienza renale.

In alcuni di questi studi il filtrato aumenta quando le proteine salgono. Da qui nasce l’immagine dei reni che “lavorano di più”. Un cambiamento di quel valore, però, non equivale a una lesione e neppure a un vantaggio. Questi risultati riguardano le proteine in generale, senza distinguere quelle della carne.

Carne rossa e carne in generale non danno lo stesso segnale

Per guardare più lontano nel tempo bisogna passare agli studi osservazionali, che seguono per anni grandi gruppi di persone e ne registrano le abitudini. Qui la carne smette di essere un blocco unico.

In una meta-analisi di questi studi, un maggiore consumo di carne rossa è risultato associato a un rischio più alto di sviluppare malattia renale cronica. Il dato poggia su tre soli gruppi di persone, e basta escluderne uno perché l’associazione perda significatività statistica. Le abitudini alimentari erano raccolte soprattutto con questionari.

Un’associazione indica che due cose compaiono insieme, senza dimostrare che una causi l’altra. Chi mangia molta carne rossa può differire da chi ne mangia poca per altri aspetti, e questi fattori sono difficili da separare del tutto. Per questo la stima non si può trasformare in una previsione sul singolo.

Nella stessa analisi, la carne considerata nel suo insieme, su sei gruppi di persone, non ha mostrato un’associazione statisticamente significativa con la malattia renale. I dati restano compatibili sia con l’assenza di effetto sia con un piccolo aumento del rischio. Impediscono quindi di estendere a ogni tipo di carne ciò che si è osservato per quella rossa.

Quando i reni hanno già un problema, conta il totale delle proteine

Il quadro cambia se una malattia renale c’è già. Per le persone con malattia renale cronica negli stadi più avanzati, da G3 a G5, la linea guida internazionale di riferimento suggerisce circa 0,8 g di proteine per chilo di peso corporeo al giorno.

Per una persona di 70 chili sono circa 56 grammi di proteine al giorno, sommando tutte le fonti. È quindi una quantità di proteine, non di carne. L’indicazione si basa su prove di certezza non elevata e va adattata a chi è fragile, ha perso massa muscolare o rischia la malnutrizione.

Per gli adulti con malattia renale cronica a rischio di peggioramento, le stesse indicazioni, tuttora in vigore, consigliano di evitare apporti superiori a 1,3 g per chilo al giorno: per la stessa persona di 70 chili, oltre 91 grammi. È un riferimento clinico, non una soglia oltre la quale il danno sia dimostrato.

Chi ha già avuto calcoli renali ha un’altra ragione per guardare alle proteine animali. Tra le misure per evitare che si riformino rientra evitare un consumo eccessivo di proteine animali, con un riferimento generale di 0,8-1,0 g per chilo al giorno. Il consiglio va adattato al tipo di calcolo e riguarda le recidive, non un danno renale provocato dalla carne.

Quando parlarne con il medico

Se hai una malattia renale nota, hai avuto calcoli o i tuoi esami renali sono risultati alterati, la quantità di proteine va concordata con chi ti segue, insieme agli eventuali accertamenti. Restrizioni decise da soli o molto severe sono escluse da queste indicazioni, che tengono conto anche del rischio di malnutrizione.

Per chi è a rischio di malattia renale cronica, la valutazione raccomandata comprende due esami: una stima della funzione renale dal sangue e la misura dell’albumina nelle urine. Servono a valutare un possibile problema renale, non a controllare i reni dopo un pasto a base di carne. Un valore fuori norma va confermato e interpretato, senza attribuirlo in automatico a ciò che mangi.

Per chi ha reni sani, quindi, i giorni in cui c’è carne nel piatto contano meno di quanto si pensi, e le domande ancora aperte riguardano la carne rossa e gli effetti nel corso degli anni. Per chi ha reni malati o ha avuto calcoli, la misura che conta si esprime in grammi di proteine per chilo di peso e si stabilisce persona per persona.

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