Prendi l’integratore per il colesterolo? Ecco cosa succede davvero

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Se prendi un integratore per il colesterolo, è naturale chiederti se qualcosa che fai ogni giorno ne stia sprecando l’effetto: un pasto, un orario, una dimenticanza. Per i prodotti generici in commercio, però, non risultano abitudini quotidiane dimostrate capaci di «annullarne» l’azione. Una regola di questo tipo richiederebbe studi su sostanze e prodotti precisi, e questi studi mancano.

La domanda più utile viene prima: che cosa fa davvero l’integratore. Alcuni prodotti possono abbassare il colesterolo LDL, ma abbassare un valore agli esami e ridurre infarti e ictus sono due risultati diversi. Per gli integratori il secondo non è stato dimostrato. Quello che mangi, intanto, agisce sul colesterolo per conto suo, senza spegnere la capsula.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Abbassare un valore non equivale a proteggere il cuore

Le linee guida europee e americane sul colesterolo alto non raccomandano gli integratori alimentari come strategia per ridurre il rischio cardiovascolare. Le formulazioni cambiano leggermente, ma la conclusione è la stessa: questi prodotti non vanno usati al posto delle cure che hanno prove solide.

Il caso dei fitosteroli, sostanze di origine vegetale presenti in diversi integratori, mostra bene la differenza. Possono ridurre moderatamente l’LDL, ma non è dimostrato che assumerli in integratore riduca gli eventi cardiovascolari. Il risultato si vede sul referto. Sul cuore la prova manca.

Questo cambia il senso della domanda iniziale. Se il beneficio clinico dell’integratore è incerto in partenza, preoccuparsi di che cosa lo annulla sposta l’attenzione nel punto sbagliato. Conviene invece guardare a ciò che, nella vita quotidiana, ha effetti documentati sul colesterolo.

Quello che mangi agisce per conto suo

Fra le abitudini quotidiane, quella con le prove più consistenti riguarda i grassi saturi. Una dieta che ne è ricca può ostacolare il controllo dell’LDL. Ridurre abitualmente i grassi saturi lo abbassa. In studi randomizzati durati almeno due anni ha ridotto gli eventi cardiovascolari considerati nel loro insieme, senza un chiaro beneficio sulla mortalità.

Conta anche con quali alimenti sostituisci quei grassi. Si tratta di un effetto della dieta sul colesterolo, non di un’interferenza con l’integratore: se mangi molti grassi saturi, il problema esiste sia che tu prenda una capsula sia che non la prenda.

Nella direzione opposta, gli alimenti ricchi di fibre solubili, come legumi, avena e orzo, possono contribuire a ridurre l’LDL. Anche qui l’effetto riguarda il valore di laboratorio. Questi alimenti non potenziano l’integratore e, da soli, non sostituiscono una terapia quando questa è indicata.

Il riso rosso fermentato agisce come un farmaco, anche nei rischi

Il principio attivo del riso rosso fermentato, la monacolina K, è chimicamente identico alla lovastatina, un farmaco della famiglia delle statine. Quando un prodotto ne contiene quantità efficaci può ridurre l’LDL, ma l’effetto non è garantito per ogni confezione. I risultati ottenuti con preparazioni selezionate non si trasferiscono automaticamente ai prodotti in commercio.

Un’attività farmacologica porta con sé anche dei rischi. Le monacoline possono causare effetti avversi a carico dei muscoli e del fegato. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha concluso che non è stata stabilita una dose sicura sotto i 3 mg al giorno e documenta segnalazioni di reazioni gravi anche a quel livello.

Queste segnalazioni indicano che il rischio esiste, ma non permettono di stimare la probabilità di un danno per la singola persona. Un evento avverso resta quindi possibile, non certo.

Nell’Unione europea la dose giornaliera indicata in etichetta deve apportare meno di 3 mg di monacoline. È un limite normativo, non un certificato di sicurezza: un prodotto che rispetta la soglia mantiene comunque un’attività farmacologica.

Se prendi già un farmaco per il colesterolo

La stessa norma impone in etichetta un’avvertenza: il prodotto non va consumato insieme a medicinali che abbassano il colesterolo. Il motivo è la sicurezza, non il timore che l’integratore smetta di funzionare.

Se assumi già un farmaco di questo tipo, non sostituirlo da solo con un integratore. Se usi anche riso rosso fermentato, parlane con un professionista sanitario, come il medico o il farmacista.

Da dove parte la decisione sul colesterolo

La scelta di trattare il colesterolo alto dipende da più fattori. Si basa sul valore di LDL e sul rischio cardiovascolare complessivo, cioè sull’insieme delle condizioni che rendono più o meno probabile un infarto o un ictus. Il colesterolo totale, da solo, non basta a stabilire se serve un farmaco.

Per questo affidarsi soltanto a un integratore può ritardare una cura indicata. Il confronto con il medico è particolarmente importante se hai già avuto una malattia cardiovascolare, se il tuo rischio è elevato o se l’LDL è molto alto.

Messe in quest’ordine, le cose cambiano anche il modo di leggere gli esami successivi. La domanda non è più se l’integratore «funziona» o se qualche abitudine lo sta sabotando. La domanda è che cosa dicono il tuo LDL e il tuo rischio complessivo sulla necessità di una cura.

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