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In Inghilterra l’incidenza dell’ictus sotto i 55 anni è salita del 7% nel 2020-2022 rispetto al biennio precedente. Nel 2022-2024 è cresciuta di un ulteriore 4%. Non è un caso isolato: nei Paesi ad alto reddito l’andamento dell’incidenza dell’ictus nei giovani adulti è in genere meno favorevole rispetto a quello delle persone più anziane.
Il quadro però va precisato in due punti. L’aumento riguarda alcune popolazioni, non tutte. E i fattori di rischio dell’ictus sono noti. Quello che manca è sapere quanto ciascuno pesi sulla crescita osservata, che in alcuni studi resta in parte senza spiegazione.
Per orientarti conviene separare tre domande. La prima: perché una certa persona ha avuto un ictus. La seconda: perché in una popolazione aumentano i nuovi casi. La terza: perché cresce il numero di chi convive con un ictus avuto in passato. Hanno risposte diverse, e mescolarle porta a conclusioni sbagliate.

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Dove l’aumento c’è, e quanto è grande
“Giovane” cambia significato da uno studio all’altro. Una revisione di 50 studi in 20 Paesi usava spesso come soglia i 55 anni. Il risultato più solido è un andamento meno favorevole nei giovani rispetto agli anziani, non un aumento uniforme. Alcuni studi non mostrano alcuna crescita nei giovani, e le differenze fra aree geografiche sono ampie.
I dati inglesi vanno letti con la stessa attenzione. Quel 7% e quel 4% sono aumenti relativi dei tassi nella popolazione, non punti percentuali di rischio per il singolo. Nel 2022-2024 l’incidenza saliva anche dai 55 anni in su. Lo schema “giovani in aumento, anziani in calo” è quindi troppo netto.
La pandemia non basta come spiegazione: in Gran Bretagna la tendenza era visibile già prima del 2020. Lo studio inglese registra anche peggioramenti nell’identificazione di alcuni fattori di rischio. Non misura però quanto infezione, accesso alle cure o altre esposizioni abbiano contribuito.
A livello mondiale, nella fascia 15-49 anni, le stime indicano più casi assoluti nel 2021 che nel 1990. I tassi standardizzati per età però risultano in genere diminuiti nel periodo. Dal 2015 si osserva una risalita dell’ictus ischemico e dell’emorragia subaracnoidea, un tipo di sanguinamento cerebrale. Sono stime costruite con modelli statistici, e numeri assoluti, tassi e sottotipi possono dare risultati che sembrano in contraddizione.
Negli Stati Uniti la prevalenza autoriferita di un precedente ictus fra i 18 e i 44 anni è salita del 14,6% fra il 2011-2013 e il 2020-2022. In valori assoluti è passata da circa lo 0,8% a circa lo 0,9%. Questo dato misura quante persone dichiarano di aver avuto un ictus, non quanti nuovi ictus avvengono, e può riflettere anche una maggiore sopravvivenza. Dai 65 anni in su la quota era del 7,7%.
Per l’Italia mancano numeri equivalenti. Nella revisione citata, la divergenza fra giovani e anziani era meno evidente nell’Europa meridionale. Quel dato si basa però su tre soli studi, quindi lascia aperta la questione in entrambe le direzioni.
Che cosa si conosce, e che cosa resta aperto
Ipertensione, fumo e diabete sono fattori di rischio dell’ictus anche nei giovani adulti. Avere trent’anni o quarant’anni non rende questi fattori irrilevanti. I fattori cardiovascolari tradizionali contano a qualsiasi età.
Spiegano il rischio, ma non per forza l’aumento nel tempo. Nell’area di Oxford si sono confrontati due periodi, 2002-2010 e 2010-2018. La crescita degli ictus sotto i 55 anni non era interamente spiegata dai cambiamenti dei fattori tradizionali né dalle pratiche diagnostiche considerate.
Quel risultato non dimostra una nuova causa sconosciuta. È un’osservazione locale, in cui possono pesare fattori non misurati o un diverso riconoscimento dei sintomi. Indica una parte di spiegazione mancante, non che i fattori noti abbiano perso importanza.
Anche sul singolo paziente la causa non sempre emerge. In una coorte olandese di 1.322 persone fra 18 e 49 anni con un primo ictus ischemico, il 25,2% dei casi è rimasto senza una causa determinata secondo la classificazione usata. Con un altro sistema di classificazione la quota scendeva al 19,7%.
“Senza causa determinata” non vuol dire senza fattori di rischio. In quella coorte i fattori di rischio erano spesso presenti anche quando non si poteva attribuire una causa precisa. Vale anche il contrario: trovare un fattore di rischio non significa aver individuato la causa di quell’ictus.
Che cosa puoi fare mentre la ricerca cerca risposte
L’incertezza riguarda le curve di popolazione, non l’utilità della prevenzione. Identificare e trattare l’ipertensione è una misura di prevenzione dell’ictus centrale nelle linee guida più recenti. È quindi una prevenzione già sostenuta, anche senza conoscere tutte le ragioni dell’aumento.
Valutazione, obiettivi e terapia vanno decisi caso per caso. Non esiste una cura standard valida per tutti gli under 50. Assumere per conto proprio aspirina o altri farmaci che rendono il sangue più fluido non fa parte di queste indicazioni.
Riconoscere un ictus a qualsiasi età
Questi sono segnali di ictus anche in una persona giovane, e richiedono soccorso immediato:
- debolezza improvvisa di un lato del corpo;
- difficoltà improvvisa a parlare;
- alterazioni improvvise della vista;
- perdita improvvisa dell’equilibrio;
- mal di testa improvviso e molto intenso.
Davanti a uno di questi segnali chiama subito il 112 o il 118. Non attribuirli all’età, alla stanchezza o all’ansia. Annota l’ora in cui sono comparsi.
Se i sintomi passano da soli serve comunque una valutazione urgente. Può trattarsi di un attacco ischemico transitorio, un’interruzione temporanea del flusso di sangue al cervello. Gli studi spiegano ancora solo in parte perché gli ictus nei giovani aumentino in alcuni Paesi. Davanti a un sintomo improvviso, però, la risposta è la stessa a qualsiasi età: chiamare i soccorsi.
Fonti
- Diverging Temporal Trends in Stroke Incidence in Younger vs Older People: A Systematic Review and Meta-analysis | Cerebrovascular Disease | JAMA Neurology | JAMA Network
- Key Patient Messages Primary Prevention of Stroke Clinical Practice Guideline – Professional Heart Daily | American Heart Association
- Risk Factors and Causes of Ischemic Stroke in 1322 Young Adults – PubMed
- Time trends in stroke incidence and modifiable risk factor prevalence in England (2018–2024): A record linkage population-based study | PLOS Medicine
- Prevalence of Stroke — Behavioral Risk Factor Surveillance System, United States, 2011–2022 | MMWR
- Association of Younger vs Older Ages With Changes in Incidence of Stroke and Other Vascular Events, 2002-2018 | Neurology | JAMA | JAMA Network
- 2024 Primary Prevention of Stroke Guideline – Professional Heart Daily | American Heart Association
- Signs and Symptoms of Stroke | Stroke | CDC
- Global Burden and Risk Factors of Stroke in Young Adults, 1990 to 2021: A Systematic Analysis of the Global Burden of Disease Study 2021 – PubMed
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