Ictus: una minore funzione cognitiva dopo i 60 anni è associata a un rischio maggiore

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Un punteggio basso in alcuni test di memoria e rapidità mentale può precedere un ictus, ma non significa che l’ictus sia inevitabile. In una ricerca condotta in Svezia, l’associazione è emersa soprattutto tra le persone che avevano da 60 a 69 anni all’inizio dell’osservazione.

Lo studio ha seguito 4.912 persone senza precedenti ictus, attacchi ischemici transitori o demenza. Nell’arco di circa 12 anni, in media, 572 partecipanti hanno avuto un primo ictus. I ricercatori hanno confrontato i risultati dei test cognitivi eseguiti all’inizio con gli ictus registrati negli anni successivi.

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Che cosa cambia confrontando i punteggi

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi per ciascun test, dal punteggio più basso al più alto. Nell’intero campione, chi rientrava nel gruppo con la minore rapidità nei test percettivi aveva un tasso di ictus nel tempo più alto del 40% rispetto al gruppo con i punteggi migliori. Il confronto tiene conto di altri fattori nelle analisi statistiche dello studio.

La rapidità percettiva riguarda la velocità con cui si elaborano informazioni in un test. Non è una diagnosi: un risultato più basso, da solo, non indica che una persona abbia una malattia o che avrà un ictus.

Perché l’età conta nell’interpretazione

Tra i partecipanti di 60-69 anni, le associazioni riguardavano tre misure. Rispetto a chi aveva i punteggi più alti, il gruppo con i punteggi più bassi mostrava un tasso di ictus più alto dell’86% per la funzione cognitiva complessiva, del 68% per la memoria episodica e del 66% per la rapidità percettiva. La memoria episodica è quella valutata attraverso la capacità di ricordare informazioni o eventi.

Questi sono confronti relativi tra gruppi, non probabilità individuali di avere un ictus. Lo studio riporta 572 ictus nell’intero campione, ma non quanti se ne siano verificati in ciascuno dei gruppi citati: perciò quelle percentuali non dicono quante persone in più abbiano avuto un ictus tra chi aveva un punteggio basso.

Le associazioni riportate per i 60-69enni non vanno estese automaticamente alle persone più anziane. Allo stesso tempo, dai risultati presentati non si può concludere che nelle fasce d’età successive la funzione cognitiva non abbia alcun rapporto con il rischio di ictus.

Un segnale, non una causa accertata

La ricerca ha osservato persone nel tempo, senza assegnare loro un intervento. Questo disegno permette di stabilire che i punteggi cognitivi sono stati misurati prima degli ictus, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto. I risultati non chiariscono perché alcuni punteggi più bassi siano associati a più ictus negli anni successivi.

Per te, il dato va letto come un’associazione osservata in una popolazione precisa, non come una previsione ricavabile da un singolo test. La conclusione sostenuta dal confronto è che, tra i 60-69enni esaminati, punteggi più bassi in alcune funzioni cognitive si accompagnavano a un maggior tasso di primo ictus nel periodo seguito.

Fonte: Lower Cognitive Function in People Aged 60 to 69 Years Is Associated With Future Stroke.

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