Gonfiore o grasso addominale? Come distinguerli dopo i 60 anni

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Oltre l’estetica: comprendere il cambiamento addominale dopo i 60 anni

Superati i sessant’anni, il corpo umano attraversa trasformazioni fisiologiche profonde che influenzano direttamente la composizione dell’area addominale. Spesso ci si guarda allo specchio chiedendosi se quell’aumento di volume sia dovuto a un accumulo di grasso o a un gonfiore temporaneo. La distinzione non è solo di natura estetica, ma rappresenta un indicatore fondamentale dello stato di salute metabolica e digestiva. Con il passare degli anni, il metabolismo basale rallenta e la distribuzione del tessuto adiposo tende a modificarsi a causa dei cambiamenti ormonali, come la menopausa nelle donne e il calo del testosterone negli uomini. Parallelamente, l’efficienza del sistema digerente può diminuire, rendendo più frequenti i fenomeni di fermentazione gassosa. Comprendere la natura di questo cambiamento è il primo passo per adottare le giuste contromisure e prevenire rischi per la salute a lungo termine.

Il gonfiore addominale: un fenomeno dinamico e funzionale

Il gonfiore, o distensione addominale, è caratterizzato da una sensazione di tensione e da un aumento volumetrico che tende a variare sensibilmente nell’arco della giornata. Tipicamente, chi soffre di gonfiore si sveglia con l’addome relativamente piatto per poi notare un aumento progressivo dopo i pasti. Questo fenomeno è spesso legato alla presenza di gas nell’intestino, causato da una digestione più lenta o da un’alterazione della flora batterica intestinale, condizione frequente nella terza età. Dopo i 60 anni, la motilità intestinale può ridursi e la capacità di digerire alcuni nutrienti, come il lattosio o le fibre complesse, può modificarsi. Il gonfiore è una questione di pressione interna e si manifesta spesso con una parete addominale tesa e talvolta dolente al tatto, ma che non presenta la morbidezza tipica del tessuto adiposo sottocutaneo.

Il grasso addominale: l’accumulo viscerale e i suoi rischi

A differenza del gonfiore, il grasso addominale è una condizione statica che non cambia significativamente tra la mattina e la sera. Si divide principalmente in due tipologie: il grasso sottocutaneo, che si trova appena sotto la pelle ed è quello che possiamo “pizzicare” con le dita, e il grasso viscerale. Quest’ultimo è il più insidioso, poiché si deposita in profondità tra gli organi interni. Dopo i 60 anni, la tendenza ad accumulare grasso viscerale aumenta drasticamente. Questo tessuto non è inerte, ma si comporta come un vero e proprio organo endocrino che produce sostanze infiammatorie. Un addome sporgente, duro al tatto e che non varia con i pasti, è spesso segno di grasso viscerale, un fattore di rischio accertato per patologie cardiovascolari e metaboliche come il diabete di tipo 2.

Metodi pratici per distinguere i segnali del corpo

Esistono test semplici che possono aiutare a orientarsi. Il primo è il test della variabilità temporale: se la circonferenza aumenta dopo aver mangiato e diminuisce dopo il riposo notturno, siamo probabilmente di fronte a gonfiore. Il secondo è il test della palpazione: se la zona addominale risulta morbida e può essere sollevata in pliche tra le dita, si tratta di grasso sottocutaneo. Se invece l’addome appare proiettato in avanti e risulta rigido, è molto probabile che vi sia un eccesso di grasso viscerale. Un altro indicatore importante è la presenza di sintomi associati: il gonfiore è spesso accompagnato da borborigmi, meteorismo o irregolarità intestinale, mentre il grasso addominale si associa spesso a un aumento della pressione arteriosa o a valori alterati della glicemia. Monitorare il girovita con un metro da sarta resta lo strumento di screening domestico più efficace: valori superiori a determinate soglie indicano la necessità di un approfondimento medico.

Strategie di intervento e quando consultare il medico

Affrontare queste condizioni richiede approcci differenti. Per il gonfiore, è spesso utile frazionare i pasti, masticare lentamente e identificare eventuali intolleranze alimentari, mantenendo un’idratazione costante per favorire il transito intestinale. Per il grasso addominale, la chiave risiede in un’attività fisica regolare che combini esercizio aerobico e potenziamento muscolare, utile a sostenere il metabolismo basale. È fondamentale però non sottovalutare i segnali: se il gonfiore è persistente, si associa a perdita di peso inspiegabile, dolore acuto o cambiamenti improvvisi dell’alvo, è indispensabile consultare un medico. La medicina moderna concorda sul fatto che uno stile di vita attivo e una dieta equilibrata siano le difese più potenti contro entrambe le condizioni, garantendo una longevità in salute e riducendo il carico infiammatorio sull’organismo.

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