Com’è la glicemia normale negli anziani?

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Se hai superato i 65 anni, quando guardi il referto degli esami del sangue la glicemia a digiuno si legge con gli stessi numeri usati per un quarantenne.

Esistono però valori più alti pensati per le persone anziane, e da qui nasce spesso la confusione… ma quei valori riguardano chi ha già il diabete ed è in cura. Non servono a stabilire se la glicemia di una persona senza diabete sia normale.

Le domande, quindi, sono due.

  1. La prima serve alla diagnosi: il mio valore è nella norma, oppure indica prediabete o diabete?
  2. La seconda riguarda la cura: se ho il diabete, fin dove conviene abbassare la glicemia senza correre rischi?

Le risposte usano numeri diversi, e la seconda dipende dallo stato di salute complessivo più che dall’età.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA

Il valore a digiuno si legge allo stesso modo a ogni età

Per un anziano senza diabete noto, una glicemia plasmatica a digiuno inferiore a 100 mg/dL rientra nella norma. Tra 100 e 125 mg/dL si parla di alterata glicemia a digiuno, una delle forme di prediabete. Da 126 mg/dL in su si raggiunge la soglia diagnostica del diabete.

Queste soglie non aumentano con l’età. Valgono per un prelievo di sangue analizzato in laboratorio, dopo almeno otto ore senza mangiare. Un valore di 120 mg/dL a digiuno, a 75 anni, cade nella fascia dell’alterata glicemia a digiuno esattamente come a qualsiasi altra età.

Anche il momento della misurazione conta. Un valore misurato dopo un pasto va interpretato con criteri diversi da quelli del digiuno. Lo stesso vale per la curva da carico di glucosio, un test specifico in cui si beve una quantità definita di zucchero e si controlla la glicemia dopo due ore. Quel risultato appartiene a quell’esame e va letto solo in quel contesto.

Un solo esame alto chiede una conferma

Un valore isolato di glicemia a digiuno di almeno 126 mg/dL va di norma confermato da un secondo risultato anomalo prima di parlare di diabete. Fa eccezione il caso in cui l’iperglicemia è inequivocabile. La conferma può arrivare ripetendo lo stesso esame oppure da un test diagnostico diverso.

Il glucometro di casa è utile a chi è già in cura, ma non sostituisce gli esami necessari per la diagnosi. Se una misurazione fatta a casa ti preoccupa, il passo sensato è un prelievo in laboratorio, da valutare poi con il medico. Un risultato fuori norma va comunque discusso con lui.

Dopo i 70 anni anche un valore tra 100 e 125 mg/dL si legge con attenzione. In uno studio su persone oltre quell’età, il ritorno a valori normali o il decesso erano più frequenti della progressione al diabete. Il prediabete in età avanzata, quindi, ha un esito aperto. Il dato è osservazionale e va considerato insieme al resto: resta un risultato da discutere, senza allarmismi.

Con il diabete l’obiettivo dipende dalla salute generale

Qui entrano in gioco i numeri più alti. Per chi ha il diabete ed è in terapia, abbassare troppo la glicemia comporta un rischio concreto, l’ipoglicemia. Per questo l’American Diabetes Association propone obiettivi orientativi diversi a seconda delle condizioni di salute. Sono riferiti alla glicemia a digiuno o prima dei pasti:

  • persona anziana con diabete, poche altre malattie e funzioni cognitive e fisiche conservate: 80–130 mg/dL;
  • salute complessa o intermedia, per esempio più malattie insieme o limitazioni cognitive o funzionali: 90–150 mg/dL;
  • salute molto compromessa: 100–180 mg/dL, con la priorità di evitare sia l’ipoglicemia sia l’iperglicemia che dà sintomi.

Sono obiettivi di cura, non valori normali. Nascono da un consenso clinico che cerca un equilibrio fra rischi e benefici, e vanno adattati alla singola persona. Gli studi a lungo termine su quanto convenga intensificare il controllo glicemico negli anziani sono pochi. Contano la fragilità, il rischio di ipoglicemia e il peso della terapia più dell’età anagrafica.

Anche la fascia più permissiva ha un limite. Tenersi lontani dall’ipoglicemia significa comunque prendere sul serio valori alti che durano nel tempo o che danno disturbi.

Oltre alla glicemia misurata al momento, il controllo del diabete si valuta con l’emoglobina glicata. Questo esame dà un quadro complessivo del controllo glicemico. Per chi è in buone condizioni l’obiettivo orientativo è restare sotto il 7–7,5%. In alcune situazioni più complesse si può arrivare sotto l’8%.

Quando la salute è molto compromessa, le decisioni si basano principalmente su altri elementi. La glicata diventa anche poco attendibile in caso di insufficienza renale, perdite di sangue, trasfusioni o terapie che modificano il ricambio dei globuli rossi.

Il limite da sorvegliare verso il basso

Per una persona con diabete, una glicemia sotto i 70 mg/dL è una soglia di allerta per ipoglicemia, anche quando non dà sintomi. Il rischio riguarda soprattutto chi assume insulina o altri farmaci che possono abbassare troppo la glicemia.

Un valore sotto i 54 mg/dL va gestito subito e richiede di rivedere la terapia con il medico. Se durante un episodio di ipoglicemia la persona ha avuto bisogno dell’aiuto di altri, si tratta di un segnale di urgenza. Anche le ipoglicemie più lievi vanno riferite al medico. Le dosi dei farmaci si modificano solo insieme a lui.

Rispondere alla domanda iniziale richiede quindi di sapere una cosa prima ancora di guardare il numero: se il diabete c’è oppure no. Senza diabete, la glicemia normale a digiuno di un ottantenne è la stessa di chiunque altro. Con il diabete, un valore più alto può essere un obiettivo ragionevole, perché la cura deve evitare anche il pericolo opposto, quello di scendere troppo.

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