Glicemia alta al mattino? Ecco cosa succede davvero mentre dormi

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Una glicemia alta al risveglio non dipende soltanto dalla cena e non significa necessariamente che tu abbia commesso errori. Anche durante il digiuno il fegato rilascia glucosio; nelle ore che precedono il risveglio, poi, variazioni ormonali e circadiane possono aumentare il fabbisogno di insulina. Per capire che cosa sta succedendo non basta il dato del mattino: occorre osservare come cambia la glicemia durante la notte.

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I diversi andamenti notturni

Se la glicemia è già elevata prima di coricarsi e rimane tale, possono avere un ruolo la quantità, la composizione o l’orario della cena e dello spuntino. Un’altra possibilità è che la terapia non copra adeguatamente quel periodo. Questa lettura, però, è solo un orientamento: alimentazione, durata d’azione dell’insulina, aderenza alla terapia e variabilità individuale devono essere considerate insieme.

Se il valore aumenta progressivamente nel corso della notte, può esserci una copertura insufficiente dell’insulina basale. Quando invece l’incremento si concentra nella parte finale della notte, una spiegazione frequente è il fenomeno dell’alba.

In questo caso il fegato aumenta la produzione di glucosio proprio mentre l’organismo ha bisogno di più insulina o risponde meno efficacemente a quella disponibile. Il fenomeno è comune nel diabete, ma intensità e orario possono variare da persona a persona e persino tra una notte e l’altra. Non è corretto attribuirlo automaticamente al solo cortisolo: sono coinvolti più ormoni, la sensibilità all’insulina e la capacità dell’organismo di produrne una quantità sufficiente.

E se ci fosse un’ipoglicemia notturna?

Un calo notturno della glicemia non va escluso, soprattutto in chi usa insulina. Non è però corretto concludere che una glicemia mattutina elevata sia sempre un “rimbalzo” successivo all’ipoglicemia.

Il cosiddetto effetto Somogyi, inteso come spiegazione generale di questo andamento, non è sostenuto in modo uniforme dalle evidenze moderne. Sono stati osservati episodi nei quali un’ipoglicemia è seguita da un valore alto, ma possono contribuire anche l’assunzione di carboidrati per correggere il calo, le dosi insuliniche e altri fattori. Sintomi come sudorazione, incubi o mal di testa, da soli, non dimostrano che durante la notte si sia verificata un’ipoglicemia.

Un peggioramento improvviso dell’intero profilo glicemico richiede poi di considerare malattie o infezioni, stress fisico, dosi mancate o insufficienti e farmaci che aumentano la glicemia, in particolare i glucocorticoidi.

Come ricostruire ciò che accade

La strategia più utile è confrontare, per più notti, i valori prima di coricarsi, nel cuore della notte e al risveglio. Se utilizzi un sensore, l’analisi di più notti di monitoraggio continuo può mostrare aumenti o cali invisibili osservando soltanto il dato mattutino.

La frequenza delle misurazioni deve essere adeguata al tipo di diabete e alla terapia. Porta le registrazioni al team diabetologico, insieme agli orari di pasti, farmaci e insulina: questa sequenza aiuta a scegliere eventuali modifiche in modo mirato.

Non aumentare autonomamente l’insulina basale basandoti sul solo valore al risveglio. Una dose maggiore potrebbe abbassare il dato mattutino ma provocare un’ipoglicemia nella prima parte della notte. Anche eliminare la cena o tutti i carboidrati serali non è una soluzione universale.

Se non hai una diagnosi di diabete

Una singola misurazione domiciliare elevata non permette di diagnosticare diabete o prediabete. Servono esami di laboratorio e, in assenza di sintomi inequivocabili, la conferma di un risultato diagnostico.

Chi è a rischio di chetoacidosi deve prestare particolare attenzione all’iperglicemia associata a malattia, dosi insuliniche mancate, nausea, vomito, dolore addominale, disidratazione o alterazioni mentali. In queste circostanze è indicato il controllo dei chetoni e serve una valutazione tempestiva. Vomito persistente, impossibilità a bere, chetoni o glicemia che non migliorano e confusione richiedono assistenza immediata. L’insulina non va sospesa o modificata autonomamente.

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